Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Quante volte stanco e afflitto, assetato, non avevo da refrigerar la mia arida lingua? Eppure ero Dio, e potevo far sorgere fonti di vino, come feci nelle nozze di Cana in Galilea convertendo l’acqua in vino (I 171).
Grandi preparativi si fanno per le nozze da parte degli interessati, coinvolgendo genitori e altri, affinché tutto riesca a puntino e rimanga un bel ricordo, ma anche per “fare bella figura” o superare in sfarzo quelle di altri conoscenti. Tanti anche si “incollano” davanti al televisore per seguire certe nozze principesche, ma forse pochi pregano affinché il matrimonio duri per tutta la vita. Fra Tommaso “vola in alto”: scrive delle nozze mistiche dell’anima con Dio.
All’ascensione, Gesù «andava salendo a poco a poco, accompagnato dalla moltitudine dei santi padri risplendenti che andavano trionfando, essendo che il loro liberatore risplendeva in essi ed essi risplendevano in lui, con il quale e per quale ascendevano giubilosi e gloriosi con il suo Iddio a quelle eterne nozze del paradiso» (II 565). «Essendo venuto il tempo di coronar di gloria questa gran donna per condurla alle celesti nozze, sapendo questa vergine, corona delle vergini, che doveva lasciar questa vita mortale, oh che giubilo, oh che allegrezza doveva sentire quella santa purità!» (I 297).
«O anima, devi metter ogni tuo studio e diligenza contro le passioni degli affetti disordinati, soggiogandole allo spirito; e quando ti obbediranno potrai passar oltre i lumi celesti, i quali introducono te alle nozze dello sposo. In queste nozze si tratta di giubili, di allegrezze» (II 539). «O poveri mondani, chi vi privò già mai d’un tanto bene, cercando le creature per il creatore! Ritorna, anima, al tuo Dio, il quale te invita alle nozze […] non d’uomo terreno, ma di Dio celeste» (II 475). «Mai sarà introdotta alle nozze del celeste amore quell’anima che terrà amicizia con l’amor proprio» (II 361).
«Ti devi umiliare prima a Dio e ai suoi santi, implorando il loro aiuto per conoscer la strada delle sante virtù per arrivare poi alle celesti nozze e soprani piaceri che allora praticherai» (II 436), «perché sono gioie di gran prezzo poste nell’anima per adornarla, acciò sia bella, vaga negli occhi di Dio; e vedendoti lo sposo celeste t’introduca alle nozze in luogo eminente» (II 587). «Oh, quanto è cosa felice sottoporre la nostra volontà a quella di Dio, cavando dai contrari quel bene che Dio pretende! Gioite, consolatevi, Serenissimo, nel dolce Gesù, e si lasci maneggiare da questo celeste Padre, il quale non ha altro fine, con queste tribolazioni, di condurvi alle eterne nozze del paradiso» (IV 203), tribolazioni affrontate da «santi martiri e sante verginelle, che con molta costanza correvano al martirio non meno che se fossero andati alle nozze» (II 437).
«Essendo che quello che vuole la sposa in terra [la chiesa] lo vuole lo sposo in cielo, e Dio gli ha dato autorità sopra ogni scettro e ogni corona; e chi vorrà ascender a quell’eterne nozze bisogna suo malgrado che inchini le ginocchia e che ponga gli scettri e le corone ai piedi della sedia pontificia romana, cattolica e apostolica» (II 280).





