Papa Leone è arrivato a Yaoundé. Comincia la seconda tappa del suo viaggio in Africa con la visita del Camerun. È necessario vivere nella concordia nel “rispetto di tutti per tutti”. Lo ha detto il Papa salutando i giornalisti a bordo dell’aereo che lo ha condotto da Algeri a Yaoundé. “In due giorni in Algeria, penso che abbiamo avuto davvero una meravigliosa opportunità per continuare a costruire ponti per promuovere il dialogo. Penso che la visita alla moschea sia stata significativa per dire che, sebbene con fedi, stili di vita e modi differenti di adorare Dio, possiamo comunque vivere insieme in pace”, ha detto il Papa. “È questo che il mondo ha bisogno di ascoltare oggi, e insieme possiamo continuare a offrire la nostra testimonianza”, ha concluso il Pontefice.
L’incontro con la società civile, le autorità e il corpo diplomatico
“La pace non si decreta. Si accoglie e si vive”. Leone XIV lo sottolinea incontrando il corpo diplomatico e la società civile in Camerun, in quella che è la seconda tappa del suo viaggio. Un discorso denso, quello di Leone XIV, che guarda con fiducia alla società camerunense, una “Africa in miniatura” segnata da conflitti, anche recenti, ma la cui società civile, dice il Papa, è pronta per farsi carico di una rinascita, così come i suoi giovani.
Leone XIV arriva in Camerun come seconda tappa dei suoi dieci giorni africani. Presidente è Paul Biyia, al potere ormai da quattro decenni, ed è lui che accoglie il Papa. Ma sotto un potere che si è perpetrato nel corso degli anni sono covati anche conflitti. In particolare, resta sottotraccia il tema della cosiddetta crisi anglofona, che il Papa affronterà quando andrà a Bamenda.
La crisi è scoppiata nel 2016, quando la minoranza anglofona del Camerun ha cominciato una campagna per chiedere maggiore autonomia, ricevendo il rifiuto del presidente Paul Biya. Da quel momento in poi, la situazione è precipitata, provocando anche diversi morti, fino ad una “dichiarazione di indipendenza” proclamata nell’ottobre 2017 in un territorio chiamato “Ambazonia”. Nei tempi di massima crisi era stata richiesta anche la mediazione della Santa Sede.
La Chiesa è comunque presente in Camerun, e fa un grande lavoro. Leone XIV – lo ricorda lui stesso – è il terzo Papa a toccare il Paese, dopo le due volte di Giovanni Paolo II e il viaggio di Benedetto XVI.Nel 1995, Giovanni Paolo II scelse proprio Yaoundé, la capitale del Paese, per consegnare l’esortazione post-sinodale Ecclesia in Africa, scaturita dal sinodo dedicato al continente.
Questo contesto serve a comprendere le sfumature del discorso di Leone XIV, denso di riferimenti, che non vuole essere solo una proposta di pace, ma un incoraggiamento ai cattolici del Camerun a collaborare per il bene comune.
Leone XIV esordisce: “Vengo tra voi come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace”. E ammonisce: “Viviamo un tempo in cui la rassegnazione dilaga e il senso di impotenza tende a paralizzare il rinnovamento che i popoli avvertono profondamente”. C’è, dice il Papa “fame e sete di giustizia”, e anche “sete di partecipazione, di visione, di scelte coraggiose e di pace”.
Il Papa si rivolge a tutti i camerunensi e, in particolare, ai giovani, “chiamati a dare forma, anche sul piano politico, a un mondo più equo”. Leone XIV guarda ai suoi predecessori che sono già stati in Camerun, ne ricorda il messaggio, e si chiede a che punto si è oggi, ricordando che Sant’Agostino descriveva coloro che comandano “a servizio di coloro ai quali apparentemente comandano”, prospettiva che gli serve a ricordare che “servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia”.
Leone XIV non nega che il Paese sta attraversando “prove complesse”, con le varie tensioni che hanno colpito varie ragioni e che “hanno provocato profonde sofferenze”. Il Papa ricorda di aver invitato l’umanità a “rifiutare la logica della violenza e della guerra, per abbracciare una pace fondata sull’amore e sulla giustizia”.
Un pace – dice, riprendendo il suo primo messaggio dalla Loggia delle Benedizioni – “che sia disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza”.
Leone XIV ricorda che “la pace non può essere ridotta a slogan”, ma “va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza”.
Perché, afferma Leone XIV, “la pace non si decreta. Si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un’opera paziente e collettiva. È responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili”.
Il Papa descrive il governare come un atto d’amore, per il proprio Paese e per i Paesi vicini, che porta ad “ascoltare realmente i cittadini, stimare la loro intelligenza e la loro capacità di contribuire a costruire soluzioni durature ai problemi”.
È la necessità di un cambio di approccio, passaggio per il quale “il Camerun è pronto”. Il pontefice guarda al lavoro di “associazioni, organizzazioni di donne e di giovani, sindacati, ONG umanitarie, leader tradizionali e religiosi”. “Sono loro – nota Leone XIV – i primi a intervenire quando sorgono tensioni; sono loro che accompagnano gli sfollati, sostengono le vittime, aprono spazi di dialogo e incoraggiano la mediazione locale”.
Il Papa ne plaude la vicinanza al territorio, che “permette di comprendere le cause profonde dei conflitti e di intravedere risposte adeguate”, e in particolare nota “il ruolo delle donne”, le quali sono spesso “le prime vittime di pregiudizi e violenze, eppure restano instancabili artefici di pace”, impegnandosi “nell’istruzione, nella mediazione e nella ricostruzione del tessuto sociale”. Un impegno che “rappresenta un freno alla corruzione e agli abusi di potere”, motivo per cui “la loro voce deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali”.
Leone XIV guarda anche dentro ai problemi della società camerunense. Sottolinea che è necessaria “trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche”, così come “il rispetto dello Stato di diritto”, e mette in luce che “è tempo di osare un esame di coscienza e un coraggioso salto di qualità”, poiché “istituzioni giuste e credibili diventano pilastri di stabilità”.
Il Papa sottolinea che “l’autorità pubblica è chiamata ad essere ponte, mai fattore di divisione, anche dove sembra regnare l’insicurezza”. Aggiunge che “la sicurezza è una priorità, ma va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani, unendo rigore e magnanimità, con particolare attenzione ai più vulnerabili”, poiché “una pace autentica nasce quando ciascuno si sente protetto, ascoltato e rispettato, quando la legge è un argine sicuro all’arbitrio del più ricco e del più forte”.
Leone XIV guarda alle istituzioni, sottolinea la “duplice testimonianza” richiesta a tutti i responsabili di governo: la prima è la collaborazione “a servizio del popolo e specialmente dei più poveri”, e la seconda è quella che prevede “una integra condotta di vita”, dato che “perché si affermino la pace e la giustizia, infatti, occorre rompere le catene della corruzione, che sfigurano l’autorità, svuotandola di autorevolezza. Occorre liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria: il vero guadagno è lo sviluppo umano integrale, ossia la crescita equilibrata di tutti gli aspetti che rendono la vita in questa terra una benedizione”.






