“L’amore vero, ci ricorda il Vangelo, si dà prima ancora che venga ricambiato. È un dono anticipato. Non si fonda su ciò che riceve, ma su ciò che desidera offrire. È ciò che Gesù ha vissuto con i suoi: mentre loro ancora non capivano, mentre uno stava per tradirlo e un altro per rinnegarlo, Lui preparava per tutti una cena di comunione. Cari fratelli e sorelle, anche noi siamo invitati a ‘preparare la Pasqua’ del Signore. Non solo quella liturgica: anche quella della nostra vita. Ogni gesto di disponibilità, ogni atto gratuito, ogni perdono offerto in anticipo, ogni fatica accolta pazientemente è un modo per preparare un luogo dove Dio può abitare”. Lo dice papa Leone nel passaggio centrale dell’udienza generale di oggi.
“Possiamo allora chiederci – continua il Pontefice: quali spazi nella mia vita ho bisogno di riordinare perché siano pronti ad accogliere il Signore? Cosa significa per me oggi “preparare”? Forse rinunciare a una pretesa, smettere di aspettare che l’altro cambi, fare il primo passo. Forse ascoltare di più, agire di meno, o imparare a fidarmi di ciò che già è stato predisposto. Se accogliamo l’invito a preparare il luogo della comunione con Dio e tra di noi, scopriamo di essere circondati da segni, incontri, parole che orientano verso quella sala, spaziosa e già pronta, in cui si celebra incessantemente il mistero di un amore infinito, che ci sostiene e che sempre ci precede”.
Nell’anniversario di Hiroshima e in quello imminente di Nagasaki, “desidero assicurare la mia preghiera per tutti coloro che ne hanno subito gli effetti. Nonostante il passare degli anni, quei tragici avvenimenti costituiscono un monito universale contro la devastazione causata dalle guerre e in particolare dalle armi nucleari”. Così il Papa al termine dell’udienza generale.
“Auspico – aggiunge – che nel mondo contemporaneo segnato da forti e sanguinosi conflitti, l’illusoria sicurezza basata sulla minaccia della reciproca distruzione ceda il passo agli strumenti della giustizia, del dialogo, alla fiducia della fraternità”.
Il videomessaggio per la 143ma Supreme Convention dei Cavalieri di Colombo
“La Chiesa è sempre stata chiamata a essere un segno di speranza”: lo dice Papa Leone in un videomessaggio per la 143ma Supreme Convention dei Cavalieri di Colombo.
“In modo particolare durante questo Anno Santo, siamo chiamati a essere segni tangibili di speranza per quei nostri fratelli e sorelle che vivono difficoltà di ogni genere”, ha aggiunto il Papa sottolineando: “Il vostro fondatore, il beato Michael McGivney, lo comprese bene. Vide i molteplici bisogni dei cattolici immigrati e cercò di portare sollievo ai poveri e ai sofferenti attraverso la sua fedele celebrazione dei sacramenti e attraverso l’assistenza fraterna, assistenza fraterna che continua ancora oggi”.
“Apprezzo i vostri sforzi per riunire uomini nelle vostre comunità per la preghiera, la formazione e la fraternità, così come i numerosi sforzi caritativi dei vostri consigli locali in tutto il mondo. In particolare, il vostro generoso servizio alle popolazioni vulnerabili – inclusi i nascituri, le madri incinte, i bambini, i meno fortunati e quanti sono colpiti dal flagello della guerra – porta speranza e guarigione a molti e continua la nobile eredità del vostro fondatore”, ha concluso il Pontefice.






