“Pensare che i problemi non ci siano, vuol dire che non li sappiamo vedere. Se il lavoro non è dignitoso è indignitoso e quindi vuol dire che la persona che lavora non ha dignità. Ci sono tanti modi in cui la dignità viene tolta: farne soltanto un un terminale di un algoritmo che decide per conto suo oppure il caporalato più bieco di sempre che riduce l’altro a delle braccia e non a una persona”.
Così, attorniato dai microfoni delle televisioni e dei media locali l’Arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, Matteo Zuppi a margine della celebrazione del Primo Maggio da parte dei sindacati Cgil, Cisl e Uil in Piazza Maggiore. “Mi sembra giusto e cristiano difendere la persona – ha osservato – perché dentro c’è sempre il mistero di Dio ed è la dottrina della chiesa, l’utilità sociale della chiesa che sempre difende la persona”.
In precedenza, parlando dal palco la guida della Chiesa bolognese aveva evidenziato che “se mancano garanzie per qualcuno, mancano garanzie per tutti. È pericoloso per tutti”.
Anche perché, ha argomentato, “salari bassi mantengono troppe famiglie nella povertà o a rischio, in condizioni stabilmente precarie. Il lavoro dignitoso deve avere una copertura tale da garantire il futuro. Il lavoro povero, nero, i morti sul lavoro non mancano. Non è un sogno il lavoro dignitoso, è l’unica realtà possibile”, aveva concluso.






