E’ l’entusiasmo della gioventù quello che accoglie Leone XIV al Meeting di Rimini. La Fiera è strapiena di giovani di tutte le età, anche quelli che non hanno più 20 anni, anche quelli che 44 anni fa hanno accolto Giovanni Paolo II.
E il Papa non li delude, visita il Meeting, non fa solo un discorso. Va alle mostre, parla con famiglie e bambini. Che sono tanti. Mancano pochi minuti alle 3 del pomeriggio quando arriva l’elicottero che proviene da Pennabilli dove il Papa ha pranzato con le monache agostiniane.
Saluti di rito sul piazzale dell’ eliporto della Fiera e poi subito tra le gente e con la golf car verso la Fiera dove i cori sono la colonna sonora dell’evento. E dopo la visita alle mostre, quella su Sant’ Agostino, ma anche quella sull’industriale francese Léon Harmel (1829-1915) il primo che ha precorso e realizzato gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa, i saluti, le foto, il giro per i padiglioni, arriva l’incontro con le famiglie. Una festa con un grazie ripetuto dal Papa. L’entusiasmo è segno dello Spirito. Parla di comunione Leone XIV, se ci sarà inizia con i giovani, dice, per costruire la pace e serve entusiasmo carità e fedeltà a Gesù Cristo.
” Non sapete quanto è bello vedervi tutti qui insieme” e “gli applausi più forti devono essere per Gesù Cristo”. Ci sono tanti spunti di riflessione, cerchiamo la strada per costruire un mondo di pace e di amore. Saluta con entusiasmo altri giovani guardando a Sant’ Agostino, da una sala all’altra passa tra le gente con la golf car e a volte scende per salutare i bambini. Nel seguito del Papa il cardinale Parolin e l’arcivescovo Gallagher.
Poi la riflessione per tutti che parte dalla pace che “è custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi”. Amicizia tra i Popoli e amicizia sociale perché “prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone. Questa consapevolezza è al cuore del cristianesimo”.
Il Meeting non è una enclave ma “un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini”.
Una responsabilità “storica, nella comunione più grande della Chiesa”. E “al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia”. Responsabilità quindi che è mossa dall’ Amore perché “il male non si combatte col male” é il “metodo della redenzione” perché “il peccato esiste, certo, ma più forte è l’amore redentore di Cristo”.
Ecco la indicazione del Papa:”Liberiamo, dunque, la convivenza dal sospetto,la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte. A partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo, smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo. Occorrono pionieri coraggiosi, che comincino dalla propria inversione dirotta a rendere convincente e credibile la conversione richiesta a tutti”.
E per questo serve una sfida educativa, dice il Papa e ricorda Luigi Giussani che non è una fuga dal mondo ma una immersione della fede per il mondo. Il futuro “è una promessa, non una minaccia!” E per questo “contrastate ciò che vorrebbe allontanarvi da fratelli e sorelle di culture, sensibilità e provenienze diverse, specialmente dai più poveri. Uscite, invece, incontro a tutti!”
E anche al Meeting torna a parlare di libertà perché “la verità si incontra solo nella libertà”.
E poi l’amore per la Chiesa “proprio nel travaglio del cambiamento d’epoca, in questo mondo lacerato da molteplici crisi, possiamo riscoprire «il “gusto spirituale” di essere Popolo di Dio”. E quindi vivere la sinodalità che “non è il nome di un processo, ma la natura di un popolo che nell’amicizia e nell’incontro con l’altro avverte di appartenere a Dio solo”.




