Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
La Maddalena fu da principi e sacerdoti posta con Marta, Lazzaro e altri miei discepoli in una nave e in quella mandati in alto mare acciò s’affogassero; ma io [Dio] li condussi salvi in Marsiglia, dove convertirono quei popoli alla mia santa fede (III 175).
Oggigiorno abbiamo tantissime navi delle più svariate dimensioni e per diverse necessità (per passeggeri, per merci, da pesca, da guerra), e numerosi altri tipi di natanti. Fra Tommaso usa il termine “nave” soprattutto in modo simbolico: nave e navicella sono il corpo o l’anima ripiena di sante virtù, o la “barca di san Pietro”.
Anima. «L’orazione la farai frequente, facendola familiare a fine di condur l’anima a Dio: senza orazione sarai soldato senza armi, nave senza timone, uccello senz’ali» (III 231). «Quante grazie escono dal mare; questo mare è Dio il quale soffia nella vela dell’anima, tenendo il timone che è l’amore, reggendo questa navicella dell’anima, facendola camminare per la via retta dell’amore» (III 238) «Né sotto il cielo altro di buono si trova che un sol Dio, un sol cuore, un sol amore, una sola anima. E ben avventurato sarà chi condurrà questa navicella dell’anima propria al porto di salute» (IV 205), lasciandosi «guidare da Dio in quel modo che il pratico timoniere guida la nave carica di merce, e in quel modo che il cane cerca la fiera così l’anima cerca il suo Dio» (II 475). «Signor mio Gesù Cristo, voi che siete quel mar grande d’immenso amore […] fate che restando io sommerso in questo vostro mare d’amore, possa lodar e benedirvi, amar, servir e adorarvi, navigando in esso con la navicella dell’amor filiale» (II 500). «Molti santi […] seguendo la luce, andarono al porto sicuro: e ora scaricano le loro merci condotte in questa navicella di questo corpo delle virtù sante e della penitenza in quella celeste città di Gerusalemme, ora godono il frutto delle sante opere, ora godono in cambio di fatiche riposo, in cambio di povertà ricchezze, dignità e grandezze» (II 275).
Chiesa: «E vorrei che ponderasti bene questo stupendo miracolo che ha fatto Dio nel difendere questa povera navicella da tante tempestose onde dei superbi imperatori, i quali sottomisero al loro impero quasi tutto il mondo, ma mai poterono soggiogare l’impero di Pietro» (III 107). «E quanto più è stata molestata, tanto più s’è ingrandita. Né maggior meraviglia si può vedere che la povera navicella di Pietro in mezz’al mare […], con numerosi eserciti per affondarla e distruggerla conserva la sua beata sedia nella città di Roma» (III 70), «perché il suo timoniere è Cristo che la regge e lo Spirito Santo che soffia nelle vele di questa navicella di Pietro» (II 571). «Dove sono ora quell’orgogliose onde dei tanti fluttuanti mari che furono imperatori, re e tiranni, i quali parevan volessero sommerger questa nave santa? E pur è restata gloriosa, e i suoi nemici sono sommersi nell’abisso» (III 142).





