Il Papa e il patriarca, Leone XIV e Bartolomeo I, il successore di Pietro e il successore di Andrea, insieme ieri sul lungolago di Iznik per i 1700 anni del Concilio; insieme, di nuovo questa mattina, alla tavola rotonda con i leader delle Chiese e comunità nella chiesa siriaca di Mor Ephrem; insieme, ancora, nel pomeriggio nella chiesa patriarcale di San Giorgio per la Doxologia scandita da canti e litanie in varie lingue e caratterizzata dal profumo d’incenso e cera che brucia. Insieme, infine, al Fanar, l’affascinante sede del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, cornice – verso la conclusione della terza giornata a Istanbul – di uno dei momenti culminanti dell’intero viaggio, la firma di una Dichiarazione congiunta.
Un documento programmatico in cui il Pontefice e il patriarca di Costantinopoli ribadiscono l’impegno per «giungere a una celebrazione comune» della Pasqua e il desiderio del «ripristino della piena comunione tra tutti i cristiani», e – come già ieri a Nicea – rilanciano l’appello a rifiutare «qualsiasi uso della religione e del nome di Dio per giustificare la violenza», chiedendo a quanti hanno responsabilità civili e politiche di fare «tutto il possibile per garantire che la tragedia della guerra cessi immediatamente».
Sul cammino della fraternità
Leone e Bartolomeo siglano la Dichiarazione alla vigilia della festa patronale di Sant’Andrea, fratello dell’apostolo Pietro e patrono del Patriarcato Ecumenico, seduti l’uno accanto all’altro su una scrivania in velluto rosso della Sala del Trono. Presenti i cardinali al seguito del Papa e alti dignitari del Patriarcato di Costantinopoli che salutano con un applauso la firma della Dichiarazione e lo scambio dei doni: da Bartolomeo una stola liturgica, subito indossata da Leone, e, da parte di quest’ultimo, un’icona di Cristo pantocratore.
È un nuovo tassello nel mosaico ancora in costruzione del cammino di fraternità inaugurato oltre sessant’anni fa da Athenagora e Paolo VI, rinvigorito da Francesco e lo stesso Bartolomeo, con l’uno che definiva l’altro «fratello». Fraternità espressa da gesti compiuti per la prima volta, al di là di ogni formalità protocollare o rituale, avvenuti proprio dieci anni fa in questa stessa sala.
Leone XIV procede dunque sul sentiero tracciato dai predecessori, guardando alla meta finale dell’unità. La piena unità tra i cristiani, nella prospettiva – come detto stamane ai capi e rappresentanti delle chiese e comunità cristiane incontrate a Mor Ephrem – di un «viaggio spirituale» verso il Giubileo della Redenzione del 2033 e «un ritorno» a Gerusalemme, nel cenacolo, luogo dell’Ultima Cena di Cristo e della Pentecoste.
La fede che unisce
«Continuiamo a camminare con ferma determinazione sulla via del dialogo, nell’amore e nella verità, verso l’auspicato ripristino della piena comunione tra le nostre Chiese sorelle», si legge tra le prime righe della Dichiarazione congiunta. Il Papa e Bartolomeo invitano «tutti i membri delle nostre Chiese – clero, monaci, persone consacrate e fedeli laici – a cercare con fervore il compimento della preghiera che Gesù Cristo ha rivolto al Padre: “Perché tutti siano una sola cosa…”». Bisogna riconoscere gli «ostacoli che impediscono il ripristino della piena comunione tra tutti i cristiani», affermano, e sono ancora in esame questioni storicamente considerate fonte di divisione da parte della Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, verso la quale viene riaffermato il completo sostegno. Ma, prima di tutto, bisogna riconoscere «ciò che ci unisce» che è proprio la fede del Credo di Nicea.
Una data comune della Pasqua
«Dotati di questa comune confessione», possiamo «lavorare insieme verso soluzioni concrete con sincera speranza», sottolineano Leone XIV e il patriarca Bartolomeo. I quali auspicano che l’anniversario conciliare possa «ispirare nuovi e coraggiosi passi», come quello di una data comune della Pasqua per tutti i cristiani. Sulla questione vi è, da una parte, la gratitudine alla provvidenziale coincidenza, lo scorso anno, della celebrazione della Pasqua lo stesso giorno per tutto il mondo cristiano; d’altra parte, c’è il «comune» desiderio di «proseguire il processo di esplorazione di una possibile soluzione per celebrare insieme la Festa delle Feste ogni anno». «Speriamo e preghiamo che tutti i cristiani, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, si impegnino nel processo volto a giungere a una celebrazione comune della gloriosa Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo», recita la Dichiarazione. In cui vi è incisa anche l’esortazione a «quanti sono ancora titubanti verso qualsiasi forma di dialogo, ad ascoltare ciò che lo Spirito dice alle Chiese, spingendoci, nelle attuali circostanze della storia, a presentare al mondo una rinnovata testimonianza di pace, riconciliazione e unità».
No alla guerra
«Pace», ripetono più volte Papa e patriarca nel documento, dono divino che invocano per il mondo alzando «fervidamente» le loro voci. «Tragicamente, in molte sue regioni, conflitti e violenza continuano a distruggere la vita di tante persone. Ci appelliamo a coloro che hanno responsabilità civili e politiche affinché facciano tutto il possibile per garantire che la tragedia della guerra cessi immediatamente, e chiediamo a tutte le persone di buona volontà di sostenere la nostra supplica».
In particolare, nella Dichiarazione congiunta viene ribadito il rifiuto di «qualsiasi uso della religione e del nome di Dio per giustificare la violenza». «Crediamo che un autentico dialogo interreligioso, lungi dall’essere causa di sincretismo e confusione, sia essenziale per la convivenza di popoli appartenenti a tradizioni e culture diverse», scrivono i firmatari. Memori del 60° anniversario della Nostra Aetate, esortano infine uomini e donne di buona volontà «a lavorare insieme per costruire un mondo più giusto e solidale e a prendersi cura del creato, che Dio ci ha affidato». «Solo così la famiglia umana potrà superare l’indifferenza, il desiderio di dominio, l’avidità di profitto e la xenofobia».
L’allarme è profondo per l’attuale situazione internazionale, ma per Leone XIV e Bartolomeo I è più forte la speranza: «Dio non abbandonerà l’umanità».
Nella “Doxologia” celebrata nella chiesa di San Giorgio a Istanbul il Papa prega insieme a Bartolomeo
Auspica la “piena comunione” fra i cristiani, Leone XIV, e invoca Dio perché esaudisca la supplica “per l’unità di tutti”. Le sue parole riecheggiano, oggi, 29 novembre, nella chiesa di San Giorgio, sede del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, nel quartiere di Phanar di Istanbul, dove partecipa alla alla doxologia, una preghiera di lode trinitaria. È la vigilia della memoria liturgica di sant’Andrea, patrono del Patriarcato, giorno in cui, ogni anno, una delegazione della Santa Sede è presente in Türkiye” (Turchia), nel quadro del tradizionale scambio di delegazioni per le rispettive feste dei santi patroni, il 29 giugno a Roma per la celebrazione dei santi Pietro e Paolo e il 30 novembre a Istanbul per la celebrazione di sant’Andrea.
I legami di amicizia fra Leone XIV e Bartolomeo
Il Papa non nasconde la sua “grande emozione, consapevole di seguire le orme” dei quattro pontefici che lo hanno preceduto, quando, all’interno dell’edificio di culto rivolge il suo saluto al Patriarca Bartolomeo, “certo” che questa occasione “contribuirà anche a rafforzare i legami” di “amicizia, che hanno già iniziato ad approfondirsi” nel maggio scorso. Il Patriarca ha preso parte, infatti, alla Messa di inizio pontificato di Leone XIV, il 18 maggio scorso, ed è stato ricevuto in udienza privata il giorno dopo – dichiarando, poi, ai giornalisti che il Papa gli aveva espresso la volontà di compiere un viaggio in Turchia per i 1700 anni del Concilio di Nicea, tenendo anche conto del desiderio di Francesco di recarvisi – e il 30 maggio.
Il momento di preghiera
È il primo pomeriggio, quando Leone XIV, mentre piove, raggiunge la settecentesca chiesa di San Giorgio, dove è atteso dal Patriarca Bartolomeo, che lo accoglie nel cortile antistante. Il Papa e il Patriarca ecumenico procedono insieme verso l’ingresso del luogo di culto e qui baciano il Vangelo, portato da uno dei concelebranti, e accendono, ciascuno, una candela. Una volta entrati viene intonato un canto alla Vergine Maria, la Theotokos, la Madre di Dio. Inizia la preghiera e vengono cantati degli inni poi vengono pronunciate delle petizioni. Si prega per Leone XIV e Bartolomeo affinché i loro passi siano volti a buone opere, per il clero e per il popolo di Dio, per i governanti e tutte le autorità civili, per la stabilità delle Chiese e l’unità di tutti e per la pace nel mondo. Dopo la lettura di un brano tratto dal Profeta Zaccaria, il momento di preghiera prosegue.
Il saluto del Patriarca Bartolomeo
Successivamente Bartolomeo prende la parola. “Santità, amatissimo fratello in Cristo – esordisce – il Patriarcato ecumenico, la Grande Chiesa di Cristo, l’accoglie con profonda gioia e giubilo in questo giorno nello stesso spirito di amore fraterno con cui sono stati accolti i suoi illustri predecessori, i Papi di venerata memoria Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco”. Il Patriarca ricorda che i quattro pontefici “hanno fortemente contribuito, ognuno a suo modo, con il proprio carisma, al riavvicinamento delle nostre Chiese sorelle attraverso il dialogo d’amore e di verità”, rammenta la promessa scambiata con Francesco “di compiere un pellegrinaggio comune nella storica città di Nicea in occasione del 1700.mo anniversario del primo Concilio ecumenico, un Concilio di unità nella fede apostolica, una voce unica della Chiesa unificata” e definisce il primo viaggio di Leone XIV, adempimento di tale promessa, “una benedizione sul suo papato”. Similmente a un chierico che nella tradizione liturgica cristiana ortodossa, prima di partecipare alla Divina Eucaristia, “legge una preghiera conosciuta come Kairos e venera le icone di Cristo e di santi riveriti come modo per ricevere la loro benedizione per servire la Liturgia”, per Bartolomeo si potrebbe dire che il Pontefice “è venuto per prendere Kairos, forze e fortezza dal sacro luogo di Nicea mentre inizia il suo ministero papale, caratterizzato dalla volontà di servire la chiamata del Signore verso l’unità dei cristiani”. “È nostra comune responsabilità adoperarci per avere a cuore ‘di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace’”, conclude il Patriarca ecumenico.
Adoperarsi per l’unità dei cristiani
Leone XIV esprime “profonda gratitudine per la calorosa accoglienza” ricevuta ed evidenzia l’“amicizia sincera e fraterna, basata sulla fede condivisa e su una visione comune di molte delle principali sfide che la Chiesa e il mondo devono affrontare”, sviluppata da Bartolomeo con Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. E rievoca, poi, la commemorazione, ieri a İznik, un tempo Nicea, della prima assise ecumenica nella storia della cristianità. Un momento significativo, che ha visto i successori di Pietro e Andrea, Leone XIV e Bartolomeo, e diversi patriarchi, vescovi, metropoliti, capi delle Chiese e rappresentanti delle comunioni cristiane mondiali recitare insieme il Credo niceno-costantinopolitano.
Ieri, e di nuovo questa mattina, abbiamo vissuto momenti straordinari di grazia commemorando, insieme ai nostri fratelli e sorelle nella fede, il 1700.mo anniversario del Primo Concilio Ecumenico di Nicea. Ricordando quell’evento così significativo e ispirati dalla preghiera di Gesù perché tutti i suoi discepoli siano una cosa sola, siamo incoraggiati nel nostro impegno a ricercare il ripristino della piena comunione tra tutti i cristiani, compito che intraprendiamo con l’aiuto di Dio.
Il pensiero del Papa va poi alla celebrazione della memoria di Sant’Andrea, che ricorre domani, 30 novembre, evidenzia la preghiera a Dio, pronunciata da un diacono poco prima, “per la stabilità delle Sante Chiese e per l’unità di tutti”, che “risuonerà anche nella Divina Liturgia di domani”, e prega a sua volta perché il “Padre del nostro Signore Gesù Cristo, abbia misericordia di noi” e la ascolti.
La conclusione della doxologia
Terminato l’indirizzo di saluto del Pontefice viene recitato il Padre Nostro in latino a chiusura del quale Leone XIV formula una benedizione, pure in latino, e il Patriarca Bartolomeo in greco. Seguono ancora canti e preghiere e, mentre il Papa e il Patriarca si dirigono verso l’uscita della chiesa, la dossologia si conclude con una lode allo Spirito Santo, fonte di sapienza, timore e intelletto.
Testo e foto: Vatican News




