L’insegnamento della religione cattolica “è come un trampolino di lancio da cui ragazzi e giovani possono imparare a tuffarsi nell’affascinante avventura del dialogo interiore, e in questo costituisce un elemento indispensabile di quell’alleanza educativa di cui oggi c’è tanto bisogno”. Lo rimarca Leone XIV a circa settemila partecipanti al terzo Incontro nazionale degli Insegnanti di religione cattolica, ricevuti stamani, sabato 25 aprile, in Aula Paolo VI.
La sete di infinito, energia per promuovere la pace
Il Papa li ringrazia prima di tutto per il lavoro “impegnativo, spesso silenzioso e non appariscente” ma al contempo “molto importante per la crescita di tanti bambini, ragazzi e giovani” svolto nella scuola. Quindi sottolinea l’importanza della dimensione religiosa come “elemento costitutivo dell’esperienza umana”, citando le Confessioni di Sant’Agostino e quella “ricerca interiore” alla quale da sempre sono legate, nell’essere umano, le “grandi domande del vivere, il rapporto con Dio, con il creato e con gli altri, per cui la sete di infinito, insita in ciascuna persona, può diventare energia per promuovere pace, per rinnovare la società e per colmarne le contraddizioni”.
L’insegnamento della religione cattolica è una disciplina di grande valenza culturale, utile alla comprensione delle dinamiche storiche e sociali, nonché delle espressioni del pensiero, dell’ingegno e delle arti che hanno dato forma e continuano a plasmare il volto dell’Italia, dell’Europa e di tanti Paesi del mondo.
Nella vera laicità il fatto religioso è risorsa educativa
Tutto ciò, prosegue il Pontefice rivolgendosi ai docenti, “entra nelle vostre lezioni, alla luce dell’insegnamento sempre attuale della Chiesa, in dialogo con gli altri campi del sapere e della ricerca religiosa”, in modo tale da rendere “accessibile” alle nuove generazioni, nel “pieno rispetto” della libertà di ciascuno, ciò che altrimenti rischia di restare “incomprensibile e vago”, mostrando invece “come la vera laicità non escluda il fatto religioso”, ma anzi “ne sappia fare tesoro quale risorsa educativa”.
Questo è, del resto, parte di un atteggiamento più ampio, imprescindibile per ogni dialogo, nella scuola come nella società: conoscere e amare ciò che si è, per saper incontrare l’altro con rispetto e apertura.
Non confondere la voce interiore con i rumori circostanti
Ancora, da Leone XIV alcune riflessioni a partire dal titolo dell’Incontro nazionale promosso dalla Conferenza episcopale italiana e svoltosi a Roma ieri e giovedì: “Il cuore parla al cuore”, parole ispirate al motto di san John Henry Newman, dottore della Chiesa e co-patrono del mondo educativo. All’interno, “la proposta di un cammino in cui la verità è la meta e la relazione personale la via per raggiungerla”, così da aiutare i ragazzi “a riconoscere una voce che in realtà già risuona in loro, a non seppellirla, né a confonderla con i rumori che li circondano”. Una voce che è “facilissimo” ridurre al silenzio in un’epoca in cui si è “costantemente assediati da stimoli di ogni genere”.
L’uomo non può vivere senza verità e significati autentici, e i giovani, anche se a volte sembrano apatici, o insensibili, dietro una facciata di apparente indifferenza, in realtà spesso nascondono l’inquietudine e la sofferenza di chi “sente troppo” e in modo troppo intenso, senza riuscire a dare un nome a ciò che sperimenta.
Fede e ragione, compagne di viaggio nella ricerca della verità
In tale contesto fare scuola significa più che mai “formare le persone all’ascolto del cuore, e con ciò alla libertà interiore e alla capacità di pensiero critico”, seguendo dinamiche in cui fede e ragione non si ignorano né si oppongono, ma sono “compagne di viaggio” nella ricerca “umile e sincera” della verità. Per questo, evidenzia il Papa, educare richiede la pazienza di seminare “senza pretendere risultati immediati, nel rispetto dei tempi di crescita della persona. E soprattutto — Newman insegna — richiede amore”.
Non risposte preconfezionate ma autorevolezza e onestà
Dal Vescovo di Roma, poi, l’esortazione a farsi “maestri credibili, a trasmettere valori “senza protagonismi né moralismi”, a offrire sguardi capaci di risollevare e a essere testimoni di quella coerenza “umile e vicina che rende cari e desiderabili anche i contenuti più impegnativi”.
I vostri alunni non hanno bisogno di risposte preconfezionate, ma di vicinanza e onestà da parte di adulti che li affianchino con autorevolezza e responsabilità, mentre affrontano le grandi domande della vita.
Uomini e donne che cercano, pensano, vivono e credono
Al di là della “solida competenza, animata da passione per lo studio, rigore culturale e preparazione didattica”, i ragazzi e le ragazze – ribadisce il Pontefice – “ricorderanno gli occhi e le parole di chi ha saputo riconoscere in loro un dono unico, di chi li ha presi sul serio, di chi non ha avuto paura di condividere con loro un tratto di strada, mostrandosi a sua volta uomo e donna che cerca, pensa, vive e crede”.
Infine, di fronte alle “sfide drammatiche e al contempo esaltanti” che la scuola si trova davanti, l’invito del Papa è a essere “servitori del mondo educativo, coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza, artefici credibili di espressioni di bellezza”.
Testo e foto: Vatican Media





