Sono oltre 500 i ricercatori che, insieme a migliaia tra medici e infermieri, mandano avanti ogni giorno la ‘macchina’ del Policlinico Universitario Gemelli di Roma, uno dei più grandi ospedali privati non profit d’Europa, nonché polo di ricerca di fama internazionale. E proprio la ricerca, che coltiva la speranza di cure sempre più efficaci, anche per chi è affetto da patologie oggi difficili da trattare, ha bisogno di idee nuove, ma anche di un sostegno economico adeguato e costante nel tempo. L’evento clou dell’anno a sostegno della ricerca del Gemelli è la Charity Dinner autunnale, ospitata nei giorni scorsi nelle magnifiche Corsie Sistine a Roma, commissionate nel 1473 da Papa Sisto IV, lo stesso della Cappella Sistina.
”Il Gemelli è perfettamente integrato con questa città, alla quale offre ogni giorno un servizio straordinario, come parte integrante del Servizio sanitario nazionale e regionale – commenta il presidente di Fondazione Policlinico Gemelli Daniele Franco-. E il successo di questa serata è la prova tangibile di quanto le persone apprezzino il nostro operato e ripongano in noi la loro fiducia, anche attraverso questo ampio sostegno alla ricerca e al miglioramento di un servizio essenziale qual è il pronto soccorso”. “Siamo molto grati a tutti voi per la generosità e la fiducia nei confronti di questo ospedale che tanto fa per questa città e non solo – ha affermato Elena Beccalli
Rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore-. Con i fondi raccolti potenzieremo due progetti importanti, nello spirito di continuare a coltivare un’idea di ospedale al servizio di ogni persona, con una dedizione quotidiana per le attività di cura, ma anche con un’attenzione particolare all’innovazione e alla ricerca”.
”Una bellissima iniziativa questa della charity dinner, avviata dallo scorso anno – esordisce Daniele Piacentini, direttore generale di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs – Siamo orgogliosi del grande riscontro ottenuto da parte delle istituzioni e di tanti donatori, fondazioni, aziende che vogliono contribuire a supportare la ricerca clinica e di base del nostro Policlinico. La ricerca è un asset straordinario perché porta innovazione e miglioramento della qualità delle cure per le persone che noi assistiamo ogni giorno. Ma per farla bene serve investire, in primo luogo nelle persone, con le loro competenze, passione e dedizione; ma anche in tecnologie, facility e organizzazione, che devono essere ottimali. E per tutto questo servono risorse. Gli ospedali curano tante persone, ma a loro volta hanno bisogno di essere presi in cura”.
“Il Policlinico Gemelli, fondato 61 anni fa, è un ospedale ‘giovane’ nell’ecosistema italiano – ricorda il professor Antonio Gasbarrini, direttore scientifico di Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e Ordinario di Medicina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – ma, soprattutto in questi ultimi anni, questa realtà è ‘esplosa’ a livello nazionale e internazionale, con la sua Facoltà di Medicina e Chirurgia a dargli carburante. Lo prova anche la pioggia di premi Erc (European Research Council), il ‘Nobel della ricerca’ in Europa, vinti dai nostri ricercatori quest’anno, il numero più alto in Europa. Con le nostre ricerche qui al Policlinico Gemelli stiamo studiando quello che dominerà la pratica clinica nei prossimi anni e una di queste è la biopsia liquida, che consentirà di fare diagnosi precocissime, follow up e terapie personalizzate in oncologia”.
I proventi della serata andranno quest’anno a finanziare le ricerche e il servizio sulla biopsia liquida (che permetterà nel prossimo futuro di affinare sempre più la diagnosi e la terapia dei tumori), mentre l’asta benefica battuta da Christie’s Italia ha consentito di raccogliere ulteriori fondi che saranno investiti in un progetto innovativo, illustrato dal Professor Francesco Franceschi (direttore della Uoc di Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso di Fondazione Policlinico Gemelli e Ordinario di Medicina Interna dell’Università Cattolica), per migliorare l’attesa presso il Pronto Soccorso e la comunicazione tra i medici e i parenti dei pazienti in trattamento, attraverso una speciale ‘app’ per cellulare e monitor collocati in sala d’attesa.






