Le foto ufficiali che ritraggono il segretario di Stato USA Marco Rubio con Leone XIV mostrano un clima disteso, un Papa quasi divertito alla presentazione dei doni da parte del capo della diplomazia degli Stati Uniti. Il tutto, nonostante la tensione provocata dagli attacchi del presidente USA Donald Trump al Papa, e alla sua politica estera – attacchi considerati “strani” anche dal Cardinale Pietro Parolin. Non sappiamo, però, come sia andato l’incontro personale tra il Papa e Rubio, se non da un comunicato del Dipartimento di Stato USA.
L’ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede ha diffuso sui suoi social il cosiddetto readout (comunicato) del Dipartimento di Stato USA sulla visita di Rubio in Vaticano. Si legge nei post che “il Segretario di Stato Marco Rubio ha incontrato oggi Sua Santità Papa Leone XIV per discutere della situazione in Medio Oriente e di argomenti di interesse comune nell’emisfero occidentale. L’incontro ha sottolineato la solida relazione tra gli Stati Uniti e la Santa Sede e il loro comune impegno a promuovere la pace e la dignità umana”.
Per quanto riguarda l’incontro in Segreteria di Stato, l’ambasciata sottolinea che Rubio e il Cardinale Parolin hanno discusso di “priorità condivise”.
Certo che Santa Sede e Stati Uniti non vivono la primavera della relazioni, ci sono molti temi in cui c’è una discordanza totale, a partire dalle questioni di pace che hanno visto la Santa Sede come un avvocato inesorabile dei diritti dei popoli e gli Stati Uniti come propugnatori dell’idea che si debba fare tutto quanto è necessario quando ci si trovi di fronte ad una minaccia internazionale, vera o presunta che sia. Certo anche, però, che il dialogo tra le due parti resta imprescindibile, e che comunque ci sono anche temi sui quali Santa Sede e amministrazione Trump trovano dei punti in comune.
Uno dei temi che Rubio ha anticipato prima del viaggio è quello della libertà religiosa minacciata, specialmente in Africa. Ed è vero che gli Stati Uniti hanno inserito la Nigeria tra gli Stati di particolare preoccupazione per via delle frequenti violazioni sulla libertà religiosa. È un tema su cui l’amministrazione USA e la Santa Sede possono avere dei punti in comune.
Ma il grande tema è Cuba, che pure non compare nelle comunicazioni dell’ambasciata USA, ma di cui il Segretario di Stato USA ha parlato abbondantemente nella conferenza stampa pre-viaggio in Italia e Vaticano.
Per Rubio, la situazione a Cuba è “inaccettabile”, ha detto in una conferenza stampa prima del viaggio in Italia. Il Segretario di Stato USA ha anche aggiunto che gli Stati Uniti vorrebbero dare più aiuti al popolo cubano attraverso la Chiesa. Ma resta il fatto che, dal 29 gennaio, Cuba è dichiarata una minaccia dagli Stati Uniti, accusata di dare rifugio a criminali transnazionali e di essere al centro di un traffico di droga nei Caraibi. In questo senso, anche l’operazione degli Stati Uniti in Venezuela è stata giustificata con una accusa di narcotraffico internazionale contro il presidente venezuelano Maduro.
La Santa Sede ha mediato il disgelo tra Cuba e Stati Uniti nel 2014, in quello che è stato uno dei grandi successi della diplomazia pontificia negli ultimi anni. Negli ultimi due anni, la Santa Sede ha mediato per la liberazione di diversi prigionieri politici a Cuba, mentre la isla cerca di ridefinirsi in una transizione economicamente complessa. Gli Stati Uniti hanno anche bloccato l’invio di carburante a Cuba, e una risoluzione del congresso che definiva questa scelta come un atto di guerra è stata respinta da una solida maggioranza governativa.
La Santa Sede aveva anche provato a mediare per evitare l’attacco degli Stati Uniti al Venezuela, senza successo. Tutto questo rimaneva sullo sfondo della visita di Rubio in Vaticano.
Rubio, per essere chiari, non è venuto per risolvere la presunta crisi creatasi con le dichiarazioni del presidente USA Donald Trump su Leone XIV, seguite da un attacco frontale del vicepresidente JD Vance, che era arrivato a dire che il Papa deve stare attento quando parla di questioni teologiche. E questo perché, al di là dell’opinione di Trump, la Santa Sede prosegue nel suo impegno per la pace e per lo sviluppo umano integrale, come ha sempre fatto, senza cadere in discorsi politici: il Papa è stato molto chiaro su questo.
La visita di Rubio si instaura più che altro nella necessità degli Stati Uniti di mostrare una buona relazione bilaterale con il Papa americano, in attesa di una visita del Papa che però non dovrebbe avvenire prima del prossimo anno.






