“Dalla guerra fredda alla guerra ibrida, dal Muro alle città ucraine al buio e ai continui attacchi di droni e missili la soluzione è il dialogo”. Lo afferma, in un’intervista a La Stampa, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio. “Mi auguro – aggiunge – che tra poche ore inizi la tregua tra russi e ucraini per favorire la consegna di aiuti umanitari a Oleshky e avviare l’evacuazione dei suoi duemila abitanti allo stremo. È un risultato importante. Anche frutto della diplomazia discreta e imparziale della Santa Sede, degli incontri a Kyiv e Mosca del cardinale Zuppi e dell’impegno in prima persona del Papa che ha telefonato ai due leader per manifestare la sua preoccupazione per la grave situazione umanitaria di Oleshky”.
Quelle in Europa orientale e in Medio Oriente sono anche guerre di religione? “Sono guerre – prosegue Impagliazzo – che, purtroppo, sembrano non avere fine e a cui troppi si sono assuefatti fino a non immaginare più un’alternativa al conflitto. Se c’è un contributo che le fedi possono dare è essere accanto alle vittime dei conflitti, credere che la pace è sempre possibile e lavorare per aprire vie di dialogo anche dove c’è solo il buio della guerra”.
“Papa Francesco ci disse che il mondo soffoca senza dialogo – afferma ancora -. Lo vediamo oggi più di ieri: la diplomazia è poco praticata, le istituzioni internazionali come l’Onu sono umiliate e i leader comunicano decisioni sui social. Bisogna ricostruire le relazioni. Il metodo del negoziato, dell’incontro, della convergenza. Cioè il metodo autenticamente umano” conclude il presidente della Comunità di Sant’Egidio.






