“Le immagini della Flotilla non sorprendono del tutto chi conosce da vicino questa terra, ma ogni volta feriscono, perché mostrano qualcosa che va oltre il singolo episodio. Non sono semplicemente scene di tensione: rivelano un clima, un modo di guardare l’altro che si è progressivamente deteriorato. È questo, forse, l’aspetto più preoccupante: non tanto il fatto in sé, quanto ciò che lo rende possibile”. Lo afferma, in un’intervista al Corriere della Sera, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme.
“Con il cessate il fuoco – aggiunge – il Santo Sepolcro è aperto e non ci sono restrizioni, anche se il clima in generale resta teso in certe parti della città”. “Dopo anni di conflitto – prosegue Pizzaballa – , di tensioni non risolte, di attese frustrate, le società rischiano di smarrire la capacità di immaginare un futuro diverso. E quando la speranza si affievolisce, cresce la tentazione di chiudersi, di difendersi, persino di indurirsi. In questo senso, il disprezzo è spesso il volto esterno di una delusione profonda. Da qui nasce la sensazione che certe derive possano diventare distruttive anche dall’interno”.
“Non esistono soluzioni immediate – afferma ancora -. Ma una strada possibile consiste nel tornare a uno sguardo più realistico e più umano sulla realtà, senza negarne la complessità e le ferite, ma senza nemmeno cedere alla logica della contrapposizione permanente. Significa, in concreto, ricostruire lentamente relazioni, custodire il valore della parola, educarsi a riconoscere nell’altro non solo una minaccia ma una presenza con cui fare i conti” conclude il patriarca di Gerusalemme.





