Le strade di Parigi sono affollatissime, il Papa sulla auto panoramica è felice e saluta la gente, benedice i bambini, una vera festa, più di trecento mila persone nel percorso dall’ UNESCO a Notre Dame. Un paese che attende il Papa da anni, un paese laico si, ma con un grande risveglio spirituale. Una accoglienza che fa concorrenza a quella spagnola. E dal cuore della storia della fede Leone XIV, al suo primo giorno in Francia, parla ai religiosi, ai vescovi, ai sacerdoti. A Notre Dame il Papa incontra i pastori della Chiesa cattolica in Francia. Parla della cattedrale segnata dall’incendio, rinata grazie all’impegno di tutta la nazione che “è stata l’occasione di un incontro che ha dilatato gli spazi dell’accoglienza e della partecipazione al di là dei confini dell’appartenenza ecclesiale”. E parla di conversione e missione.
E dalla pianta a croce della cattedrale prende spunto per dire che là “dove pietra e luce si fondono” si pensa , all’ “incontro tra la terra e il cielo. Essa raccoglie e ordina gli eventi della storia, intessuta di gioie e sofferenze umane. Le tiene insieme in una dinamica simbolica, che delle diverse espressioni fa una lingua viva, componendole in unità”.
Nella omelia durante la celebrazione dei Vespriil Papa spiega che unità non significa creare una “enclave in cui ritrarsi per difendersi dal proprio tempo” ma come le antiche cattedrali diventa “spazio di accoglienza, di rispetto, di rivelazione e di senso per tutti. Qui sta la forza di una Chiesa viva: accogliere la periferia che si trova già nel suo cuore, il lontano che in realtà è già vicino, l’estraneo nel quale Cristo già sta bussando alla porta”.
E se “Notre-Dame è il segno di tale incontro nel centro di Parigi” tanto più devono esserlo tutte le chiesa della nazione “trasfigurate da una presenza missionaria semplice e benevola, che aiuti anche la composizione delle differenze culturali e la guarigione delle ferite presenti nelle nostre società”. E “la povertà di mezzi non impedisce la missione, poiché è la grazia di Dio a facilitare la libertà interiore e la sobrietà della vita, così da riflettere uno stile evangelico”.
Un tempio è luogo di “preghiera e la lode di Dio. Esso è il luogo dove la Comunità cristiana celebra la forma più alta di preghiera e di lode, rinnovando nell’Eucaristia il Sacrificio redentore di Cristo”.
Qualcosa di vivo e la vita della Chiesa è la liturgia. La Chiesa è “un organismo vivo, una comunità credente che raccoglie nella lode quanto la cultura e la Tradizione le consegnano, un corpo che, proprio celebrando, narra a chiunque la ragione per cui esiste”.
La liturgia diventa “un’oasi di pace in una società iperconnessa e rumorosa, dove si può sperimentare la presenza dell’Autore del più grande amore”, dice il Papa ai religiosi, e al clero di Francia. Indica la vita comunitaria per imparare a “vedere le vicende storiche sotto la luce di Dio, rendendoci più consapevoli delle nostre responsabilità, a smascherare i rapporti di potere ingiusti e a custodire i germogli di giustizia e di pace”.
Ricorda il Concilio Leone XIV, e ringrazia la Francia per il contributo alla liturgia che rimane “uno specchio della vita. La gioia eucaristica si afferma e si diffonde dove l’armonia è ritrovata, dove la dignità rinasce, dove l’autorità si fa servizio, dove la libertà si rimette in cammino. È il dono più grande che possiamo condividere”. E chiede: “Mettete dunque al di sopra delle vostre personali sensibilità la comunione col successore di Pietro e con la Chiesa, per coltivare l’unità del popolo di Dio. Insieme, saremo la profezia che un mondo riconciliato è possibile”.
Mai trascurare allora l’amicizia con il il Signore e conclude: “Nel cuore della città, la Cattedrale aperta è il segno di una comunità che dà lode al Signore e che vive l’ospitalità non come gesto occasionale, ma come la forma stessa della propria esistenza, in modo che tutti possano sentirsi a casa, senza più essere oppressi né emarginati in un mondo che cambia”. Per cui “questa cattedrale è rinata perché voi possiate rinascere con essa in uno slancio di santità e di missione quotidiana. Siate, in mezzo al vostro popolo, l’espressione limpida della divina maternità della Chiesa che, testimoniando l’amore di Dio, ricompone e guarisce la famiglia umana”. Al suo ingresso il Papa ha pregato anche davanti alla reliquia della Corona di Spine salvata dall’incendio del 2019.
I religiosi e il clero ha detto Laurent Ulrich, Arcivescovo Metropolita di Parigi “sanno che il mondo è sempre paradossale: finge di non interessarsi eppure è assetato di parole vere, di amore fraterno e della pace che viene da Dio”.
Le note poderose dell’organo vengono sovrastate dallo scroscio potente degli applausi all’ingresso del Papa mentre fuori dalla cattedrale in migliaia seguono dagli schermi. L’Arcidiocesi di Parigi ha messo a punto un grande piano comunicativo e organizzativo. Dopo la Spagna ora la Francia, l’ Europa abbraccia con entusiasmo il primo Papa americano della storia.





