Il Papa da Barcellona questa mattina si è trasferito a Las Palmas de Gran Canaria. Arrivato alla base aerea di Gran Canaria-Gando intorno alle 10.40 di Roma è stato accolto da parte di alcune autorità locali. Il Papa trascorrerà queste ultime giornate del suo viaggio in Spagna presso le Isole Canarie, un grande arcipelago situato nell’Oceano Atlantico, al largo dell’Africa nord-occidentale, composto da sette isole maggiori e altre isolette minori, tutte di origine vulcanica, che formano una Comunità Autonoma della Spagna. L’attenzione di oggi va subito ai migranti.
Infatti la prima tappa del Papa alle Canarie è il Porto di Arguineguín, sulla costa a sud dell’isola di Gran Canaria che viene chiamato ancora il “Porto della vergogna” perché nel 2020 arrivarono, nel giro di una settimana, circa 3.000 migranti che trovarono moltissime difficoltà.
Era appena scoppiata l’emergenza sanitaria legata al Coronavirus. Dalla Mauritania e dal Senegal, dal Marocco e dal Sahara, numerosi migranti raggiunsero le coste a bordo di imbarcazioni di fortuna. A causa della pandemia, però, nessuno poteva accedere al porto: solo la Caritas si organizzò per prestare soccorso ai naufraghi, fornendo cibo e materiale sanitario. Le Isole Canarie rappresentano infatti uno dei punti di approdo all’Europa più vicini al continente africano. Oggi Papa Leone XIV ha scelto di incontrare tutte le realtà che, ogni giorno, sono impegnate nell’accoglienza e nell’assistenza ai migranti.
Il Papa viene accolto dal Vescovo di Islas Canarias, Monsignor José Mazuelos Pérez, dall’Amministratore delegato di Puertos Canarios (Governo delle Isole Canarie), José Gilberto Moreno García, dal Sindaco di Mogán, Onalia Bueno García, dal Vicario episcopale del Vicariato del Sud, don Antonio Juan López González, dal Vicario della Pastorale sociale e dello sviluppo umano, don José Ramón González Santana, dal Direttore della Caritas diocesana delle Canarie, don Gonzalo Marrero Rodríguez, e dal Delegato per la pastorale dei migranti, don Víctor Domínguez González.
“Oggi, in riva al mare, la Parola diventa concreta: qui giungono tante vite ferite, spogliate di quasi tutto, ma mai della loro dignità. Qui il Vangelo ci strappa dal posto comodo dello spettatore e ci pone di fronte al fratello che arriva. Ci chiede se abbiamo saputo riconoscere Cristo in coloro che sbarcano segnati dalla paura, dalla fame e dalla violenza, dopo il deserto, la notte e il mare”, dice il Papa ai presenti in lingua spagnola.
Il messaggio di Papa Leone XIV alle Canarie è chiaro: nessuno può dimenticarsi di questi uomini e di queste donne: “Vi sono persone soccorse in mare e corpi senza vita recuperati dalle acque. Per questo il Successore di Pietro non può disinteressarsi di questi approdi. La Chiesa non può ignorare queste acque, né alcun luogo dove la fame, la sete, la violenza, la paura o l’esilio continuano a ferire la dignità umana. I discepoli di Gesù non possono considerare estraneo il clamore di chi grida dalla notte”.
Il Papa parla poi di alcuni mostri in particolare: “Anche oggi esistono mostri che si aggirano in questi mari: mafie che trafficano nella disperazione, trafficanti che riducono in schiavitù donne e bambini e l’indifferenza di molti che permette i poveri siano inghiottiti dallo sfruttamento o dall’oblio”.
Ma c’è la nostra speranza, Gesù. “Crediamo in un Dio che soggioga il caos, pone un limite al male e apre una via quando sembra prevalere la morte. Così ne ha fatto esperienza il popolo d’Israele, attraversando il Mar Rosso per uscire dalla schiavitù. Lì dove Cristo ordina al mare di tacere, la Chiesa non può rimanere muta di fronte a coloro che sono abbandonati alle sue acque.”, dice il Papa a gran voce.
Per il Papa si tratta di “essere presenti là dove l’essere umano soffre, dove le risorse non bastano e non c’è una lingua comune, ma dove ancora possono parlare i gesti”.
Durante l’incontro Papa Leone XIV ascolta anche alcune testimonianze: tra queste c’è quella di Blessing, nigeriana, una donna costretta a lasciare il suo paese, una donna vittima di tratta e di sfruttamento come molte altre purtroppo. “Vorrei che questo messaggio arrivasse a te Blessing e a tante donne vittime della tratta e dello sfruttamento: se altri hanno dato un prezzo al tuo corpo, Dio non ha mai smesso di guardarti come una persona di valore inestimabile. Se hanno voluto rinchiuderti in un passato di dolore, Dio continua a pronunciare su di te una promessa di futuro. Se ti hanno trattata come una cosa, la Chiesa vuole dirti oggi: sei figlia e sorella, sei una benedizione. La tua vita non appartiene a chi ti ha fatto del male; il tuo corpo non appartiene a chi si è approfittato di te; i tuoi giorni non appartengono a chi ha voluto incatenarli alla paura! La tua vita appartiene a Dio e conserva una dignità che nessuno può strapparti. E noi vogliamo camminare con te, finché quella verità non tornerà a farsi sentire, più forte del dolore”, queste le parole di coraggio e conforto del Pontefice ai migranti delle Canarie e del mondo.
“Non consegnate la vostra esistenza a chi la mercanteggia. Non credete a chi promette paradisi facili, in cambio del vostro corpo, del denaro, del silenzio o della vostra libertà. Quelle false promesse sono “canti delle sirene”, sono industrie di morte. Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante. La dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera..”, l’appello di Papa Leone XIV.
Al termine, prima di recarsi presso l’edicola della Vergine del Carmelo per la benedizione di una croce realizzata con il legno di un’imbarcazione di migranti, il Papa offre un omaggio floreale in memoria delle vittime delle migrazioni via mare. Un minuto di silenzio, di preghiera e riflessione.
Il discorso del Papa è dunque un forte richiamo alla dignità dei migranti, alla lotta contro la tratta di esseri umani e alla responsabilità condivisa di Stati, istituzioni e società civile nell’affrontare il fenomeno migratorio. E anche e soprattutto la Chiesa deve stare in prima linea su queste frontiere.






