Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Quell’odorato che odorava odori celesti, ora [dalla croce] odora puzza fetente di peccatori (II 526); [ma risorto] quell’odorato che odorò cose fetenti di tanti peccatori, ora odora odori e aròmati celesti (II 567).
L’odorato (meglio sarebbe “olfatto”, ma fra Tommaso non usa questo termine) è uno dei cinque nostri sensi e ha una notevole importanza: c’è chi l’ha buono, chi ottimo e chi finissimo; certi animali l’hanno molto più sviluppato dell’uomo e vengono addestrati a scovare persone, tartufi, droga o altro… Nel nostro testo, oltre agli odori di animali sentiti dal neonato Gesù (I 154), si parla di odori buoni per l’anima e per Dio, ma anche di puzze di vizi e peccati [→ Narici].
«L’anima innamorata vede quei celesti giardini, quei vaghi e odoriferi fiori degli angioli, quei soavi frutti di tutti i santi e sante trapiantati dal celeste giardiniero da questa terra mortale in quegli celesti giardini del paradiso, ove il celeste giardiniero odora quelli odoriferi fiori degli angioli, gusta i soavi frutti di tante varie sorti delle anime che fiorirono in questa vita, chi in umiltà, chi in amore, chi nella pazienza, chi nella penitenza, chi nei martìri, chi nella verginità» (II 241). «E i miei dolori, passione e morte reputo ben impiegati per tali miei amici; e come vaghi pomi, frutti, e come vaghi e odoriferi fiori mi godo, mi diletto in odorare sì cari fiori e frutti, ed essi odorano me, suo giardiniero, che seppe dargli gusto, odore, vaghezza, bellezza, con tanti vaghi colori che rendono stupore e meraviglia al cielo e alla terra» (II 319). «Vedevo però anco innumerabili fiori bastardi e semplici che dovevano rendere alle mie nari odori stomacosi di vizio e peccato» (II 317), ed essi «resteranno senz’occhi, senz’odorato, senz’orecchie, senza mani e senza piedi d’amore» (II 191).
«Esempi di virtù e perfezione adacquarono questo mio giardino e lo mantenevano morbido, fresco, e germogliavano in ogni tempo frutti di sante virtù, odori di perfezione; e tanto crebbe in santità che mi dilettavo, godevo in vedere e odorare tali aromati e in gustare sì preziosi frutti prodotti da sì care piante» (II 317). «Io piantai con le mie proprie mani questo giardino della mia chiesa e in esso piantai fiori odoriferi, soavi, aromatici, che rendevano stupore al mondo. Questi fiori furono i martiri e martire di numero infinito, quali per mio amore a mia imitazione davano la loro vita ai tormenti atroci» (II 316).
«E quanti capi si ritrovano nel mondo adornati e imbalsamati con odori aromatici, e il capo del tuo Signore era insanguinato, sputacchiato e mal trattato!» (II 377). Un esempio di mortificazione: «Se vedrai un fiore; il senso lo vorria odorare: devi far un atto virtuoso e per amore di Dio lo devi rinunciare» (II 93). A una coppia amica: «Dio vi sia sempre nel cuore, nell’anima, nella mente, nella memoria, nella volontà, nella lingua per sempre lodarlo, negli occhi per sempre vederlo, nelle orecchie per udire le divine lodi, nelle nari, per odorare gli aromati celesti, nelle mani, per sempre adoperarle in servizio di Dio, nei piedi, per correre nella reta via di amore» (IV 158).





