“La guerra, perché ci ostiniamo a chiamarla guerra, non è finita in Terra Santa. Non sono finiti i bombardamenti, non è arrivato il cibo, non sono stati distribuiti farmaci vitali, non sono state allestite tende, non è stato possibile salvare vite per la mancanza di ospedali e di operatori sanitari. La tregua annunciata non ha portato ai risultati desiderati sulla strada della pace”. Lo afferma padre Ibrahim Faltas, direttore delle scuole della Custodia.
“L’impegno preso dalla comunità internazionale più di quattro mesi fa non ha prodotto azioni risolutive di pace”, denuncia il francescano parlando di Gaza, in un appello pubblicato dai media vaticani. “Mentre si organizzano consigli di amministrazione e si raccolgono adesioni a strumenti commerciali, la gente continua a morire a Gaza. Mentre si studia come smaltire l’enorme quantità di macerie che hanno seppellito corpi, storie, ricordi, vengono colpiti i familiari che scavano a mani nude quel che resta delle loro case per cercare i corpi dei loro cari. In Cisgiordania e a Gerusalemme – sottolinea padre Ibrahim – si cerca di sopravvivere a tante limitazioni e difficoltà, si tenta di proteggere e di tutelare i propri luoghi di origine appartenuti a generazioni da tempo immemorabile mentre proprietari nuovi e sconosciuti si appropriano di quelle case e di quei terreni grazie a documenti freschi di stampa e a leggi appena emanate che non rispettano la vita e la storia di un popolo”.
Commentando infine la foto di una bambina che piange sul luogo dove presumibilmente è stato sepolto un genitore, Faltas conclude: “Chi vuole la pace, non può accettare che un bambino, a cui è già stata negata la serenità dell’infanzia e che ha necessità di aiuto e di protezione, debba seppellire chi gli ha donato la vita. La verità della pace non può essere sepolta con quel padre amato e con i tanti morti innocenti di Gaza. La speranza della pace non può essere sepolta da chi provoca ingiustizie e discriminazioni in Terra Santa. La complicità dell’indifferenza e del silenzio non devono seppellire la verità e la giustizia”.



