Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Oh quante volte avrei distrutto il mondo se il mio increato amore non si opponesse alla mia giusta giustizia! E possono bene amare, adorare e benedire questa mia sovrabbondante misericordia e amore tanto amico dell’uomo (II 302).
Molteplici sono le accezioni del vocabolo “opposizione”: assunzione di un atteggiamento contrario a qualcuno; il far parte di una minoranza rispetto ai più e proporsi come alternativa; contrasto fra cose, ma soprattutto fra idee e persone. In fra Tommaso troviamo vari esempi di opposizione: fra angeli fedeli e ribelli, fra uomo e Dio, fra giustizia e misericordia in Dio, fra luce e tenebre, fra umiltà e superbia, fra eretici e cattolici [→ Resistenza].
«Perché Lucifero fu scacciato da tant’altezza a tanta bassezza? Non per altro che per voler vivere a suo modo ribellandosi a Dio, cominciando a spargere nel cielo la sua prava volontà […] dicendo: “Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo” [Is 14,14], e accostandosi alla prava volontà di Lucifero un numero infinito d’angeli. Altri infiniti angeli s’opposero a essi ribelli, parendogli cosa in disonore di quel Dio che senza meriti li aveva di niente creati dandogli tanta gloria» (III 124).
«Mentre Dio vedeva l’ingratitudine dell’uomo, pensava di far bene all’uomo; e mentre Dio edificava nella sua divina mente per esaltar l’uomo, vedeva che esso uomo si opponeva a Dio; e mentre Dio amava l’uomo, vedeva che l’uomo lo doveva odiare, perseguitare e dargli morte» (II 289). «Cominciò il nostro Messia e Dio delle genti a predicare la legge evangelica […] convertendo le anime dall’antica alla nuova legge, riprendendo principi di sacerdoti, scribi e farisei perché si opponevano alla divina luce, perseguitando per estinguerla, perché militava contro i loro costumi e ipocrisie. E questi satrapi in pubblico e in privato facevano consigli contro Gesù» (II 532).
«O bontà ineffabile che sopporti e tolleri tanta empietà! E se non fosse l’amor vostro, di certo si vedrebbero miracoli e spettacoli lacrimevoli. Ma la bontà e misericordia s’oppone alla retta giustizia di Dio» (II 541). «La mia giustizia voleva che io lo scacciassi dal paradiso delle delizie nell’inferno, come feci con gli angeli ribelli in cielo; ma la mia infinita misericordia s’oppose alla giusta giustizia: ove, stando l’infelice Adamo nascosto, io fingevo di cercarlo, chiamando: “Adamo, dove sei? [Gen 3,9]» (III 164). «Oh quante volte Dio sfogaria l’ira sua contro i peccatori! Ma Maria si oppone al giusto sdegno di Dio: oh quante grazie fa Maria ai suoi devoti, perché li protegge, li difende dai nemici invisibili e visibili!» (I 305).
«Risplendono i miei raggi, ma essi [uomini] si oppongono come nuvole ai raggi che io gli mando per riscaldarli, levandoli tanta cecità e freddezza. O uomo, se tu sapessi quanto io faccio per ridurti all’ovile, non saresti tanto ingrato a me, tuo Dio!» (II 293). «O cecità, o tenebre folte e oscure, che impediscono agli omini di vedere la luce che illumina le tenebre! Queste tenebre sono il peccato: la luce vorrebbe entrare nell’anima, ma le tenebre si oppongono. Questa luce è Dio, che creò l’anima riformandola per virtù del battesimo, perché essendo in tenebre per il peccato originale, Iddio istituì il battesimo come bagno perfetto per risanar l’anima che stava nell’ombra del peccato» (II 528).
«Questa umiltà e superbia sono così fieri nemici che, dopo che Dio creò l’omo, mai hanno potuto far pace insieme, poiché sono tanti contrari che sempre hanno fatto crudel guerra, opponendosi una all’altra. Questa superbia degli uomini venne a termine tale che ebbero ardire di guerreggiare con Dio, edificando torre altissima per salire al cielo» (II 548). «L’umiltà è stata amica particolare dei santi, sante e angioli, i quali si opposero agli angeli superbi, che perciò furono nell’eterne fiamme precipitati» (II 403).
«Sono infinite le sette diaboliche che si sono opposte alla verità cattolica, avendo anco il favore di empi imperatori, re e potenti per sterminare quest’impero [la chiesa]» (III 99). «Non è già mai stato imperatore che con qualsivoglia potenza o crudeltà l’abbia potuta sterminare, cominciando da Nerone crudelissimo e seguendo di mano in mano tanti imperatori e tiranni crudeli nemici del nome di Cristo, che con grossi eserciti si mossero a perseguitare i cristiani e s’opposero alla sedia pontificia per estirparla e per annichilare e levare dal mondo il nome di Cristo» (III 69).





