Altro giorno, l’ultimo del suo viaggio apostolico in Spagna. Altra celebrazione eucaristica. Questa volta lo scenario è diverso: nessuno stadio bensì un porto vicino al mare. Allo sconfinato mare. Si tratta del porto di Santa Cruz de Tenerife. Dopo aver avuto l’incontro con i migranti ospiti del Centro di accoglienza Las Raíces e dopo l’incontro in Plaza de Cristo per con le realtà di integrazione dei migranti , papa Leone si è poi recato alla Casa Vescovile e dal balcone del palazzo ha voluto salutare tutti i presenti. Una frase, colpisce molto, di questo momento. Assai significativo: “Siamo riconoscenti a Dio per il dono della vita”. Un dono – che per il pontefice – vuol dire soprattutto avere “capacità di amare e di essere amati”.
E tutto ciò è possibile viverlo nella celebrazione eucaristica: quella capacità di amare nel luogo privilegiato in cui è possibile sentirsi amati da Dio, con il dono dell’Eucaristia. Così come doni sono anche il sole, il blu del mare che fa da “scenografia” a questa Santa Messa nella solennità del Sacro Cuore di Gesù. Ed è proprio il mare che suscita nel pontefice le prime parole – dopo il consueto ringraziamento per questo viaggio che volge al termine – che arrivano dritte negli animi di chi ha partecipato alla Santa Messa: “Davanti a noi il mare richiama l’infinito e così anche il cielo,ma infinito è soprattutto il desiderio che unisce il cuore di Dio a tanti cuori umani, le cui gioie e speranze, tristezze e angosce trovano eco nel cuore della Chiesa”. Il mare. Il cielo. Ancora oggi, papa Leone XIV sembra divenire un poeta: il poeta del Vangelo. E la poesia – si sa – guarda al mondo umano soprattutto. E così il pontefice ribadisce che “nessun essere umano è un’isola”. L’essere umano è fatto per l’incontro e “non c’è ostacolo, distanza, pericolo o minaccia che possa impedire a ciascuno il suo viaggio” ribadisce papa Leone XIV.
Un viaggio che non è solo fisico, ma soprattutto del cuore che può chiamare ciascuno all’intima “chiamata all’esodo e all’incontro”. Ed è il Cuore di Gesù a rivelarci “come non perderci, però, in un dinamismo sterile”. Fa un richiamo a papa Francesco, nella sua omelia, il pontefice: ricorda le parole della Laudato si’ . Molte persone troppo presenti nell’essere occupate non si accorgono che così facendo possono “travolgere tutto ciò che hanno intorno a sé. Questo incide sul modo in cui si tratta l’ambiente”. E papa Leone XIV, allora, dopo questo si sofferma su ciò: “Sono parole che interrogano anche la vocazione turistica di Tenerife, sia riguardo al cuore di chi sceglie ricordo di trascorrere qui un periodo di vacanza, sia per chi vive e lavora sull’isola a contatto con ospiti da tanti Paesi del mondo”. E si domanda, domanda: “Che cosa cerca il cuore umano? Come rispondere alla sua sete in modo non ingannevole?” Rimane importante – in tutto ciò – “specialmente per chi si lascia orientare dal Vangelo, non ridurre tutto a commercio e profitto”.
E al Vangelo fa riferimento papa Leone XIV, a un Vangelo soprattutto dei poveri. Ed è proprio a loro, “ai minimi”, a chi è incapace magari “di pensiero e di parola” “che Dio ha rivelato sé stesso. Li ha arricchiti di ciò che resta nascosto a chi è circondato di ammirazione e successo” ricorda papa Leone XIV. Con l’”Esortazione apostolica Dilexi te” il pontefice – ricorda egli stesso – ha voluto “porre attenzione a tale posto privilegiato dei poveri nella Rivelazione divina e nella missione della Chiesa”. E’ questo è un “mistero”: un mistero che “risuona in modo del tutto specifico in queste isole, al centro di rotte migratorie che le rendono luogo di prima accoglienza di fratelli e sorelle il cui viaggio è in genere esposto a pericoli e violenze inenarrabili” . Sono sempre i poveri – ricorda papa Leone XIV – “fonte di saggezza”.
E, infine, un ringraziamento alla popolazione di Tenerife: “Grazie per ciò che siete e per ciò che fate, rendendo quest’isola un luogo in cui incontrare il cuore di Cristo nel volto amico e accogliente di persone e comunità fraterne”. E un’esortazione: “Abbiate particolare attenzione agli adolescenti e ai giovani, ricchi e poveri, residenti e ospiti: hanno bisogno di essere conosciuti con uno sguardo che vede oltre le apparenze e riconosce la profondità del loro cuore inquieto, non di rado già orientato, magari inconsapevolmente, al Regno di Dio e alla sua giustizia”.
Alla fine della celebrazione, è il vescovo di San Cristóbal de La Laguna (Tenerife), monsignor Eloy Alberto Santiago Santiago, a pronunciare i ringraziamenti per questo viaggio apostolico tanto atteso: “È stato un momento di grazia per questa Chiesa particolare che si trova al crocevia tra Europa, America e Africa. Questa piccola e umile Chiesa nivariense che – accogliendo il suo invito nell’Esortazione apostolica Dilexi te – vuole essere Chiesa delle Beatitudini, Chiesa che fa spazio ai piccoli e cammina povera con i poveri, luogo in cui i poveri hanno un posto privilegiato”. Il papa ha fatto dono, dopo queste parole, di un calice. Ma poi anche alcune parole da parte del papa in cui ha ringraziato Dio per questo viaggio. Ricorda i luoghi che ha visitato e si dice veramente commosso per tutta l’accoglienza ricevuta. “Da questo porto che porta il nome della Santa Croce” il papa pensa alle tante ferite del mondo. E, infine, un’esortazione: “Alziamo lo sguardo”, che è poi il motto di questo viaggio. E in conclusione aggiunge: “Amati fratelli grazie di cuore, rimaniamo uniti nella preghiera”.
Il popolo di Tenerife saluta papa Leone XIV che si appresta a partire alla volta di Roma. (ACI Stampa).






