Dal Vangelo secondo Giovanni
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Il commento
Vorrei esprimere il mio augurio con una parola: Shahrazād. Vi auguro di poter vivere una Pasqua da mille e una notte. Il re persiano Shahriyār, incattivito da esperienze negative, decide che avrebbe sposato una giovane vergine ma, dopo la prima notte nuziale, la avrebbe uccisa. Una dopo l’altra. Shahrazād, figlia del visir, si offre volontaria per prima, ma dice al re: “Fammi raccontare una storia”. Inizia una favola affascinante che interrompe sul più bello, nella notte, per rimandare il finale all’alba. Il re incantato, rinvia l’esecuzione: “Raccontamene un’altra”. Shahrazād tesse un labirinto di novelle (Aladino e la lampada, Ali Babà e i 40 ladroni, Sinbad il marinaio, ad esempio). Così passano mille e una notte.
Le parole di Shahrazad – “belle come angeli” (dice il testo) – guariscono il cuore del re e salvano le donne del regno. “Le mille e una notte” è un’antica raccolta di novelle popolari arabe e persiane, compilate tra l’VIII e il XIV secolo. Comunemente noi attribuiamo a questa vicenda un senso di meraviglia, infatti ad esempio descriviamo un luogo, un evento, una proposta “da mille e una notte”. A volte l’orizzonte è quello dell’amore e della passione, con sentimenti e sensazioni “da mille e una notte” dentro attimi romantici o momenti pieni di mistero. In altre occasioni esprime un senso di infinita ricchezza, di fascino magico, di viaggio in mondi incantati, di esperienze straordinarie “da mille e una notte”. In questa Pasqua vorrei dirvi “mille cose” come augurio, anzi “mille e una”, perché per me ce n’è una speciale: la risurrezione di Gesù.
Quell’uno in più è lo scarto della speranza, è lo spostare ogni pietrone che imprigiona, è l’oltre che vince le tenebre del male con un’alba nuova. Vale per ogni morte anche per le morti interiori o affettive, per le morti delle relazioni, delle prospettive, delle idee. Vorrei come Shahrazad, oltre alla risurrezione ci Gesù, raccontarvi mille storie di rinascita per poter guarire il cuore. Non si tratta di favole, ma di vicende concrete e reali. Dentro la normalità di ognuno ci sono esperienze di vittoria della primavera della vita che zittisce il male. Vorrei per ciascuno mille e una speranza, cioè una sempre in più, quella che libera dalle bende della frustrazione, dalla puzza dei rimpianti, dai pietroni della rassegnazione, dal buio del pessimismo.
Vorrei per ciascuno mille e una parola, “belle come angeli” per testimoniare che il bene vince, il bello è efficace, il buono è forte, il vero è motivante, il giusto è arricchente. Vorrei per ciascuno di voi mille e una alba: quella di possibilità rinnovate, di tensioni cicatrizzate, di rivendicazioni disinnescate, di attese realizzate, di crisi superate, di dialoghi ricominciati, di fatiche fruttate, di pace ritrovata, di benessere conquistato. Comunque, Gesù è molto meglio di Shahrazād, e quindi che sia per ciascuno una Pasqua da mille e una notte.





