È stato il giorno dei funerali del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni morto col cuore bruciato dopo un trapianto all’ospedale Monaldi di Napoli. Camera ardente aperta nel Duomo di Nola dalle ore 11, e fila lunghissima per rendergli omaggio. La madre, Patrizia Mercolino, è arrivata in lacrime, sorretta da due persone. Alle esequie era presente anche la premier Giorgia Meloni.
A presiedere la celebrazione è il vescovo di Nola, Francesco Marino. Sull’altare è presente l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Mimmo Battaglia, che è stato accanto alla famiglia di Domenico negli ultimi giorni ed ha impartito l’estrema unzione al bimbo.
Francesco Marino ha aperto l’omelia dicendo che “in questa chiesa, cattedrale e casa comune, sentiamo anche noi il vostro immane dolore. Il vostro bambino Domenico in queste atroci e lunghe settimane è diventato un figlio di tutti noi e, se è vero che i figli so’ piezz’ ‘e cor’, anche quello di ciascuno di noi, come quello vostro di mamma e papà, si è spezzato nel dolore di questa insensata tragedia“.
Monsignor Francesco Marino ha aggiunto che “la caccia ai colpevoli per un momento appaga, ma non può mai ripagare una perdita così grande. Una cosa è riconoscere giustamente le responsabilità penali, che chi di dovere dovrà esaminare e sanzionare, altra cosa è presumere che la giustizia dei tribunali o, ancor peggio, il giustizialismoprivato lenisca il dolore che nessuno, se non Gesù, può consolare con il balsamo dello Spirito d’amore”. E ancora: “I sentimenti umani che si agitano in questo momento, forse comprensibilmente, e non dobbiamo spaventarcene, sono di rabbia, di delusione, di atroce spasimo. Ci chiediamo perché, vorremmo dei responsabili con cui prendercela, vorremmo che chi ha sbagliato soffrisse come ha sofferto Domenico. Ma, proprio mentre ci assalgono questi desideri cattivi, ne sono certo, finiamo per sentirci ancora più male, più in colpa. Sì, fratelli e sorelle, perché ascoltando veramente la voce della nostra coscienza, sappiamo bene che la sofferenza non si cura mai con il risentimento, il male non si vince con altro male, il lutto non si può elaborare con il desiderio di vendetta”.
Un altro passaggio dell’omelia del vescovo, che si è rivolto ai genitori di Domenico: “Carissimi Antonio e Patrizia, ci avete ricordato che il dolore ha bisogno di essere condiviso, perché da soli non si può portare un peso così grande. Domenico, poi, ci ha ricordato la fragilità del cuore umano. Bisogna aver cura di ogni cuore, accostare la vita degli altri con delicatezza e sensibilità. Dobbiamo riscoprire la responsabilità di farci carico del cuore degli altri e dobbiamo sapere che quando si mette mano ai sentimenti altrui, si sta toccando un ‘organo’ delicatissimo per il quale ci vuole competenza, prudenza e amore“.




