Oggi il Papa dedica ancora una volta il suo tempo ai migranti. Lo fa a Tenerife, nel suo ultimo giorno di viaggio. Il Pontefice, da Gran Canaria, si trasferisce in auto al Centro di accoglienza Las Raíces per l’incontro con i migranti lì ospitati.
Il Centro di accoglienza Las Raíces è una struttura di accoglienza temporanea per migranti situata in un’ex caserma militare nel Comune di La Laguna, a Tenerife. È una delle strutture principali gestite dal Ministero spagnolo dell’Inclusione e dalle ONG per gestire l’emergenza sbarchi della Ruta Canaria. Sono presenti circa 600 migranti.
Giunto a destinazione, Papa Leone XIV viene accolto dal Direttore del Centro di accoglienza Las Raíces. Dopo le parole di benvenuto del Vescovo di San Cristóbal de La Laguna, Tenerife, Monsignor Eloy Alberto Santiago Santiago, della Ministra dell’Inclusione, della Sicurezza Sociale e delle Migrazioni e le testimonianze di due migranti, il Papa rivolge un saluto ai presenti in lingua francese.
“Oggi nella Chiesa celebriamo la solennità del Sacro Cuore di Gesù, che per i cristiani rappresenta l’amore misericordioso e infinito di Dio per ogni essere umano. In questo contesto, è provvidenziale poterci incontrare, vederci e soprattutto sapere che, al di là del nostro luogo di provenienza, l’amore di Dio non conosce confini, non fa distinzioni, si dona a tutti e ci raccoglie nell’unità. Vedendo i vostri volti e ascoltando le vostre testimonianze, penso ai vostri cuori, feriti da tante difficoltà ma anche consolati dall’amore ricevuto grazie ad altri cuori aperti, generosi e misericordiosi. Il Cuore di Cristo ha sofferto ed è stato trafitto per amore, ed è stato anche consolato da persone compassionevoli che si sono avvicinate per alleviare il suo dolore”, dice il Pontefice in lingua francese davanti ai migranti.
“Cari fratelli e sorelle, tutti — in qualche modo — siamo migranti, tutti siamo pellegrini in cammino verso la patria celeste. Aiutiamoci a fare di questo viaggio un evento più umano per tutti, offrendo ciò che è alla portata di ciascuno. In questo senso, ringrazio per la collaborazione da parte del Governo, delle diverse istituzioni e di tanti uomini e donne di buona volontà, che rendono possibile questo concreto aiuto umanitario, che restituisce speranza e dignità a tante persone”, commenta ancora il Pontefice.
Poi un riferimento al nome del centro che in italiano significa radici. “Mi ha colpito il nome del vostro Centro di accoglienza, che si chiama “Le Radici”. Al mio Predecessore, il caro Papa Francesco, che desiderava tanto poter essere con voi, piaceva usare l’immagine delle radici per indicare la necessità di non dimenticare le origini, di rimanere uniti e di confidare nel Signore”, conclude Papa Leone XIV.
Al termine, il Pontefice visita una tenda e saluta alcuni migranti. Poi incontra chi si occupa di loro, le realtà che ogni giorno provvedono ai loro bisogni. Infatti Papa Leone XIV lascia il Centro Las Raíces e raggiunge in auto la Plaza de Cristo per l’incontro con le realtà di integrazione dei migranti.
Dopo un canto, le parole di benvenuto del Vescovo di Tenerife e le testimonianze di un sacerdote venezuelano e di tre migranti, il Papa anche a loro rivolge un discorso in spagnolo.
“È un piacere per me condividere questo momento con voi qui, a San Cristóbal de La Laguna, sede di questa diocesi. Mi ha colpito ciò che è stato detto di questa città: che è una città senza mura, una città aperta. Forse questo particolare ci aiuta a capire che le barriere più difficili da abbattere non sono sempre di pietra. A volte si trovano nello sguardo, nella paura o nell’indifferenza. Il mare, che circonda queste isole, ci porta storie che non sempre sappiamo leggere: storie di dolore, di speranza e di ricerca. In una città senza mura, anche il cuore è chiamato ad aprirsi per accoglierle. Per questo dobbiamo imparare il linguaggio della vicinanza, quello che si capisce più con le mani che con le parole”, dice il Papa nel suo secondo discorso di oggi.
Per il Papa “la nostra presenza vuole testimoniare che la solidarietà nasce dal riconoscimento della dignità umana e va oltre ogni concessione riduttiva o semplice atto di filantropia. È chiamata a impegnarsi e a prendere la forma di un processo. L’accoglienza apre la porta; l’integrazione aiuta a varcare la soglia. L’assistenza mette un balsamo sulla ferita e l’integrazione ricostruisce il futuro”.
“Integrare è un cammino reciproco: chi arriva impara ad abitare una terra nuova, e chi accoglie impara ad allargare la propria casa senza diluire la propria identità né chiudere il cuore all’incontro. A voi, cari fratelli migranti, spetta una parte nobile e necessaria di questo cammino: aprirvi con fiducia alla comunità che vi accoglie, imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi, partecipare alla vita comune e offrire con gratitudine i vostri doni”, il consiglio del Papa ai migranti.
“Dopo viaggi difficili e, a volte, diversi tentativi – come nel caso di Khalid –, cercano qualcuno che dica loro, con i gesti prima che con le parole: la tua vita non è uno scarto, la tua sofferenza non è invisibile, la tua dignità non si è dissolta nelle acque che hai attraversato – come ci diceva Mbacke. Ma cercano anche qualcos’altro: una possibilità concreta di ricominciare, di imparare, di lavorare, di servire, di partecipare, di non rimanere rinchiusi per sempre nella condizione di vittime”, dice il Papa rispondendo alle domande che ha ascoltato.
Per il Pontefice “chi arriva nelle nostre parrocchie ha bisogno di pane, di un tetto, di una lingua, di lavoro e di protezione; e deve anche trovare una comunità capace di offrire, con la testimonianza della vita e della parola, percorsi per conoscere Gesù Cristo, rispettando sempre la coscienza e la libertà di ogni persona”.
“Chi arriva nelle nostre parrocchie ha bisogno di pane, di un tetto, di una lingua, di lavoro e di protezione; e deve anche trovare una comunità capace di offrire, con la testimonianza della vita e della parola, percorsi per conoscere Gesù Cristo, rispettando sempre la coscienza e la libertà di ogni persona”, dice chiaramente Papa Leone XIV.
“Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina (cfr 2Cor 5,10). Spezzate quelle catene e liberate coloro che tenete sotto il vostro dominio (cfr Is 58,6). Restituite ciò che avete sottratto e riparate quanto potete. Ritornate finché c’è ancora tempo, perché la misericordia di Dio può raggiungere anche il peccatore più incallito”, l’appello forte del Papa a Tenerife.
Al termine dell’incontro, il Pontefice, in golf-cart, compie un giro tra i fedeli e poi si trasferisce alla Casa Vescovile. Lungo la strada, saluta alcuni malati, i rappresentanti di taluni Istituti religiosi e i fedeli. Arrivato, quindi, alla Casa Vescovile, Papa Leone XIV saluterà dal balcone la Comunità cattolica locale.






