I dati sulla salute mentale dei giovani ”sono eloquenti e, per molti versi, allarmanti” e ”in molti contesti rimangono senza diagnosi e senza trattamento adeguato, soprattutto là dove le condizioni di vulnerabilità socioeconomica sono più acute”. Lo ha evidenziato il segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, intervenuto al convegno internazionale ‘Mappe di speranza per un’agenda educativa regionale: salute mentale, tecnologie digitali ed educazione’ in corso oggi e domani alla Casina Pio IV in Vaticano. Di fronte alla tentazione di ”ridurre il problema a una questione clinica, delegandolo esclusivamente al sistema sanitario”, il cardinale Parolin ha ricordato che la ”Chiesa ha sempre insegnato che la persona umana è un’entità inscindibile di corpo, mente e spirito” per poi definire ”mutilata” una visione educativa che trascuri una di queste dimensioni. Sarebbe ”incapace di rispondere alla pienezza del bisogno umano”.
Di contro, si deve ribadire ”la necessità di riconoscere e coltivare questa unità: di offrire ai giovani non soltanto competenze e conoscenze, ma anche gli strumenti per comprendere sé stessi, per gestire le proprie emozioni, per costruire relazioni significative, per trovare un senso alla propria esistenza”. Parolin ha affrontato anche la questione del rapporto tra educazione e tecnologie digitali, ricordando che ”l’esposizione intensiva agli ambienti digitali, soprattutto in assenza di adeguati strumenti critici e di accompagnamento educativo, può generare effetti profondamente negativi sulla salute mentale dei giovani”. Parolin ha parlato di ”frammentazione dell’attenzione, dipendenza dagli schermi, cyberbullismo, isolamento sociale, sovraccarico informativo, esposizione a contenuti inadeguati o dannosi”.






