Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
[Lavati i piedi ai discepoli] si levò il Signore l’asciugatoio che aveva davanti, si ritornò le maniche a suo luogo e si mise il manto (I 208).
Tanti mantelli, maschili e femminili, ci sono oggi, ma forse ancor più nel passato, che abbiamo avuto modo di vedere visitando qualche museo, ma soprattutto attraverso quadri o film: essi hanno varie fogge e vengono usati in molteplici occasioni. Anche fra Tommaso lo indossava sopra la tonaca nei periodi freddi: ne parla, e sa ricavarci una considerazione utile al nostro spirito.
«La Madre tiene il fanciullo per un pezzo nelle braccia, e, volendolo mettere a riposare, il santo vecchiarello Giuseppe ridusse insieme alquanto fieno e vi distese il suo mantello e sopra quello il divino corpicino» (I 352). «Parmi veder che, volendo la santa Vergine alquanto riposare, lo sposo, cavandosi il suo mantello e insieme con un poco di paglia o fieno, le accomoda un letticello, facendola sedere sopra» (I 150). «E sopra un’asina salì il re del cielo; e andando alla volta di Gerusalemme, entra in quella città il Messia cavalcando un giumento senza sella, che bisognò che i discepoli, piegando i loro mantelli, li posero sopra il giumento» (I 200).
Avendo Gesù lavati i piedi agli apostoli e rivestito il manto, «parmi veder quegli apostoli tutti attoniti e fuori di se stessi da stupore e meraviglia, eccetto Giuda che pur stava fermo nella sua perversità» (I 208). «E che vuol dir altro quel levarsi dalla mensa se non levarti dal peccato e andare ai piedi del confessore? E quel levarsi il manto t’insegna a spogliarti dall’amor proprio e della propria estimazione e dell’uomo vecchio» (I 396) «Si mise il manto: rimira tutti questi atti che fece il Salvatore, piangi e compatisci il tuo sposo che tutto fa per tuo amore» (I 393). Dei suoi innamorati Dio dice: «Non avendo in sé vizio né peccato, si trasferiscono in me e io li recevo sotto il manto dell’amor mio, e in me godono anco in carne mortale una caparra di quella eterna retribuzione che io gli ho preparato, ed esse anime con amarmi e commemorarmi si accrescono corone in cielo» (II 326).





