Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, un anno con un mistico del Cuore di Gesù” di Sergio Calzone. Le riflessioni di oggi.
Le riflessioni
Né Fra Tommaso si ferma a ciò, poiché troppo gli preme la materia. Il suo proponimento è di chiarire la differenza tra «figure» (leggasi l’ostia e il vino) e il «figurato» (leggasi il corpo e il sangue di Cristo).
E però che ha a fare il pane della proposizione che mangiò David e la manna nel deserto che mangiorno li Israeliti che aveva ogni sapore? E che ha da far le coturnici che piovevano dal cielo a l’instesso popolo? Cedino pur le figure al figurato: questo è quel solenne banchetto che fece il re Asuero a’ suoi principi, qualle fu figura de questo convito che fece Cristo a’ suoi discepoli. O beati apostoli, o felice cristianesmo, poiché hai in te quell’instesso Iddio che hanno li angeli in cielo! O cristianità, quanto ti poi gloriare poiché ti tieni il figliolo de Dio rinchiuso in quel santissimo sacramento al qualle ogni ora poi ricorrere nelli tuoi bisogni, dimandando il suo divino agiuto! (Selva, 210)
Viene ripreso, quasi per inciso, più avanti, come di verità ormai dimostrata.
A questa ressurezione del Signore erano presenti tutti li santi padri, i patriarchi vedevano adempiute le figure perché videano il figurato, liprofetti vedeano compiute le profezie perché vedeano il profettato, gli angeli vedeano quel Dio e quela beata umanità che non volse Lucifero con suoi seguaci adorare. (Selva, 261)
In questo modo, il primato di Roma assume aspetti trionfali, in armonia con lo spirito controriformista e poi barocco: essa è l’autentica, unica, invincibile continuatrice della volontà del Cristo uomo, della guida di Maria e dell’operato degli apostoli.
Ove, vedendo la gran regina delli angeli li santi apostoli illuminati e ammaestrati, cominciò quella infoccata lingua a parlare dicendo: «O cari e mie amati figli, ora avete veduto quanto il vostro maestro è verazze, avendo mandato sopra di voi questo Spirito Santo, il quale a pieno vi ha ammaestrati. Resta ora, o cari figli, di adempire quel tanto che vi disse il vostro maestro e mio filiuolo e dar principio a la legge evangelica. Andate, o mie cari figli, per il mondo, convertendo anime, regni, città, populi a la vera adorazione del vero Dio, Cristo nostro vero Dio. Patite persecuzioni, travagli, dolori e la morte istessa, ma non temete, che quel Dio che vi ellesse per fondar la nova chiesa vi darà aiuto e sempre sarà con voi. E questo divino Spirito Paraclito lo mandò il vostro maestro acciò sia sempre con essi voi, e, mentre il vostro maestro era al mondo, ellesse Pietro per vostro capo e prencipe: e però a lui dovete ubidire, ma non solamente voi ma, fin a che durerà il mondo, i cristiani l’ubidirano e lui e tutti i sucessori suoi». Rivolgendosi a Pietro la Beata Vergine li aricomandò tutti li altri apostoli, e li altri apostoli genuflessi promisero ubidienza all’apostolo Pietro; ove il santo vechio volendo dar principio, fecero dar principio tra di essi di quanto dovevano fare. (Selva, 289)
Difficilmente l’investitura papale poteva essere descritta con altrettanta semplicità e, insieme, con l’evidenza della verità. Ma lo scrupolo di Fra Tommaso non sembra ancora soddisfatto, poiché, lo ripetiamo, egli agisce soprattutto in Tirolo, terra di contrasti religiosi, e non gli pare mai sufficiente ribadire quanto a noi risulta ormai dimostrato.
E tra tutti li testimoni della nostra fede uno ne dirò: se l’eretico e l’infedele vorà espropriarsi e lasciar che la grazia di Dio facia il suo corso, la istessa natura li mostrerà che la fede catolica romana è la vera fede, colma di tante autorità e testimoni e concili e tanti miracoli fatti da l’istesso Dio. Oltre a tanto numero di santi e sante che fecero miracoli così inumerabili che è impossibile raccontarli, dirò questo, stimato da me, che mi rende maraviglia e stupore; dirò de l’apostolo Pietro questo solo: il veder un vechio senza lettere, mal vestitto, barbuto, discalzo, povero, andar nella trionfante Roma, ove stava la sedia delli imperatori che sogiogavano quasi tutto il mondo al loro imperio, ove non si trovava re né prencipe che potesse ressistere a le forze de’ Romani, e poi veder Pietro prencipe e vicario vero di Dio andar in Roma e piantar la sua sedia in quella sì famosa città e talmente fondarla su li occhi di Roma nimici del crucifisso, ove né le forze di Nerone né di tanti altri imperatori romani hano potuto gettar a terra né distrugger la sedia di Pietro. E, con tutto che questi empi tiranni usassero le loro forze contro questa beata autorità di Pietro, mai la potero distruggere, con tutto ciò che si affatticassero di distrugger il nome di Cristo con il mandar per tutto il loro imperio tiranni con ordine di distrugger il nome di cristiani con far morire numero infinito di martiri; anzi, con tutta la potenza insieme de’ Romani, mai potero anicchilare quella santa sedia. O fellice sedia, Dio ti mantenga sì come ti mantenirà in eterno! E al dispetto di tanti tirani, imperatori romani, Pietro ha mantenuto la sua sedia; anzi, che, restando vinti e superati quelli empi imperatori con tutto il loro imperio, Pietro si impatronì di Roma con tutto il suo imperio: e non solo l’imperio de’ Romani, ma sogiogò tutto il mondo a l’imperio di Cristo e del suo vicario Pietro apostolo, e di mano in mano a tutti li sucessori di Pietro. E questo imperio di Pietro si potrà forsi atribuire a forze umane? Non di certo, perché, quando Pietro entrò in Roma, non aveva né esercito né cavaleria né tesori, ma vi andò con tanta povertà che non aveva pur un pane da cavarsi la fame. E che Pietro ottenesse tanta vitoria contro così gran potentato, bisogna dire e credere che fu Dio quello il quale disse a Pietro, mentre era ancora al mondo, quando disse: Et tibi dabo claves regni caelorum, et quodcunque solveris super terram erit solutum et in caelis, et quodcunque ligaveris super terram ligatum erit et in caelis et porta Inferi adversus eum non praevalebit [A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa (Mt 16,18-19)], sì come apunto si è veduto, che tante persecuzioni che ha auto questa santa sedia, mai è stato potentato quantunque grande che sia stato che abbia potuto estrapiantare di Roma quella sì fellice sedia, diffesa, custodita non da uomini, ma da Dio e da Pietro e successori suoi; né mai in alcun tempo sarà abbandonata, perché è fondata sopra la ferma pietra che è Cristo nostro vero Dio. E se mille vitte avessi, tutte le darei per questa verità; e se bene ha sempre patito e patirà, non sarà però mai abbandonata perché questa chiesa è la vera sposa di Cristo e però non sarà già mai toccata: e guai chi averà ardire di toccare la cara sposa di Cristo, perché, toccando essa con mala intenzione, toccarai la pupilla delli occhi di Cristo. E beati chi amerà, riverirà, adorerà la santa sedia di Pietro, tenendo ogidì e sedendo in essa e tenendo l’imperio di essa Paullo quinto vero sucessor di Pietro apostolo, primo vicario di Cristo nostro amantissimo Dio, mercé a lo Spirito Santo mandato da Cristo sopra li santi apostoli, che sempre li ammaestrò e ogidì ammaestra, con quel sacro colleggio, a onore e gloria di Dio. (Selva, 291-292)






