‘Non abbiamo pregato invano ad Assisi, a Gerusalemme e altrove. Abbiamo fatto passare un messaggio: la pace è possibile’: è stato l’appello lanciato dal presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo, in occasione dell’incontro ‘Pace disarmata e disarmante’, che si terrà dal 25 al 27 ottobre ad Assisi. Tra i leader che parteciperanno all’evento il patriarca ecumenico Bartolomeo I, l’arcivescovo di Canterbury, Sarah Mullally, il rabbino capo di Francia, Haim Korsia, ed il presidente della CEI, il cardinale Matteo Zuppi, insieme a molti altri leader religiosi, a esponenti del mondo della cultura e delle istituzioni. E ci sarà il messaggio del Papa che non può partecipare per evitare il viaggio in elicottero dopo l’intervento al polmone. In tutto 384 provenienti da 53 paesi di diversi continenti.
L’inaugurazione di ‘Pace disarmata e disarmante’, in collaborazione con la diocesi e con le famiglie francescane di Assisi, si è svolta nel pomeriggio di domenica 25 ottobre all’UmbriaFiere di Bastia, mentre i 24 forum previsti si svolgono nella giornata del 26 ottobre e il 27 mattina, in diverse sale tra Santa Maria degli Angeli e Assisi. Illustrando i diversi temi proposti dai forum, il presidente della Comunità di Sant’Egidio ha ricordato la storica intuizione di Papa san Giovanni Paolo II di 40 anni fa: “Per Sant’Egidio, allora un soggetto ecclesiale giovane, queste parole suonarono come l’invito a una nuova responsabilità. Abbiamo preso l’iniziativa per non far cadere lo spirito di Assisi”.
Con Mario Marazziti, tra gli iniziatori della Comunità di Sant’Egidio e co-fondatore della ‘Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte’, iniziamo un dialogo, ricordando che lei era ad Assisi nel 1986. Ed ha partecipato a tutti gli incontri uomini e Religioni promossi dalla Comunità di sant’Egidio dal 1987 in poi, fino al prossimo incontro di assisi, nel 40^ anniversario. Nel 1986 papa san Giovanni Paolo II invitò i responsabili delle grandi religioni mondiali e animisti ad Assisi per una Giornata mondiale di digiuno e preghiera per la Pace. Però ci fu chi prese le distanze e lo accusò di sincretismo:
“Non era mai accaduto prima. Quell’immagine, sul piazzale della Basilica inferiore di san Francesco, rappresenta una delle icone del Novecento. Era impensabile, lo sarebbe stato prima del Concilio Vaticano II e della dichiarazione ‘Nostra Aetate’, che indica in Abramo il padre di tutti i credenti e la radice delle tre grandi religioni monoteistiche, condannava l’antisemitismo e faceva cadere l’accusa di deicidio, inaugurava il dialogo, con pari dignità tra i credenti di tradizioni religiose differenti. Ma non si era mai parlato di ‘pregare insieme’. La stessa nozione di Dio è diversa, nelle grandi religioni orientali e in quelle monoteistiche.
Il cardinale Ratzinger non partecipò e diede suggerimenti al Papa per evitare il rischio di sincretismo. Ma partecipò, incontrando i leader religiosi dell’Incontro mondiale promosso da Sant’Egidio a Napoli nel 2007 e non ha mai fatto mancare i suoi messaggi, anno dopo anno. Papa san Giovanni Paolo II sentì la necessità di un dialogo tra le religioni per attivare la forza storica della preghiera, ‘gli uni accanto agli altri’, per la pace. Cambiamenti storici che ci sono stati, la caduta del mondo diviso in blocchi, sono legati a quella intuizione, come anche la costruzione della pace in Mozambico, per quello che riguarda l’azione della Comunità, o il riavvicinamento tra mondi, come l’ortodossia rumena e il cattolicesimo, dopo le divisioni e le violenze promosse dallo stalinismo”.
Nel mondo, dopo una fase di distensione, oggi siamo tornati all’attualità della guerra, anche in Europa. Lo ‘spirito di Assisi’ è tramontato?
“Che cosa sarebbe il mondo oggi se l’unica vulgata fosse la cultura della forza, propalata in quantità da alcuni dei governi più potenti del mondo tanto che la guerra e il conflitto sembrano diventatati il normale paradigma di rapporto tra gli stati? I popoli non vogliono la guerra, tutte le nostre società chiedono disperatamente di ricucirsi, ritrovare il gusto di vivere insieme. Il dialogo è l’unico antidoto. E’ la cura e la via per una guarigione. Più oggi di ieri”.
L’esempio di san Francesco e santa Chiara, Assisi, offerti al mondo da papa Wojtyla, ha validità, se ce l’ha, ancora oggi?
“La pace è un cantiere aperto a tutti, è l’eredità che ha chiesto papa Wojtyla di raccogliere, sotto il ‘segno di Francesco’: occorre imparare a combattere la guerra a mani nude. Una pace davvero disarmata e che disarma perché si è capaci di riconoscere nell’altro la stessa dignità, la somiglianza con noi stessi. Disarmo e non riarmo. E’ il realismo di san Francesco, più realista degli scettici che vedono nell’escalation militare l’unica via. San Francesco che attraversa il Mediterraneo durante la Crociata per dialogare col sultano Malik-el-Kamil a Damietta, conferma la grande occasione che è il dialogo quando il mondo si sa pensare solo in armi”.
In quale modo le fedi possono contribuire la pace?
“La continuazione dello spirito di Assisi in questi 40 anni è stato un antidoto alla strumentalizzazione delle religioni per fare e per farsi la guerra. In un tempo di fondamentalismi e di estremismi i capi delle grandi religioni mondiali hanno desolidarizzato le religioni dalla guerra: ‘solo la pace è santa!’, come ha riaffermato papa Leone XIV all’incontro di Roma, l’anno scorso. E contribuiscono, come nel messaggio contenuto nell’enciclica ‘Fratelli Tutti’, alla riconciliazione anche a livello di base, tra la gente, tra i popoli, perché sanno parlare anche ai cuori”. (ACI Stampa).





