A Czestochowa due figure dell’opposizione dell’era comunista hanno cominciato l’8 settembre uno sciopero della fame in difesa delle scuole polacche. Questa forma estrema di protesta è la risposta all’arroganza del ministro dell’Educazione del governo Tusk, Barbara Nowacka che ignora le voci della società, dei genitori e degli insegnanti di religione che si levano contro la sua radicale riforma della scuola. La protesta di Jan Karandziej e Stanisław Oroń si inserisce in una disputa sui diritti dei genitori, sulla memoria, sull’identità polacca e sul futuro della Polonia. Lo sciopero della fame comporta sempre un rischio reale per la salute. Si decide di intraprendere un tale gesto estremo quando la posta in gioco è alta e le parole non vengono più ascoltate dai governanti.
Karandziej ha affermato che gli scioperanti vogliono “risvegliare un milione di coscienze” per stimolare il controllo sociale su ciò che viene insegnato ai bambini. Ogni regime totalitario vuole sempre controllare la scuola dove vengono plasmate le menti dei bambini e dei giovani per imporre in questo modo l’ideologia del regime alle future generazioni. Lo mostra la Rivoluzione Francese, il regime nazista in Germania e fascista in Italia, ma prima di tutto i regimi comunisti in tutto il mondo, cominciando dall’Unione Sovietica.
Purtroppo, anche oggi nei Paesi che vengono percepiti come democratici certi ambienti politici vogliono imporre alle società l’agenda radicale di sinistra. Questo succede in Polonia dove l’attuale governo polacco è il più radicale, il più di sinistra e anticlericale dai cambiamenti democratici del 1989. Questo carattere del governo è particolarmente visibile nelle attività del Ministero dell’Istruzione Nazionale guidato da Barbara Nowacka, una femminista radicale, un’atea, sostenitrice del “diritto” all’aborto, nonché del finanziamento statale della fecondazione in vitro, anche per le donne single; favorevole all’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso.
Da un lato, l’attuale ministro sta cercando di eliminare ogni contenuto patriottico dai programmi scolastici e di eliminare o marginalizzare l’ora di religione; dall’altro, sta introducendo una nuova materia, la cosiddetta «educazione alla salute». Questo eufemismo nasconde l’educazione sessuale, che mira alla sessualizzazione precoce di bambini e adolescenti, promuovendo anche l’ideologia gender.
Al centro della controversia riguardante la scuola si trova la questione del ruolo dei genitori. Essi sono i primi e i più importanti educatori del bambino – ricordano gli scioperanti. Questo non significa che i genitori debbano progettare autonomamente il curriculum di base o decidere ogni singola pagina del libro di testo. La scuola dovrebbe svolgere un ruolo di supporto per la famiglia, non la sostituisce e non può usurpare i suoi diritti fondamentali. Lo Stato ha l’obbligo di garantire un livello comune di istruzione, la sicurezza degli studenti e l’accesso a conoscenze affidabili. Tuttavia, il limite viene superato quando un’istituzione pubblica smette di limitarsi a insegnare e inizia a plasmare la visione del mondo di un bambino in modo diverso o in contrasto con quella dei genitori in un periodo della vita quando i bambini e giovani sono molto vulnerabili a ogni nuova ideologia, moda e propaganda.
L’istruzione non è neutrale. Ogni decisione su cosa insegnare e cosa omettere si basa su una specifica visione dell’uomo. Allo stesso modo, eliminare contenuti religiosi, patriottici o classici non crea una scuola neutrale. Crea una scuola basata su valori diversi per creare un “uomo nuovo” auspicato dai radicali di sinistra di oggi.
Recentemente Nowacka ha compiuto un altro passo: senza consultare i genitori né insegnanti, ha imposto alle scuole la cosiddetta “dieta planetaria” che è decisamente diversa dalla dieta di polacchi. “La dieta planetaria” è un concetto sviluppato dalla Commissione EAT-Lancet e finanziata, tra gli altri, da soggetti che investono in alimenti alternativi alle proteine animali. Come ha sottolineato un europarlamentare polacco l’on. Patryk Jaki “dobbiamo chiederci se si tratti davvero solo della salute dei bambini e il benessere del pianeta, o se rifletta anche specifici interessi economici. Non ho trovato nessun altro Paese dell’Unione Europea che abbia implementato un modello così radicale nelle scuole in modo obbligatorio. Certo, elementi di questa dieta si possono trovare in molti Paesi: più verdura, meno zucchero, cereali integrali. E non c’è niente di male in questo. Il problema è che non si tratta di soluzioni nuove. La controversia riguarda principalmente la riduzione dei prodotti di origine animale e l’introduzione obbligatoria di pasti a base vegetale”.Per i bambini delle scuole polacche è uno sconvolgimento delle loro abitudini alimentari ma anche un duro colpo per gli allevatori polacchi. La nuova “dieta planetaria” basata maggiormente su alimenti vegetali, è stata criticata duramente anche da Mateusz Morawiecki: “Tornate in voi”, ha tuonato l’ex primo ministro, accusando il governo di aver attuato cambiamenti senza consultazione sociale.
Il dibattito odierno sull’istruzione in Polonia e l’impegno degli attivisti di “Solidarnosc” su questo fronte non è una pura coincidenza. L’istruzione ed educazione era uno degli ambiti che il sistema comunista tentò di subordinare allo Stato. La famiglia, la Chiesa e la cultura indipendente difendevano all’epoca comunista la sfera della libertà umana, come lo faceva il sindacato di “Solidarnosc”. La storia non si ripete allo stesso modo e la Polonia democratica di oggi non può essere meccanicamente paragonata alla Polonia del regime comunista.Purtroppo, il meccanismo della tentazione rimane simile: qualsiasi autorità può voler ritenere che i bambini siano di proprietà dello stato (vale a dire chi governa in quel tempo) e di avere un diritto maggiore dei genitori a plasmare nuove generazioni.






