Un momento di commozione, vero, profondo, umano, quello vissuto nel tardo pomeriggio di oggi – prima della celebrazione eucaristica nel Porto di Rimini – con gli ammalati, i disabili ei poveri assistiti dalla Caritas presso la cattedrale di Rimini. Il papà è vicino a chi soffre ea chi aiuta ad alleviare le loro sofferenze. Una presenza, quella di papa Prevost, apprezzata dal vescovo di Rimini, Monsignor Nicolò Anselmi, che ha riservato al pontefice parole di grande gratitudine. Lo sguardo del presule si apre allora alle persone che sono riunite in questo luogo sacro: “Intorno a lei ci sono fratelli e sorelle che stanno attraversando un periodo impegnativo della loro vita, una salita ripida del pellegrinaggio: malati, disabili, persone che stanno facendo un percorso di liberazione dalle dipendenze, fratelli e sorelle che in carcere si stanno preparando a rientrare presto nella società, amici e amiche in difficoltà economiche, spirituali, psicologiche; siamo qui insieme ai loro familiari ea chi è loro particolarmente vicino: amici, personale medico, infermieri, operatori socio sanitari, educatori”. Tutti assieme con il pontefice.
Un discorso che commuove papa Prevost e che lo spinge a pronunciare alcune parole che fanno da contraltare a quelle del presule e che rimarranno indelebili nella memoria dei presenti: “Il Signore Gesù, quando incontrava persone malate, o con disabilità, o povere, le accoglieva e le metteva al centro, per guarirle, per restituire loro una vita secondo la loro dignità. Così mostrava a tutti i segni dell’amore di Dio, della sua infinita misericordia. E poi queste persone, guarite e risollevate da Gesù, spesso lo seguivano ed entravano a far parte della comunità dei discepoli”. E aggiunge: “Così dobbiamo fare anche noi: lasciarci guarire da Gesù, lasciarci perdonare, convertire, e poi camminare insieme nella sua Chiesa, la comunità che Lui ha formato per portare a tutti il Vangelo della sua vittoria sul peccato e sulla morte”.
Le parole, invece, che papa Leone XIV riserva all’omelia della celebrazione liturgica, celebrata nel Porto di Rimini, sono parole che commentano il Vangelo letto durante la Liturgia della Parola. Le immagini sono suggestive: il palco che è stato adibito è una magnifica scenografia con dietro altrettanto suggestiva e affascinante scenografia naturale, il mare. Azzurro, così come il cielo che si ammanta di ambra per il tramonto che scende su Rimini. Sopra il palco, è stata posto il quadro originale della Madonna della Misericordia , Patrona della città: immagine custodita dai Missionari del Preziosissimo Sangue nel Santuario della Madonna della Misericordia in Santa Chiara.
La pagina del Vangelo di Matteo: da questa pagina in cui Gesù domanda ai discepoli “Voi, chi dite che io sia?” papa Leone XIV comincia la sua omelia.E, nella stessa pagina, èPietro a rispondere “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Una risposta a cui siamo chiamati ad unirci: dobbiamo anche noi, infatti, “rinnovare la stessa professione di fede: siamo qui perché crediamo che Gesù è il Messia, il Figlio eterno del Padre”.
Parla poi di una Chiesa che deve “servire”, papa Leone XIV. E lo fa ispirandosi alla figura di san Pietro. La Chiesa, oggi, come lui deve “servire”: o gnuno secondo il proprio stato, “secondo la sua specifica chiamata”. E ricorda, in merito, alcune parole di don Oreste Benzi: “La nostra vocazione consiste nel lasciarci conformare a Cristo povero, a Cristo servo, a Cristo che espia il peccato del mondo, a Cristo, l’Uomo Dio incarnato che vive in mezzo a noi in una forma di condivisione diretta a partire dagli ultimi”. Papa Leone, allora, continua nella sua omelia facendo riferimento alla Prima Lettura, quella del profeta Isaia che ha parlato di Sebna che “per ambizione aveva cominciato ad abusare dell’autorità conferitagli, accumulando ricchezze per sé e per la sua cerchia di amici e parenti e spadroneggiando sulle persone. Aveva dimenticato che la cosa più importante dell’avventura in cui il suo Signore lo aveva coinvolto, non erano i mezzi economici e il potere, ma la possibilità, attraverso di essi, di promuovere un disegno di rinascita per il bene di tutta la comunità”. Per questo motivo venne destituito e la sua missione affidata a Eliakim, “uomo onesto e libero da condizionamenti, solido nella sua rettitudine”, così lo definisce papa Leone XIV.
E aggiunge: “Il messaggio è chiaro: tutto ciò che siamo e abbiamo è dono di Dio, affidatoci perché, nelle sue mani, possiamo essere gli uni per gli altri, strumenti di salvezza nella giustizia, a partire dai luoghi e dalle persone con cui viviamo e lavoriamo ogni giorno, per rivolgerci, con un cuore grande e aperto, al mondo intero”. Fa riferimento ai disegni di Dio – questo il riferimento alla Seconda Lettura, la pagina di san Paolo di Tarso – che rimangono imperscrutabili “non per la complessità dei suoi ragionamenti, ma per l’immensità disarmante del suo amore”.
E concludono: “Dio è semplice, perché è pura carità, e chiama anche noi ad amare con un cuore simile al suo, conformando alle sue vie le nostre vie e ai suoi pensieri i nostri pensieri”. Infine, un pensiero alla terra che lo ha ospitato oggi, Rimini e la costa adriatica. Parla della gente di questa terra che ha sempre dimostrato nel corso della storia “onestà, gratuità, benevolenza”. Ma aggiunge: “Il mondo in cui viviamo offre tante forme di svago, alcune delle quali, però, portano piuttosto alla dispersione e alla rovina che non a un vero “tornare in sé”, e lasciano il vuoto nel cuore. C’è chi le chiama “evasione”, come se la vita ordinaria fosse una prigione da cui fuggire. Ma noi sappiamo che il luogo più vero in cui trovare ristoro, in cui incontrare Dio per incontrarci davvero tra noi, non è fuori, nel caos, ma dentro di noi, nel profondo dell’anima. Come comunità cristiana siamo chiamati dunque in modo speciale a coltivare tale esperienza ea trasmetterla, nell’apertura e nell’ospitalità personale e delle strutture, nella cura e nel raccoglimento delle chiese, nella predisposizione all’aiuto e alla carità”.




