Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo”.
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Dall’Egitto ho chiamato mio figlio.
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: “Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino”. Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: “Sarà chiamato Nazareno”.
Alleluia, alleluia, alleluia !
Alleluia, alleluia, alleluia.
Alleluia, alleluia, alleluia.
Alleluia, alleluia, alleluia.
Alleluia, alleluia, alleluia !
Omelia
In questa domenica che segue immediatamente il Natale, l’angelo ripete anche a noi come a Giuseppe: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre!”. Sì! Dobbiamo prendere subito con noi il bambino, accoglierlo nel nostro cuore, nella nostra vita, nei nostri pensieri. Natale, del resto, è tutto qui: prendere con noi il bambino. Oggi la liturgia ci presenta la Santa Famiglia di Nazaret. E molte sono le riflessioni che suggerisce la Parola di Dio nel contesto di questa singolare famiglia. La prima: i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre, come fu anche per Gesù. È una dimensione che talora viene sottovalutata e anche dimenticata. Può prevalere anche nei genitori l’interesse per sé senza tener conto del bisogno che i piccoli hanno, appunto, di un padre e di una madre. I piccoli non potranno crescere nella salute del corpo e in quella del cuore senza i genitori. Si può anche dire che la famiglia a volte non basta. Ed è vero. Soprattutto quando manca l’amore materno e paterno. Il Natale torna per dire a tutti, a tutte le famiglie, di accogliere Gesù, di accogliere i figli. La Chiesa, invitandoci a contemplare Maria e Giuseppe con Gesù, sottolinea quanto i figli, soprattutto negli anni dell’infanzia, abbiano bisogno della famiglia. Così è stato anche per Gesù.
Ma c’è una seconda riflessione da fare. Anche Maria e Giuseppe hanno avuto bisogno di Gesù. Senza di lui questa famiglia neppure sarebbe iniziata. Essa si lega direttamente al mistero di Dio che ha nel suo cuore la dimensione generativa. Nel Credo diciamo infatti che nel mistero trinitario, il Figlio è “generato non creato”. Nel mistero dell’amore vi è anche quello della generazione. Maria e Giuseppe sono esemplari nell’attenzione a Gesù. Lo salvano dalla ferocia di Erode, lo aiutano a crescere, lo cercano quando si smarrisce. Lo ascoltano quando parla loro con autorevolezza. Gesù resta il centro della famiglia e il maestro dell’amore. Chi prende con sé Gesù impara ad amare; al contrario, chi si lascia prendere solo dall’amore per sé stesso, si incattivisce e giunge ad allontanare chi gli sta accanto, sino – purtroppo – anche ad eliminarlo. La famiglia di Nazaret resta l’icona a cui guardare per rendere le nostre famiglie più salde nell’amore e più forti nell’edificare un mondo di giustizia e di pace.





