Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
O infelice mondo, o povero genere umano, a che termine sei tu venuto per cose tanto vane e lascive! Non t’accorgi quanto lontano sei dal tuo innamorato Cristo? (II 216).
La lascivia è una tendenza alla licenziosità nel comportamento, che si manifesta con parole lubriche, sguardi inverecondi, atti impudichi. Difficile è stabilire quando dalla modestia e dal pudore si supera il confine e si entra nella “viziosità”, perché dipende anche dalla cultura, costumi e abitudini di una comunità. Oggi ci consideriamo più “evoluti” sotto questo aspetto: forse troppo, perché addirittura ci si vanta di certe “prodezze” che in altri tempi costituivano una vergogna, come fa ben capire il nostro fra Tommaso.
«E così viene la Maddalena agli innamoramenti e sguardi lascivi: era seguita e presentata da nobili e non le mancavano innamorati che le scrivevano lettere. Ove la povera cominciò a risponder agli amanti; ove finalmente cadendo nel peccato, diviene famosa meretrice e per tale da tutti era tenuta» (I 195), ma convertita da Gesù, «non si vergognò confessar i suoi peccati in casa del fariseo […] e non avendo ardire di comparire avanti a Gesù, si gettava lacrimando scapigliata e singhiozzando amaramente ai suoi beati piedi, lavandoli con lacrime e asciugandoli con i suoi adorati capelli, dei quali per avanti si era servita in lascivie» (cf. III 174-175). «O Dio Signore! Sono piene le città, ville e castelli di gente che contemplano la carne, la lascivia, il mondo e se stessi, lasciando affatto la contemplazione delle cose celesti. Oh quanto pochi sono oggidì nel mondo che attendono alla vera contemplazione! Ove sono ora i deserti, i romitori, le solitudini dei nostri antichi?» (II 476); perché «uomini e donne mondane [cercano] oro, tesori, gioie, possessioni, bellezze, spassi, piaceri, balli, suoni lascivi e altri simili» (II 337), in particolare l’eretico che vuole «adorare il suo corpaccio, dandogli l’adito a ogni lascivia e concupiscenza» (III 132).





