Quella che troviamo in Atti 10 è forse la professione di fede più sinteticamente precisa di tutto il Nuovo Testamento. L’epilogo (terreno) in Giudea, l’itinerario per tutta la Galilea. La predicazione e le molte guarigioni. La sottomissione di Satana. La sconfitta (apparente), per mano dei potenti, con l’ignominia della crocifissione. E una storia che, oltre ogni aspettativa, prosegue ancora. Oltre la morte, la vita. “A testimoni prescelti”: il grande paradosso di un Dio nascosto, che non cerca la spettacolarità messianica, ma intesse una relazione così solida, che riesce a ricostruire i fili interrotti anche oltre ogni ostacolo… oltre la morte, la paura, il rifiuto, l’abbandono, la fuga, il rinnegamento e il tradimento. Oltre ogni infedeltà, Dio è il Verbo che incarna la fedeltà di un Padre che precede, con l’amore, ogni scelta – anche sbagliata! – dei suoi figli.
Il perdono
Quando lo spirito irrompe sulla scena, il discorso aveva ormai raggiunto l’acme proprio in quello che è il punto più alto di Cristo. Non tanto della predicazione. Perché Cristo ne parla – tutto sommato – limitatamente. Sono poche le parole che Cristo riserva al perdono. Ma è in ciò che risiede la grazia più importante, che è venuto a portare agli uomini. È questo che ha comunicato in tutta l’intera sua vita, in particolare nella Passione, in cui, oltre il dolore e l’atrocità della morte che ha patito, riesce ad illuminare la scena con un perdono che scaturisce, contro ogni aspettativa, proprio quando tutto sembra perduto e ogni azione risulta ormai vana e insensata. Proprio in quel punto, s’inserisce l’ingresso dello Spirito Santo, che non è mai banale.
Spirito stupefacente
E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo (At 10, 47)
La circoncisione, come fosse un attestato, una certificazione da esibire per rendere solido un rapporto, quello con Dio, che rappresenta il mistero ineludibile di tutta una vita. Lo Spirito spariglia le carte. Senza grandi discorsi o elucubrazioni. Nessun proclama, nessun convegno. Semplicemente: si effonde, scende. Raggiunge tutti i presenti in quel luogo. Non ci sono più differenze di tradizioni o di etnie. Solo la gratuità di un dono, tale in quanto si effonde sui presenti, con generosa larghezza, attestando la presenza divina in mezzo all’uomo in affannosa ricerca.
Dove c’è Spirito, arriva (anche) l’acqua
«Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?» (At 10, 47)
Se lo Spirito (segno della presenza divina), ha già fatto il suo – impetuoso – ingresso, cosa può evitare che vi sia accesso a ciò che, in realtà, altro non è se non un pallido simbolo? I sacramenti, importanti e imprescindibili, contribuiscono a rendere visibile l’invisibile, a dare materialità ad una relazione con Dio, che, in assenza dell’essenza stessa, altro non sarebbe se non mera rappresentazione, puro fenomeno, ma slegata dalla realtà effettiva. Se anche i Pagani hanno ricevuto lo Spirito, la via ai gentili è aperta.
«I ciechi cammineranno per vie sconosciute»
Così scrive Isaia[1], suggerendo come Dio sia in grado di creare nuove strade, anche dove la speranza sembra non avere più possibilità di far presa sul terreno. A volte, rischia di essere una scelta di comodo ridurre la vita di fede ai sacramenti. Se l’Eucaristia è l’autostrada per il Cielo[2] e ogni sacramento rappresenta un gesto che Cristo ha affidato alla sua Chiesa per condurre ogni uomo al Padre, è pur vero che, in un mondo come il nostro, così religiosamente analfabeta, è ancora più prezioso trovare una fede incarnata nelle pieghe del quotidiano, non solo sull’altare. E ora, come allora, confido che lo Spirito possa aprire nuove strade per parlare al cuore dell’uomo, ora come allora, assetato di verità, giustizia e libertà.
Fonte immagine: Gemini
Rif. letture festive ambrosiane, nella I domenica dopo la Dedicazione
LETTURA At 10, 34-48a
Lettura degli Atti degli Apostoli
In quei giorni. Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome». Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo.





