Dopo aver sostato in preghiera nella Cattedrale di Saurimo, dedicata a Nostra Signora dell’Assunzione, Papa Leone XIV non ha mancato di salutare le migliaia di fedeli assiepati nella spianata dove viene celebrata la Messa.
A quota 1081 metri sul livello del mare, la città di Saurimo fino al 1975 – anno dell’indipendenza dell’Angola dal Portogallo – era denominata Henrique de Carvalho, in onore dell’omonimo esploratore portoghese, che visitò la regione di Lunda nel 1884.
Fin dal suo arrivo – prima in Camerun e poi in Angola – Papa Leone è stato sempre accolto dal calore dei fedeli. E anche a Saurimo l’atmosfera che il Papa ha trovato al suo arrivo è stata contrassegnata da una fede gioiosa. Tutti hanno accolto il Successore di Pietro con canti, balli e applausi.
Nonostante il caldo torrido, arrivato alla spianata, Leone XIV non ha mancato di salutare i circa 60.000 fedeli di ogni età – giunti da tutta la regione e dalle diocesi vicine – facendo un giro in Papamobile.
“Questa è la prima volta che un Papa esce dalla fascia del litorale dell’Angola e viene – usando il linguaggio di Papa Francesco – in periferia. Questa è una regione ricca di diamanti, ma vi è anche tanta povertà e lui viene qui per far vedere la nostra realtà. Per noi è una grande gioia avere il Santo Padre nella nostra regione”, commenta il direttore dell’ufficio delle comunicazioni dell’Arcidiocesi di Saurimo.
“Nella gioia e nella bellezza della nostra assemblea, riunita nel nome di Gesù, ascoltiamo con cuore aperto – ha detto il Papa nell’omelia della Messa, concelebrata da numerosi vescovi angolani – la sua Parola di salvezza, perché ci fa riflettere sul motivo e sulla fine per i quali seguiamo il Signore”.
Commentando il Vangelo del giorno, Leone riflette: “Il Signore vede nel nostro cuore e ci chiede se lo cerchiamo per gratitudine o per interesse, per calcolo o per amore. La folla vede Gesù come uno strumento per altro, un erogatore di servizi. Se Egli non desse loro qualcosa da mangiare, i suoi gesti ei suoi insegnamenti non avrebbero interesse. Questo accade quando alla fede autentica si sostituisce un commercio superstizioso, nel quale Dio diventa un idolo che si cerca solo quando ci serve, finché ci serve. Persino i più bei doni del Signore, che sempre si prende cura del suo popolo, diventano allora una pretesa, un premio o un ricatto, e vengono fraintesi proprio da chi li riceve”.
E qui arriva il monito del Papa: “Il racconto evangelico ci fa dunque capire che esistono motivi sbagliati per cercare Cristo, anzitutto quando viene considerato un guru o un portafortuna. Anche il fine che quella folla si propone è inadeguato: non cercano infatti un maestro cui volere bene, ma un leader da riverire per tornaconto”.
“Ben diverso – prosegue il Pontefice è l’atteggiamento di Gesù verso di noi: Egli non respinge questa ricerca insincera, ma la sprona a convertirsi. Cristo ci chiama a libertà: non vuole servi o clienti, ma cerca fratelli e sorelle cui dedicarsi con tutto sé stesso. Per corrispondere con fede a questo amore, non basta sentir parlare di Gesù: occorre accogliere il senso delle sue parole. Non basta nemmeno vedere quello che Gesù fa: occorre seguire e imitare la sua iniziativa”.






