Sono stati giorni intensi, per la diplomazia pontificia in Ucraina. Dopo il viaggio del Cardinale Matteo Zuppi, inviato speciale del Papa per la situazione dei bambini ucraini deportati, è arrivato l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro vaticano per i Rapporti con gli Stati, che è stato nel Paese dal 16 al 21 luglio. Gallagher non è solo stato a Berdychiv, a celebrare il 35esimo anniversario del ripristino delle strutture cattoliche in Ucraina. È arrivato fino a Kyiv, ha visitato i luoghi degli attacchi russi, il memoriale del Maidan, ed ha avuto un importante incontro con il presidente Volodymir Zelensky.
Il 25 luglio, Leone XIV ha nominato il nuovo osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York: è l’arcivescovo Christophe el Kassis, finora nunzio negli Emirati Arabi.
Il nunzio nel Regno Unito, l’arcivescovo Maury Buendia, ha fatto sapere che una visita di Leone XIV è “inevitabile”. Il Papa sembra comunque intenzionato a visitare tutti i luoghi di antica evangelizzazione, ed è già stato in Francia e in Italia.
Nelle Filippine, l’arcivescovo Charles Brown, nunzio apostolico, ha visitato la cattedrale di St. Mary, distrutta negli scontri con l’ISIS nelle Filippine e non ancora ricostruita.
FOCUS UCRAINA
Il viaggio di Gallagher a Kyiv
Dopo essere arrivato a Leopoli e aver celebrato la Messa a Berdychiv come inviato speciale del Papa, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, ha passato tre giorni a Kyiv.
Nel primo giorno della sua visita nella capitale ucraina, è stato alla chiesa di San Nicola, uno dei principali santuari cattolici della capitale dell’Ucraina, recentemente riconsegnata ai cattolici dopo una lunga trattativa. Tra i membri della comunità religiosa di San Nicola c’è Vsevolod Chentsov, vice ministro per l’integrazione europea.
L’arcivescovo Gallagher si è poi recato sul luogo dove la Russia ha compiuto un attacco contro la popolazione civile sulla sinistra del fiume Dnipro, che ha distrutto una intera sezione di un edificio residenziale di nove piani e ha causato ingenti danni a decine di strutture circostanti, provocando la morte di 24 residenti e il ferimento di circa altre 90 persone.
Gallagher ha ascoltato le testimonianze dell’attacco, dialogando anche con l’amministrazione locale del distretto di Darnytsia, e con il capo del personale e della missione delle Nazione Unite.
Il “ministro degli Esteri” vaticano ha anche visitato l’Istituto di Scienze Religiose San Tommaso d’Aquino, fondato 34 anni fa dai padri domenicani, anch’esso recentemente colpito da un attacco di droni, con i resti di un drone caduti all’interno dell’edificio.
Gallagher ha anche visto le conseguenze dell’impatto di un drone russo sulla cattedrale dell’Assunzione il 15 giugno. La cattedrale dell’Assunzione festeggia il suo 975simo anniversario il 15 agosto. Fu fondata nel 1051, tre anni prima del grande scisma della cristianità.
Nell’ultimo giorno del suo viaggio, Gallagher ha visitato il memoriale del Maidan deponendo un mazzo di rose.
L’arcivescovo Gallagher dopo il viaggio a Kyiv, l’intervista ai media vaticani
Di ritorno dalla visita in Ucraina, l’arcivescovo Gallagher ha dato poi una intervista ai media vaticani. Non ha chiuso ad una possibilità di una visita del Papa a Kyiv – “studieremo tempi e modalità che siano il più possibile fruttuose” – e ha descritto i sei giorni nel Paese,
Gallagher ha detto che “si nota visibilmente la stanchezza del popolo per tutta questa violenza”, e che è rimasto colpito dal “coraggio delle persone e dalla loro determinazione” di “voler vivere una vita quanto più possibile normale”.
Parlando delle celebrazioni a Berdychiv, il “ministro degli Esteri” vaticano ha ricordato che si tratta di “un santuario storico, dove i pellegrini si recano da moltissimi anni”, e dove dopo molti anni si è potuto finalmente celebrare messa nella spianata, e “sul prato erano migliaia, gioiosi, riconoscenti per la presenza di un rappresentante del papa di cui hanno potuto sentire la vicinanza, ma anche molto concentrati nella preghiera”.
Gallagher ha notato che l’arma della fede “ha sostenuto queste persone”, che sono “certe di combattere non solo per l’Ucraina, ma anche per tutta l’Europa”. Ha aggiunto che “è terribile vedere e conoscere quanti morti ci sono stati, vedere le foto di tante persone, delle quali ancora spesso non si conosce, il destino”.
Parlando dei contatti con le autorità, Gallagher ha detto che c’è “grande riconoscenza nei confronti del Santo Padre” e questo “aiuta anche noi della Santa Sede a continuare a rinnovare il nostro impegno per parlare con la comunità internazionale e le autorità russe”.
Il ministro vaticano per i Rapporti con gli Stati dice, di portare con sé “l’immagine delle palazzine e delle case bombardate” visitate in un quartiere di Kyiv, a Bratstva Tarasivtsiv Street c le autorità locali e i responsabili dell’UNHCR.
Dice Gallagher: “Ci siamo resi conto, e mi sono reso conto in prima persona, di quanta differenza faccia vedere dei fotogrammi alla televisione, come ne vediamo tanti ogni giorno, e invece andare fisicamente in questi luoghi dove fino a pochi giorni prima vivevano delle famiglie e delle persone come noi. Quando vedi attorno a te la gente spaesata e disperata che viveva lì e ha perso tutto, i loro volti, le loro espressioni, ma anche, nei loro occhi, la speranza dignitosa di giorni migliori… queste sono immagini che ti rimangono dentro per sempre”.
Gallagher in Ucraina, l’incontro con Zelensky
Il 21 luglio, l’arcivescovo Gallagher ha incontrato il presidente ucraino Volodymir Zelensky. Secondo un comunicato della presidenza ucraina, Zelensky ha ringraziato Gallagher “per la sua visita, la sua attenzione e le sue preghiere per l’Ucraina”, mentre l’arcivescovo Gallagher ha notato che “la delegazione della Santa Sede ha assistito all’attacco russo della notte del 19 luglio e dei pericoli che vivono gli ucraini”.
Il presidente ha ringraziato la Santa Sede e il Papa per le loro costanti preghiere e si è detto grato per il fatto che il Cardinale Matteo Zuppi sia stato in Ucraina nel giorno dello Stato, sottolineando di attendere una visita di Papa Francesco.
Sempre secondo Kyiv, “durante l’incontro, le parti hanno discusso gli sforzi diplomatici per far terminare la guerra russa contro l’Ucraina, così come i colloqui con i partner degli Stati Uniti”, e il presidente ha anche ringraziato la Santa Sede per aver dato disponibilità a ospitare un incontro di alto livello per la pace e per i suoi continui sforzi perché la pace abbia luogo.
In particolare, Zelensky si è detto che grato al Vaticano “per la sua assistenza nel far ritornare i bambini rapiti dalla Russia”, e ha sottolineato che “l’Ucraina spera di accelerare il ritorno dei civili, specialmente i bambini che la Russia sta tenendo illegalmente in prigionia”.
Le due parti hanno anche discusso del “lavoro della Chiesa in Ucraina e del supporto che i sacerdoti forniscono agli ucraini”, mentre Gallagher ha ringraziato le autorità ucraine per la restituzione della chiesa di San Nicola ai cattolici – tra l’altro, una procedura piuttosto lunga, che sarebbe dovuta avvenire anche prima.
Secondo la presidenza ucraina, la Santa Sede ha riaffermato il supporto della Santa Sede nel percorso ucraino verso l’ingresso nell’Unione Europea.
Gallagher in Ucraina, l’incontro con il ministro degli Esteri
Andryi Sybiha, ministro degli Esteri ad interim di Ucraina, ha incontrato l’arcivescovo Gallagher il 21 luglio, e ha detto di aver nell’occasione “espresso gratitudine alla Santa Sede per la sua incessante solidarietà con il popolo ucraino, i suoi sforzi umanitari e la sua leadership morale consistente in supporto di pace, dignità umana e legge internazionale”.
Sybiha ha rimarcato “che una delle più grandi priorità umanitarie resta l’assicurarsi il ritorno di tutti i prigionieri di guerra ucraini, i civili detenuti illegalmente, e ogni bambino ucraino deportato”, e ha sottolineato che “la Russia sta muovendo guerra non solo contro l’Ucraina, ma anche contro la stessa fede”, perché “dall’inizio dell’invasione su larga scala, circa 740 siti religiosi di differenti fedi e denominazioni – incluse chiese ortodosse, chiese cattoliche, luoghi di culto protestanti, moschee, sinagoghe e altri edifici religiosi, sono stati danneggiati o distrutti dagli attacchi russi”.
Il ministro degli Esteri di Kyiv ha anche “sottolineato l’urgente bisogno di proteggere l’eredità culturale e religiosa ucraina, specialmente dopo i recenti attacchi russi contro la Lavra Pechersk, chiedendo che ci sia un supporto internazionale continuo”.
Inoltre, Gallagher è stato aggiornato “sulla situazione sul campo di battaglia, gli sforzi per la pace dell’Ucraina e il crescente ruolo dell’Europa nel far crescere una pace globale e durevole”.
Secondo Kyiv, “il Cremlino continua a far crescere il terrore contro i civili e ad espandere la sua campagna reclutando mercenari in tutto il mondo, incluso in Africa”, e per questo nell’incontro si sono discussi “modi per aiutare ad evitare questo sfruttamento di comunità vulnerabili con il dialogo con i partner e i leader religiosi”, mentre si è discussa anche “un’ulteriore cooperazione umanitaria e supporto”.
FOCUS ASIA
Filippine, il nunzio nelle rovine della cattedrale St. Mary
Lo scorso 10 luglio, l’arcivescovo Charles Brown, nunzio apostolico nelle Filippine, ha fatto visita alla cattedrale di St. Mary, nello Stato di Marawi, e ha lodato la resilienza della piccola comunità cattolica del posto, che da nove anni non può utilizzare la sua chiesa distrutta dopo l’assedio del 2017.
L’arcivescovo Brown ha visitato il Marawi insieme al Cardinale Pablo Virgilio David, arcivescovo di Kalookan, e il vescovo Edwin de la Pena di Marawi a seguito dalla 132esima assemblea plenaria della Conferenza Episcopale delle Filippine che si è tenuta nell’arcidiocesi di Ozamis.
Il nunzio ha poi parlato a Radio Veritas della sua esperienza nella diocesi, sottolineando che è stato bellissimo “notare la perseveranza, l’amore e l’umiltà dei cattolici in Marawi”, e ha ricordato con commozione il momento di preghiera nella cattedrale distrutta, di cui sono rimaste le sole mura a seguito dei cinque mesi di battaglia tra le forze del governo e i militanti dello Stato Islamico nel 2017.
Brown ha anche riconosciuto le continue battaglie dei cristiani in Marawi, molti dei quali hanno perso parenti, case e vivibilità durante il conflitto che ha devastato grandi sezioni della città prevalentemente musulmana, ma ha espresso comunque confidenza che i cristiani e i musulmani possano continuare a costruire una pacifica coesistenza con il mutuo rispetto, il dialogo e la buona volontà.
L’arcivescovo Gilbert Garcera, presidente della Conferenza Episcopale delle Filippine, ha fatto appello alle diocesi della nazione per aiutare a ricostruire la pro-cattedrale del Marawai come segno di solidarietà, e ha detto che un supporto nazionale per il restauro della Chiesa rafforzerebbe la fede della comunità cattolica del Marawi mentre questa continua a riprendersi da uno dei più duri conflitti urbani della nazione.
L’immagine di Maria Aiuto dei Cristiani, patrona del Marawi, sta in questo momento visitando le dioce,si nelle Filippine attraverso la “Carovana della Pace, della Solidarietà”, una campagna di finanziamento organizzata da Aiuto alla Chiesa che Soffre Filippine.
FOCUS EUROPA
Verso un viaggio del Papa in Inghilterra?
L’arcivescovo Miguel Maury Buendía, nunzio apostolico nel Regno Unito, ha detto in un’intervista ad EWTN News che spera che Leone XIV visiti l’Inghilterra per “risvegliare la coscienza dell’Occidente”.
Una visita del Papa in Inghilterra è “probabile, desiderabile e direi anche inevitabile”. Probabile, ha spiegato, perché “il Re Carlo III ha compiuto una visita di Stato in Vaticano lo scorso anno, ed è logico che il Regno Unito inviti ora il Papa a restituire la visita”.
L’ultimo Papa a compiere una visita ufficiale nel Regno Unito è stato Benedetto XVI nel 2010. Leone XIV sarebbe il primo Papa di lingua inglese in più di otto secoli, e riceverebbe dunque una “accoglienza straordinaria”, mentre il suo messaggio verrebbe amplificato “in tutto il mondo di lingua inglese”.
Secondo il nunzio, “i vescovi dell’Inghilterra e della Scozia sperano anche che una visita papale vada a rafforzare la proclamazione della fede in una delle società più secolarizzate d’Europa, tra quelle che, direi, stanno attraversando attualmente un tempo di grazia”.
Secondo l’arcivescovo Maury Buendia, “il vuoto spirituale degli ultimi decenni ha aperto la strada a un silenzioso ritorno del cristianesimo tra le giovani generazioni. La pratica religiosa sta crescendo tra i cattolici, grazie in parte alle migliaia di immigrati e ai figli di immigrati che stanno rivitalizzando la vita delle parrocchie e contribuendo alla crescita delle comunità cattoliche”.
Il nunzio ha detto che “tutto suggerisce che il pontificato di Leone XIV è chiamato a risvegliare la coscienza dell’Occidente, come quello di Giovanni Paolo II, che una volta ha stimolato la coscienza dell’Est, in modo che la Chiesa possa di nuovo respirare pienamente con i suoi due polmoni.
L’arcivescovo Maury Buendia è sacerdote dal 1980, ed è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede nel 1987. In quasi quarant’anni ha rappresentato il Papa in diverse nazioni, tra cui il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan, la Romania e la Moldova. Era nunzio in Romania durante il viaggio di Papa Francesco nel Paese.
L’occasione dell’intervista è stata il libro “Fede, Vita, Diplomazia”, pubblicato in italiano e spagnolo.
FOCUS SEGRETERIA DI STATO
Scenario internazionale, le parole del Cardinale Parolin
Lo scorso 22 luglio, a margine della presentazione del libro “Pasqua di Pace” del direttore del Tg2 Antonio Preziosi, il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha rilanciato le richieste di dialogo con l’Iran e ribadito l’impegno della Chiesa Cattolica nella costruzione della pace. Il capo della diplomazia vaticana ha anche messo in guardia dal fatto che gli attuali conflitti globali sono più lontani dalla risoluzione di quanto lo fossero in passato.
“Sfortunatamente – ha detto – mi sembra che ci stiamo muovendo nella direzione opposta: c’è un’escalation, mentre le prospettive di pace, restano non esistenti”.
In particolare, il cardinale ha citato le informazioni ricevute dall’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, al suo ritorno dall’Ucraina. Parolin ha ricordato che il suo “ministro degli Esteri”, nella notte tra il 19 e il 20 luglio, ha potuto assistere ad uno dei “più duri attacchi dall’inizio della guerra”, che hanno messo in luce “la persistenza della violenza e l’assenza di progressi significativi verso la pace,”.
Il cardinale ha denunciato una certa incertezza nella situazione anche in Iran, dicendosi dubbioso su quando ciò sarebbe terminato e notando che il protocollo d’intesa è ormai scaduto, ma ha anche dato voce alla speranza che i negoziati possano essere ripresi e portare a un accordo durevole di cui beneficerebbero sia l’Iran che la più ampia comunità internazionale.
Le tensioni irrisolte – ha detto il cardinale – minacciano la stabilità globale, e per questo sono necessari accordi per ridurre i conflitti perché “queste situazioni pongono la pace, a rischio”.
Guardando alla situazione di Gaza, e a recenti report che mettono in luce la costruzione di un muro, Parolin ha detto che “si può riassumere” la posizione della Santa Sede nello slogan: “No ai muri, sì ai ponti”.
Il cardinale Parolin ha anche affrontato i fatti di Bologna, in cui la morte di Abderrahim Fakir, in custodia della polizia, ha scatenato una serie di proteste. Il cardinale ha chiesto prima di tutto di “stabilire la verità” attraverso un’indagine appropriata, ha messo in guardia da una possibile nuova esplosione della violenza, e ha detto che questa “non è mai produttiva”.
Durante la presentazione del libro, il Cardinale Parolin ha operato una lunga riflessione sullo storico ruolo della Chiesa nel promuovere la pace sin dal Concilio Vaticano II, una missione che ha funzionato come filo rosso tra i pontificati, “ciascuno contribuendo ad un crescente mosaico di armonia internazionale con parole e azioni”.
Il cardinale ha ricordato una serie di importanti messaggi dei Papi per la pace, dalla Pacem in Terris di San Giovanni Paolo II alla richiesta “Mai più la guerra” di San Paolo II fino alla Terza Guerra Mondiale a pezzi di Papa Francesco e all’affermazione di Leone XIV che “la guerra non è mai degna dell’umanità”.
Il cardinale ha suggerito che questi insegnamenti oggi formano una continua tradizione che sfida i conflitti e promuove la riconciliazione.
Il cardinale Parolin ha anche messo in luce la dimensione ecumenica della missione della Chiesa.
FOCUS NUNZIATURE
Un nuovo osservatore della Santa Sede a New York
È l’arcivescovo Christophe el Kassis il successore dell’arcivescovo Gabriele Caccia come osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite. Una nomina interessante, di Leone XIV, che chiama un diplomatico di origine libanese che è stato nunzio in Pakistan e negli Emirati Arabi Uniti.
Nato a Beirut nel 1968, sacerdote dal 1994, è nel servizio diplomatico della Santa Sede dal giugno del 2000. Ha servito nelle nunziature in Indonesia, in Sudan e in Turchia e nella sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato.
Nel 2018, fu inviato nunzio in Pakistan, e ordinato arcivescovo dal Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. Dal gennaio 2023 era nunzio negli Emirati Arabi Uniti, incarico cui aveva aggiunto nel 2024 quello di nunzio in Yeme e delegato apostolico della Penisola Arabica.
Il nunzio in Germania presenta le credenziali
Lo scorso 22 luglio, l’arcivescovo Hubertus van Megen ha presentato le credenziali al presidente federale di Germania Frank-Walter Steinmeier, prendendo così ufficialmente l’incarico di nunzio del Papa in Germania.
Van Megen succede all’Arcivescovo Nikola Eterović, che ha rappresentato la Santa Sede in Germania dal 2013 e si è ritirato ad aprile.
L’Arcivescovo van Megen ha precedentemente ricoperto l’incarico di Nunzio Apostolico in Kenya e Sud Sudan, nonché di Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Nairobi. È al servizio diplomatico della Santa Sede dal 1994.
Testo e foto: ACI Stampa






