“Potrebbe essere il primo esempio di una serie di prodotti che vanno a trattare valori che portino emozioni e che riescano a dare a tutti quanti, alle nostre famiglie messaggi di speranza, di luce, di positività, ed e’ un prodotto particolarmente voluto dal nostro editore Per Silvio Berlusconi”. Lo ha detto Giancarlo Scheri, vicedirettore generale reti palinsesti e promozione Mediaset che il 27 settembre manderà in onda su Canale 5 ‘Il mio nome è Carlo’, tv movie sul quindicenne proclamato santo un anno fa, a 20 anni dalla morte.
Presentato oggi a Milano nel cinema Ariosto, attiguo alla Chiesa di Santa Maria Segreta, frequentata da Carlo e dove si trova la reliquia con un pezzo del suo cuore, il film è una coproduzione Rti- Movie Magic International, prodotta da Movie Magic International.
Dal 15 ottobre al 21 al cinema sarà invece in cartellone il documentario ufficiale ‘Carlo Acutis-Il giovane santo’ con varie testimonianze, prodotto da Officina della Comunicazione, Nexos Studios e Our Films, A Media Company.
Alla conferenza stampa è intervenuta anche Antonia Salzano Acutis, la mamma del giovane beato e autrice del libro ‘Il segreto di mio figlio’, che ha ispirato il film. “Carlo è un esempio di lealtà, amore, rispetto, ascolto delle persone, incontro, famiglia, scuola, amici, cioè le cose di tutti i giorni, ma vissute in una straordinaria ordinarietà – ha detto Giampaolo Letta alla guida della Direzione Fiction e Cinema – e quindi forse proprio l’esempio che può dare a tanti ragazzi e tanti giovani che molto spesso vediamo raccontati molto peggio di quello che sono” Diretto da Giacomo Campiotti, il tv movie ripercorre la storia di Carlo (interpretato da adolescente da Samuele Carrino) dall’infanzia agli ultimi giorni di vita, quando affronta, ma sempre con serenità e sorriso, una leucemia fulminante che lo uccide in pochi mesi. Era il 12 ottobre del 2006 e da quel momento la sua testimonianza continua a viaggiare nel mondo raggiungendo milioni di giovani, fino a diventare il primo santo dell’era digitale.
“L’aspetto che ho cercato di evidenziare è quello del Sacrificio, la struggente accettazione della malattia e della morte – ha detto il regista -, come se Carlo fosse a conoscenza dell’incredibile missione che avrebbe poi compiuto”.





