Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Vengano ora i re e principi e nobili del mondo, e contemplino il monarca del cielo, mirino la sua stanza, in quanta estrema povertà se ne stava. Oh quanto si rammaricava la santa Vergine in veder che il suo Figlio pativa tanti incomodi! (I 372).
Vengano ora i re e principi e nobili del mondo, e contemplino il monarca del cielo, mirino la sua stanza, in quanta estrema povertà se ne stava. Oh quanto si rammaricava la santa Vergine in veder che il suo Figlio, che pur sapeva esser anco Figlio di Dio, pativa tanti incomodi! (I 372).
Per monarca, o re, intendiamo chi, da solo, ha il governo di uno stato, o la persona in cui si accentra la suprema autorità. Fra Tommaso attribuisce questo titolo solo a Dio, creatore di tutto, a Gesù e a Maria quello di monarchessa; nulla gli interessa delle monarchie o regni terreni, che presto finiscono, ma ha di mira l’acquisto della “monarchia celeste”, alla quale invita tutti.
«Gesù nasce in una povera stalla sulla nuda terra, involto in poveri panni, posto in un vil presepio: che, quando avesse voluto posseder ricchezze e tesori terreni, avrebbe eletto Madre figliuola di re e di imperatori o di monarchi del mondo, e sarebbe venuto con maestà e grandezza» (I 359). «E se l’anima amante avesse scettri, corone, monarchie, il tutto getterebbe ai piedi di Cristo; e una cosa sola teme, che è l’esser separata da Dio, perché l’amor sopporta di patire per l’amato, ma non sopporta l’esser separato dall’amato» (II 584). Parla Dio: «Non premio nei miei servi le grandezze, le ricchezze, né scettri, né corone, né imperi, né monarchie, né nobiltà, né l’esser teologi, ma premio la virtù, l’amore, l’affetto, l’ardore che verso di me hanno» (II 338). «Né mai trattariano d’altro se non d’amarmi, e tutti li tesori che potessero avere […] ne fariano un fascicolo e tutte le sprezzariano, né altro vorriano che essere uniti a me […] per esser io centro, fine, gloria, paradiso, monarchia di tali anime amanti» (II 335). «O bene avventurate anime, poiché di terreni si fanno celesti per mezzo della contemplazione dei divini misteri! O felicissimi segretari di Dio, poiché ad essi il celeste monarca Dio manifesta i suoi tesori e segreti!» (II 201).
«E sì come non si può dire delle vostre grandezze, dignità, bellezze, glorie, così, o glorioso Dio, creasti questa monarchessa con tante dignità, grandezze, amori, ardori che né intelletti umani né angelici possono metter mano né capire queste alte meraviglie» (II 600). «O monarchessa del cielo e della terra, e chi già mai potrà salire a quelle celeste nozze senza il vostro aiuto?» (I 308). «E tu, povero eretico, sei privo del favore di questa celeste monarchessa per voler credere a uomini usciti dall’inferno» (III 200). «O ammirande meraviglie della nostra Signora e padrona Maria Vergine, gran Madre di Dio e monarchessa del cielo e della terra!» (III 203). «Si vede questa navicella [la chiesa] resistere, combattere e annichilare le superbe corone, le ampie monarchie dei superbi tiranni, conservando la sua beata sedia nella città di Roma, scacciando da essa gli imperatori romani con tanta gloria e pompa di sì alto scettro e di sì ampia autorità che ha fatto stupire l’universo» (III 70).





