Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati: due ragazzi della porta accanto, morti giovanissimi (il primo a 15 anni per leucemia, il secondo a 24 per una poliomielite) accomunati da tante passioni, dall’attenzione per gli ultimi, tutt’altro che studenti secchioni. Domani il Papa li farà’ santi insieme, con una celebrazione in Piazza San Pietro che richiamerà pellegrini, delegazioni e comunità cattoliche internazionali. Sia Carlo, noto come il ‘patrono’ di Internet, che Pier Giorgio, appassionato alpinista e sciatore, hanno frequentato le scuole dei gesuiti che sul loro portale hanno raccolto le testimonianze dei prof dei due ragazzi.
Acutis, pure descritto come un alunno ”comunque brillante”, a volte non faceva i compiti di matematica per impegni non ben specificati.
Istituto Leone XIII, Milano, quarta ginnasio, racconta la prof di matematica Maria Capello: ”Non era particolarmente appassionato alla mia materia”. ”A volte arrivava in ritardo. L’anno è finito con una leggera insufficienza. Ho dato 5 ad un santo! – considera – Solo dopo ho scoperto quali erano gli impegni. Faceva il bene, senza dirlo, senza mai vantarsene. A settembre aveva recuperato egregiamente, ma non ho avuto neanche il tempo di dirglielo”.
Antonio Bertolotti, nel 2005 suo professore di italiano, racconta: ‘Un ragazzo normale, nella media. Le materie umanistiche erano quelle in cui si muoveva meglio. Di quanto faceva oltre la scuola non avevo percezione. La sua scomparsa è stato un evento dirompente. Da lì abbiamo iniziato a riannodare i fili”.
Pier Giorgio Frassati è stato bocciato e rimandato due volte in latino al Liceo classico Massimo d’Azeglio poi cambia scuola. “’Bellissima la lettera che Piergiorgio scrive al padre: la sua voglia di riscattarsi, di andare avanti”, racconta Antonello Famà, storico docente di religione nella scuola. Sarà questo poi uno dei suoi motti:
”Vivere non vivacchiare”. Fabrizio Zaggia, docente di religione di Carlo Acutis in IV ginnasio, racconta momenti di vita in classe: ”Vai a posto! Dobbiamo iniziare la lezione’ – gli diceva ogni tanto – anche se poi spesso ero io a cambiare la lezione a partire dalle sue domande”.
Un altro prof aggiunge: ”Alla quindicesima domanda lo mandavo al suo banco. Spaziava da temi trattati in classe, all’attualità. Sembrava davvero interessato a quel che pensavo e voleva comunicarmi anche i suoi interessi. Ricordo in particolare la sua grafia, piccolissima
.Era piuttosto produttivo nei temi: 5 o 6 pagine. Ogni tanto mi innervosivo nel correggerli. Era una scrittura da grande, non aveva tratti infantili”. Frassati, all’Istituto Sociale dal 1913, incontra diversi interlocutori che saranno estremamente preziosi per il suo percorso: si avvicina agli Esercizi Spirituali, che vivrà tante volte a Villa Santa Croce. Poi la preghiera, l’eucarestia giornaliera. Una fede attiva, incarnata nella storia, nella carità.
Carlo Acutis coi compagni di classe aveva realizzato anche un video su proposta del prof di religione per partecipare ad un concorso sulla promozione del volontariato. ”Hanno bocciato il video di un santo – dice oggi il prof – Non abbiamo vinto ma in quel progetto Carlo è stato capace di coinvolgere tutti”. ”Chi incontrava aiutava” , racconta ancora la prof. Capello di Carlo. ”Si faceva prossimo, senza mai voltarsi indietro. Dava quello che poteva: un sacco a pelo, una coperta ai poveri. A chi non aveva bisogno, offriva il suo sorriso.
Una vita spesa per gli altri”.
Il processo di canonizzazione come e’ stato accolto dai compagni? ”Non è stato accolto positivamente dai suoi compagni – ha confidato il prof Bertolotti – in particolare dai più brillanti. La santità mette addosso un po’ di inquietudine, soprattutto se è quella del compagno del banco accanto”.






