Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Essendo [Adamo] caduto si conobbe nudo, vergognandosi di esser veduto; e conoscendosi peccatore, cominciandogli a rimorder la coscienza, temendo il castigo di Dio, cominciò a fuggire, nascondendosi dalla faccia del Signore (I 325).
Il termine nascondimento non ci fa certo pensare al gioco fatto da ragazzi detto “nascondino”, ma piuttosto a “nascondiglio”, da “nascondersi”. Allora nascondimento, anche per fra Tommaso, significa un luogo in cui celarsi alla vista altrui, perché si è combinato qualcosa e non si vuole essere scoperti; o anche per stare soli e meditare le cose nostre, o rimanere in compagnia di una persona intima.
«Il tempo si avvicinava di dar al mondo quel prezioso tesoro nascosto in quel tabernacolo verginale, quando viene un editto da Cesare Augusto imperatore romano, che sotto tutto il suo impero ognuno andasse a darsi in nota [censimento]» (I 148). «Venendo questa divina luce dall’altezza di cieli, s’incarnò nel ventre di Maria: lo portò nove mesi nel suo beato ventre […]. Ma Iddio teneva nascosto questa luce divina dentro la sua umanità, perché se avesse fatto vedere lo splendore della sua divinità, il sole sarebbe stato tenebre» (II 531). Gesù, per non essere arrestato «si legge che alcune volte si nascondeva, non camminava in pubblico, dicendo anche che non era venuta l’ora sua» (I 227). «Afflitti e paurosi [gli apostoli] per il timore che avevano dei principi e dei sacerdoti che li perseguitavano, stavano nascosti, ritirati, né si lasciavano vedere in pubblico, sebbene avevano veduto il suo maestro risuscitato glorioso» (I 276).
«L’amore è lucerna ardente che fa trovar l’innamorato Gesù, che non si può nascondere dall’anima veramente innamorata, perché Dio con il suo immenso e infinito amore trova l’amata e l’amata trova l’amato» (II 245). «O altezza del mio redentore, domando alla maestà vostra […] nascondendomi dentro la ferita del vostro santissimo costato, che da ora in poi io pieghi tutto al servizio vostro, consumando per vostro amore il corpo e l’anima mia» (I 434). «È tanta la memoria e la presenza di Dio nelle menti di questi contemplativi che, se Dio alcune volte non si ascondesse, non potrebbe l’anima durar in vita, tanto è il fuoco interno che si sente: e nostro Signore lo tempera con nascondersi dalle menti loro […]. E questa è una delle maggiori probazioni [prove] per l’anima, né si può capire se non chi è in stato tale» (II 217). «E tu, o peccatore, convertiti per quel sangue e acqua che sparse dal suo prezioso cuore: rimira quel cuore aperto, nasconditi in esso, fa’ in esso la tua stanza» (II 158).






