Non c’era scelta buona, per la Chiesa greco-cattolica ucraina: o essere assorbiti dal Patriarcato di Mosca, diventando ortodossi, rinunciando a storia, tradizione e cattolicità; o entrare in clandestinità, mantenendo la loro forte identità, ma lasciando la patria per una diaspora di cui non si vedeva la fine. Così si presentava la situazione al termine dello pseudo-Sinodo di Lviv (Leopoli) del 1946, con cui il regime comunista tentò di liquidare la Chiesa greco-cattolica ucraina.
A 80 anni da quell’evento, a Kyiv, in piazza Kontratkova, è stata inaugurata una mostra di strada dedicata proprio allo pseudo-Sinodo di Leopoli, organizzato dall’Università Cattolica Ucraina con l’assistenza dell’Archivio di Stato distaccato del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina.
Ma la mostra non guarda solo a quello specifico evento storico. Cerca di ricostruire anche 250 anni di persecuzione da parte russa, a cominciare dalle operazioni di Caterina II fino alla attuale operazione speciale delle truppe russe, che dal 2022 hanno iniziato una aggressione su larga scala in Ucraina. L’inaugurazione della mostra ha avuto luogo lo scorso 7 marzo.
Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, padre e capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, ha sottolineato inaugurando la mostra che “ogni volta che l’Ucraina cade sotto l’occupazione russa, la prima ad essere liquidata è la Chiesa greco-cattolica ucraina. Era così 80 anni fa, è così oggi nel Donbass occupato, a Zaporizhia. Per noi ucraini, greco-cattolici, l’Ucraina indipendente significa libertà, libertà della Chiesa, libertà del nostro popolo”, ha detto Sua Beatitudine Sviatoslav.
Oleksandr Alferov, direttore dell’Istituto ucraino della Memoria Nazionale, ha rimarcato che “la Chiesa greco-cattolica ha fatto di tutto per essere al fianco del popolo ovunque: nella scienza, nella famiglia, nelle organizzazioni delle società sportive, nella vita economica. Il governo russo ha sempre distrutto la Chiesa greco-cattolica e, se non l’ha distrutta, l’ha manipolata. In altre parole, la Russia ha sempre pensato che la Chiesa fosse uno strumento, ma questo non è stato il caso della Chiesa greco-cattolica. Non è uno strumento, ma un enorme meccanismo che ha vissuto indissolubilmente con il popolo”.
Viktor Yelensky, capo del Servizio statale per l’etnopolitica e la libertà di coscienza, ha notato da parte sua che “nessun vescovo della Chiesa greco-cattolica ucraina ha tradito la sua Chiesa per passare al Patriarcato di Mosca. È stato estremamente difficile non solo dal punto di vista fisico e per le torture a cui queste persone sono state sottoposte, ma anche perché nell’ambiente ecclesiale della Galizia, in epoche diverse, si sono manifestati movimenti e stati d’animo molto diversi. Ai galiziani sono state offerte, per così dire, diverse prospettive. Ma hanno scelto il nazionalismo, cioè l’ucrainismo stesso. E l’intellighenzia galiziana, che all’epoca era l’intellighenzia ecclesiastica, composta da sacerdoti, ha svolto un ruolo decisivo in questo”.
Andryi Kohut, direttore dell’Archivio di Stato, ha sottolineato che il Sinodo di Lviv del 1946 è “psuedo” perché “non può essere considerato religioso”, in quanto è stato interamente diretto dai servizi segreti comunisti.
Lo pseudo-Sinodo di Leopoli del 1946 (8-10 marzo 1946) fu convocato a Leopoli in conformità con il piano dell’NKVD dell’URSS di liquidare la Chiesa greco-cattolica ucraina. La convocazione di questo pseudo-Sinodo fu preceduta dal massiccio terrore fisico e morale esercitato dagli organi dell’NKVD nel 1944-46 contro tutti i gerarchi della Chiesa greco-cattolica, incluso il metropolita Giuseppe il Cieco a capo.
Andrea Gagliarducci per ACI Stampa





