”Nessun Vescovo cammina da solo: sappiate che siete nella mia preghiera, e con voi le vostre Chiese: i sacerdoti, i diaconi, i consacrati e le consacrate, i seminaristi, le famiglie, i giovani, gli anziani, i poveri, quanti soffrono e quanti ancora attendono di incontrare la gioia del Vangelo. Tutti devono trovare un posto nel cuore del Vescovo, perché tutti hanno già un posto nel cuore di Cristo”. Lo ha sottolineato il Papa ai nuovi Vescovi che hanno partecipato al corso di formazione ”Vescovi, servitori della comunione nella Chiesa e nel mondo di oggi”.
”Amate la gente che il Signore vi ha affidato. Imparate i loro nomi,- la raccomandazione del Papa -ascoltate le loro storie, entrate, quando potete, nelle loro case, pregate con loro. Specialmente nelle giovani Chiese, tante volte la presenza del Vescovo dice moltissimo, prima ancora delle sue parole. Una visita, una benedizione, il tempo dato a un sacerdote, l’ascolto di una famiglia, il dialogo con un giovane:
sono piccoli gesti, ma possono rimanere nell’animo di una persona per tutta la vita”.
”Un’altra caratteristica del Vescovo è quella che la tradizione chiama sollicitudo pastoralis, la sollecitudine pastorale. Non significa semplicemente avere molte responsabilità. È qualcosa di più profondo: è portare il proprio popolo nel cuore”, ha sottolineato Leone .
”Viviamo in un’epoca di cambiamenti rapidi. Gli sviluppi delle tecnologie della comunicazione e dell’intelligenza artificiale hanno aperto possibilità che, fino a pochi anni fa, non avremmo neppure immaginato”. Lo sottolinea il Papa ricevendo in udienza i nuovi Vescovi partecipanti al corso di formazione ”Vescovi, servitori della comunione nella Chiesa e nel mondo di oggi”. ”Ma certamente – riflette – non possono liberare l’umanità dal peccato e dalle sue conseguenze: lo dimostrano tragicamente le crisi che sta attraversando. In uno scenario complesso e, per certi versi, inquietante come l’attuale, la Chiesa ha celebrato lo scorso anno il Giubileo della speranza. Forse perché vive fuori dal mondo? Al contrario, perché da Cristo morto e risorto è inviata ad annunciare a tutti il Vangelo della salvezza. E noi Vescovi siamo i primi destinatari di questo mandato. Con l’Enciclica Magnifica humanitas ritengo di aver offerto, in primis ai Pastori delle Chiese, una visione e un metodo per affrontare la grande sfida della custodia dell’umano nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Vi incoraggio a promuovere nelle vostre diocesi percorsi di riflessione e dialogo, per formare e sostenere quanti vogliono impegnarsi al servizio della civiltà dell’amore”.
”Amate i vostri sacerdoti”, dice ancora Leone. ”Vescovi, servitori della comunione nella Chiesa e nel mondo di oggi”. ”Trovino in ognuno di voi un padre e un fratello”, dice Leone XIV. ”Ascoltateli, incoraggiateli, pregate per loro, gioite del bene che fanno e accompagnateli con fiducia nel loro ministero. Abbiate un’attenzione particolare per quelli anziani e ammalati. Fate sentire loro che sono preziosi, che la Chiesa è loro grata e che il Vescovo non li dimentica. A volte basta una telefonata, una visita, una parola affettuosa da parte vostra”, osserva Leone ai Vescovi.






