Papa Leone ha celebrato stamattina la messa nella chiesa di Sant’Anna, la parrocchia all’interno delle mura vaticana affidata alla comunità agostiniana. La Chiesa non resta indifferente ai drammi del mondo “in un tempo seriamente minacciato dalla guerra. Interi popoli vengono oggi schiacciati dalla violenza e ancor più da una spudorata indifferenza, che li abbandona a un destino di miseria. Davanti a questi drammi, non vogliamo essere remissivi, ma annunciare con la parola e con le opere che Gesù è il Salvatore del mondo, Colui che ci libera da ogni male”, ha detto il Papa nell’omelia.
“La Chiesa prega perché i governanti delle nazioni siano liberi dalla tentazione di usare la ricchezza contro l’uomo, trasformandola in armi che distruggono i popoli e in monopoli che umiliano i lavoratori”, ha continuato il Pontefice. “Chi serve Dio diventa libero dalla ricchezza, ma chi serve la ricchezza ne resta schiavo! Chi cerca la giustizia trasforma la ricchezza in bene comune; chi cerca il dominio trasforma il bene comune nella preda della propria avidità”, ha sottolineato Papa Leone XIV.
Chiesa di sant’Anna in Vaticano, gremita. Piccola e raccolta: i fedeli si stringono attorno al papa. E lui, qui, è di casa: è la sua parrocchia, in fondo. Papa Leone XIV arriva circa 15 minuti prima della celebrazione per abbracciare i “suoi” parrocchiani. Entra dalla porta d’ingresso della chiesetta: è contento, felice di essere qui oggi. Lo ha chiesto lui espressamente e l’annuncio era stato dato dalla Sala Stampa qualche giorno fa. E’ la prima volta che Prevost, da pontefice, celebra in questa piccola parrocchia situata dentro le mura vaticane e retta proprio dai padri agostiniani. Due volte, quindi, papa Leone è qui “di casa”. Grande emozione per la comunità agostiniana che regge la chiesetta di sant’Anna in Vaticano e grande emozione per i parrocchiani: nei giorni scorsi, infatti, tutti sono stati coinvolti nei ferventi preparativi per questa domenica davvero speciale.
C’era grande attesa per l’omelia che papa Leone XIV avrebbe letto. E l’attesa è stata “premiata” con parole di grande affetto per tutta la comunità: “Sono particolarmente lieto di presiedere questa Eucaristia nella parrocchia pontificia di Sant’Anna. Saluto con gratitudine i religiosi agostiniani che svolgono qui il loro servizio, in particolare il parroco, padre Mario Millardi, come pure il Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino” e il pensiero va anche a padre Giole Schiavella (ex parroco della piccola chiesa) che ha compiuto 103 anni. A questo punto tutti i fedeli hanno accolto queste parole con un applauso carico di affetto.
Poi parla del luogo “particolare” della piccola chiesa di sant’Anna in Vaticano: “Questa chiesa sorge in una posizione speciale, che è anche una chiave per il ministero pastorale che vi si svolge: siamo infatti, per così dire, “sul confine”, e davanti a Sant’Anna transitano tutti coloro che entrano ed escono dalla Città del Vaticano”. E’ una posizione speciale perché “c’è chi passa per lavoro, chi come ospite o pellegrino, chi di fretta, chi con trepidazione o serenità” dice il pontefice.
Il desiderio del pontefice è chiaro: “Possa ciascuno sperimentare che qui ci sono porte e cuori aperti alla preghiera, all’ascolto, alla carità!”. E il tema della preghiera, allora, diviene il tema cardine delle sue parole: il Vangelo “che è stato appena proclamato ci provoca a esaminare con attenzione il nostro legame con il Signore e, quindi, fra di noi. Gesù pone un’alternativa nettissima tra Dio e la ricchezza, chiedendoci di prendere una chiara e coerente posizione” ci parla del pontefice.
E poi, la riflessione sulla frase evangelica: «Nessun servitore può servire due padroni», perciò «non potete servire Dio e la ricchezza».In merito, il pontefice, è chiaro: “Occorre decidere un vero e proprio stile di vita. Si tratta di scegliere dove porre il nostro cuore, di chiarire chi sinceramente amiamo, chi serviamo con dedizione e qual è davvero il nostro bene. Ecco perché Gesù contrappone proprio la ricchezza a Dio: il Signore parla così perché sa che siamo creature indigenti, che la nostra vita è piena di bisogni”. Bisogna, allora, essere attenti perché “la sete di ricchezza rischia di prendere il posto di Dio nel nostro cuore, quando riteniamo che sia essa a salvare la nostra vita”. Mette in guardia, poi, dalla possibile tentazione di “pensare che senza Dio potremmo comunque vivere bene, mentre senza ricchezza saremmo tristi e afflitti da mille necessità. Davanti alla prova del bisogno ci sentiamo minacciati, ma invece di chiedere aiuto con fiducia e di condividere con fraternità, siamo portati a calcolare, ad accumulare, diventando sospettosi e diffidenti verso gli altri”.
Non c’è bisogno di questo desiderio enorme di ricchezza perché – ammonisce il pontefice – “Dio destina i beni del creato a tutti. La nostra indigenza di creature attesta allora una promessa e un legame, dei quali il Signore si prende cura in prima persona”. Cita il salmista che ci assicura che Dio «si china a guardare sui cieli e sulla terra». Dio è “padre buono, sempre e verso tutti: non solo verso chi è povero di beni terreni, ma anche verso quella miseria spirituale e morale che affligge i potenti come i deboli, gli indigenti come i ricchi”. Cita, poi san Paolo: «raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere».
L’Angelus
Una piazza festante accoglie papa Leone XIV che dopo aver celebrato la Santa Messa di oggi nella parrocchia di Sant’Anna in Vaticano, recita la preghiera mariana dell’Angelus con i fedeli che sono giunti nella piazza del Bernini.
Papa Leone XIV per la sua meditazione comincia con il Vangelo di oggi “che ci fa riflettere sull’uso dei beni materiali e, più in generale, su come stiamo amministrando il bene più prezioso di tutti, che è la nostra stessa vita”, così il pontefice.
E sulla figura dell’amministratore menzionato nella parabola nel Vangelo spiega che si “tratta di un’immagine che ci comunica qualcosa di importante: noi non siamo padroni della nostra vita né dei beni di cui godiamo; tutto ci è stato dato in dono dal Signore e Lui ha affidato questo patrimonio alla nostra cura, alla nostra libertà e responsabilità”. E ammonisce che “un giorno saremo chiamati a rendere conto di come abbiamo amministrato noi stessi, i nostri beni e le risorse della terra, sia davanti a Dio sia davanti agli uomini, alla società e soprattutto a chi verrà dopo di noi”.Tratteggia, allora, ancora meglio la figura sempre dell’amministratore che – per papa Leone XIV – “ha cercato semplicemente il proprio guadagno” e, quando arriva il giorno in cui deve rendere conto e l’amministrazione gli viene tolta, “deve pensare a che cosa fare per il suo futuro”. Ed è in questo caso – in questa “situazione difficile”, così la definisce il pontefice – che “egli comprende che non è l’accumulo dei beni materiali il valore più importante, perché le ricchezze di questo mondo passano”. E cosa fa, allora? Il pontefice continua nel suo racconto: “Chiama i debitori e “taglia” i loro debiti, rinunciando quindi alla parte che sarebbe spettata proprio a lui. In questo modo, perde la ricchezza materiale ma guadagna degli amici, che saranno pronti ad aiutarlo e a sostenerlo”.
L’insegnamento di tutto ciò è che bisogna uscire dalla “del proprio egoismo”. La parabola ci invita a porci una domanda che papa Leone XIV condivide con i fedeli: “Come stiamo amministrando i beni materiali, le risorse della terra e la nostra stessa vita che Dio ci ha affidato?”. E a questo quesito, sempre il pontefice prospetta due alternative: o “possiamo seguire il criterio dell’egoismo, mettendo la ricchezza al primo posto e pensando solo a noi stessi”, oppure “possiamo riconoscere tutto ciò che abbiamo come dono di Dio da amministrare, e utilizzare come strumento di condivisione, per creare reti di amicizia e solidarietà, per edificare il bene, per costruire un mondo più giusto, più equo e più fraterno” conclude il pontefice.
E dopo la recita dell’Angelus, il pensiero del papa è per le associazioni che sostengono con aiuti umanitari il popolo di Gaza. In merito, dice: “Apprezzo la vostra iniziativa e molte altre che in tutta la Chiesa esprimono vicinanza ai fratelli e alle sorelle che soffrono in quella terra martoriata. Con voi e con i pastori delle chiese in Terra Santa ripeto: non c’è futuro basato sulla violenza, sull’esilio forzato, sulla vendetta. I popoli hanno bisogno di pace chi li ama veramente lavora per la pace”. (ACI Stampa).





