Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Dio, per distruggere questo peccato, si fece uomo, morendo sul duro legno della croce, aprendoci il cielo, il quale per il peccato era stato chiuso, liberandoci dalle mani dei demoni (I 126).
Fin dai primordi dell’umanità il legno è stato il materiale con cui costruire abitazioni e i tanti oggetti necessari alla vita di ogni giorno, fino alla realizzazione di opere d’arte, grazie alle sue molteplici qualità. Poi si sono scoperti i metalli, la ceramica e la plastica che lo hanno in parte sostituito. Ma come non restare incantati vedendo stanze arredate con mobili in legno, che danno maggior “calore” all’abitazione? Fra Tommaso fa riferimento al legno della croce di Gesù, da cui proviene la nostra salvezza. Nei ritagli di tempo egli intagliava oggetti in legno che donava ad amici e benefattori: «Mi dispiace della gran differenza nata per i cucchiai mandatevi e mal fatti» (IV 159).
«E io vi partorii, vi allevai con tanti incomodi […] e con estremo dolore vi vidi render la beata anima vostra sul duro legno di croce» (I 432). «Da niuna parte ritrovava riposo quell’Iddio che aveva i suoi riposi nel cielo, adorato dagli angioli, temuto dai demoni, e ora agonizza, spasima nel duro legno di croce!» (II 527). «Questo pane viene dal cielo, lo impastò lo Spirito Santo nel ventre di Maria Vergine: fu questo divinissimo pane arrostito nel fuoco d’amore, cotto con il legno di santa croce per amor del genero umano» (III 210). «Molti non avevano ardire di refrigerarsi la lingua ricordandosi della sete che patì la maestà divina, in particolare nel legno della croce» (II 523). «I veri figliuoli seguiteranno per via d’amore il Dio d’Israele, il Dio degli angioli, il Dio dei cristiani appassionato e morto per nostro amore sul duro legno della croce» (II 191). «Gli è solito dei gran principi far fare alcuni vasi di gran prezzo di oro finissimo con vaghi e belli smalti, con gioie di gran valore per riporre in essi liquori o reliquie di gran santi o del legno della santa croce» (I 128). In una lettera: «Io povero religioso lo invito, lo chiamo nel nome di Cristo a cominciar ormai una nova vita, per amore a quel Dio che spasimava, agonizzava per vostro amore sull’aspro legno di croce» (IV 222).






