Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Era nutrito [Gesù] e allevato dalla santa Vergine e cresceva in età e virtù, era amato da tutti per i suoi rari costumi, obbediente alla Madre e a Giuseppe, aiutando loro a far i servizi di quella povera casa (I 379).
L’obbedienza è l’esecuzione di quanto viene comandato da chi ha autorità nei vari ambiti della vita sociale, come anche l’adesione a un’ideologia, a una direttiva politica. Per i religiosi, in particolare, è l’atteggiamento e il sentimento proprio di chi si conforma al comando: non basta cioè compiere l’azione, ma aderire interiormente alla volontà di chi l’ha richiesta. Vediamo ora alcune fra le tante occorrenze considerate da fra Tommaso.
«Io sono Dio di verità, il quale seppi formare i cieli, sole, luna, terra, mare, e tutte le cose sono a me soggette e ubbidienti; solo gli eretici e peccatori mi sono ribelli» (III 174). «[Giuseppe] conferendo con Maria i suoi pensieri come bisognava andar in Betlemme per obbedire all’editto di Cesare e che la voleva menar con esso, consentì Maria alla volontà dello sposo suo» (I 148).
«[Gesù] da tutti era riverito perché vedevano i segni e miracoli grandi […]: e tutto in propria virtù, perché comandava ai venti, al mare, ai monti, alle infermità, ai demoni, alle pietre e altre cose insensibili, e il tutto gli obbediva» (I 383). «O Padre eterno, rimirate ora il vostro Figlio, il quale è unito a voi, lo stesso con voi, obbediente alla maestà vostra di un’obbedienza tanto amara» (I 241). «Maria, la quale impera, domina, comanda dopo Dio e da tutte le creature è ubbidita, e sino dai demoni, perché, avendogli spezzato il capo con il calcagno, li tiene schiavi, soggetti» (II 595). «A guisa di un padre di famiglia, il quale, avendo da far lungo viaggio, corregge i suoi cari figli, dando ordine a essi quanto hanno da fare, esortandoli a viver bene ed esser timorosi di Dio, raccomandandoli alla sua sposa [… così Gesù], comandò ai figli [apostoli] l’obbedienza alla sua cara madre» (I 278).
«Rivolgendosi a Pietro la Beata Vergine gli raccomandò tutti gli altri apostoli, e questi, genuflessi, promisero ubbidienza all’apostolo Pietro» (I 290). «Vattene pure, uomo mondano amatore dei falsi diletti, vestito d’amor vano, terreno e sensuale, nella serafica religione dei padri cappuccini, che vedrai un nuovo mondo: i quali vivono con orridi abiti, anzi dirò cilici, con digiuni frequenti, in continua mortificazione sotto un’ardua obbedienza e umiltà» (II 311). «Leggi le storie ecclesiastiche e anco mondane, e vedrai quanti imperatori, re, duchi, arciduchi, baroni, conti, popoli, vescovi, arcivescovi, prelati, religiosi e teologhi che furono obbedienti a santa chiesa» (III 75). «E perché in persona vengo in Boemia, e per transito le farò umile riverenza, toccando a me in questo tempo felice di trasferirmi a Vienna, così avendo esposto l’ubbidienza santa» (IV 142).
«Le passioni disordinate sono dannose quando l’uomo si lascia dominare da esse; ma Iddio, avendo dato all’uomo la parte superiore, che è la ragione, ha voluto che con essa siano tenute in freno e ridotte alla sua obbedienza, come è ubbidito dal servitore il padrone» (II 415). «E quando terrò in freno ubbidiente allo spirito queste mie proprie passioni? Voi, o Dio, potete santificarmi dandomi tutte le virtù: la prego, la sforzo, la stringo quanto posso a visitarmi con il vostro Santo Spirito» (II 370).



