”La mia presenza tra voi vuol essere un gesto di vicinanza verso la Spagna, nel quadro della cooperazione reciproca, e una parola offerta al servizio della persona umana. La Chiesa ‘cammina con l’umanità’, ne condivide le speranze e le ferite, ascolta le domande di ogni epoca e si lascia interpellare ‘da tutto ciò che riguarda l’esistenza degli uomini e delle donne di oggi’. Il Papa parla al Parlamento spagnolo. ”Per questo,- osserva citando la sua prima enciclica – quando si rivolge alla vita pubblica, lo fa nel rispetto della missione propria delle istituzioni e della legittima responsabilità di coloro che hanno ricevuto il mandato di legiferare.
Riconosce «l’autonomia delle realtà terrene» e «la distinzione tra comunità ecclesiale e comunità politica»; e, proprio a partire da questa consapevolezza, offre una riflessione che nasce dal desiderio di servire il bene comune e di ricordare ciò che rende veramente umana la convivenza”.
Prima volta di un Papa che tiene un discorso al Parlamento spagnolo. Tocca a papa Leone: ”Mi presento davanti a voi come Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa cattolica, consapevole che la missione affidata al Successore dell’apostolo Pietro come principio e fondamento dell’unità dei Vescovi e dei fedeli pone la Santa Sede, in modo particolare, in dialogo con i popoli e con gli Stati”.
Dalle pagine universali del Don Chisciotte, dove Cervantes proclamò che “la libertà è uno dei doni più preziosi che il cielo abbia concesso agli uomini”, fino alla profondità spirituale di Santa Teresa d’Avila, dalla grande tradizione giuridica spagnola all’inquietudine metafisica di Unamuno. Sono tante le citazioni e i riferimenti culturali evocati dal Papa nel suo denso discorso al Congresso spagnolo.
“La Spagna – afferma – ha saputo guardare all’essere umano come a qualcosa di più di un semplice tassello dell’ordine sociale, economico o politico: lo ha riconosciuto come creatura aperta alla verità, dotata di libertà e mossa da una sete di eternità che nessuna realtà temporale riesce a spegnere; in una parola, come qualcuno la cui dignità precede ogni utilità e al cui servizio è soggetta l’azione legislativa”.
Ancora Leone cita i re Isabella e Ferdinando e soprattutto la scuola di Salamanca e “il pensiero che lì è maturato”. Si tratta di una corrente di teologi, filosofi e giuristi sviluppatasi nel XVI secolo presso l’omonima Università di Salamanca.
“Introdussero nel discernimento storico la domanda sul valore irriducibile di ogni essere umano – spiega Prevost – e sui limiti morali del potere. Bisogna riconoscere che la società e la Chiesa stessa non sono state sempre – ammette però – all’altezza delle intuizioni che trovavano eco nella loro stessa tradizione cristiana”.
”Che la dignità, la giustizia e il bene comune siano la misura delle relazioni sociali, a livello sia nazionale sia internazionale”, dice ancora Leone XIV nel suo discorso al Parlamento spagnolo.”Dalla Spagna, la riflessione della Scuola di Salamanca — e in particolare di frate Francisco de Vitoria, insieme ad altri domenicani e gesuiti — ha contribuito a formare una coscienza giuridica e morale capace di ricordare che l’autorità comporta sempre una responsabilità e che ogni essere umano dev’essere riconosciuto come soggetto di diritti e doveri. Quell’anelito – osserva Leone – continua a risuonare anche oggi: che la dignità, la giustizia e il bene comune siano la misura delle relazioni sociali, a livello sia nazionale sia internazionale”.
Questa , dice il Pontefice, ”è una delle grandi eredità della Spagna: aver unito l’azione storica alla lucidità della ragione morale. Tale contributo, nato sulle rive del Tormes, ha superato le aule e le biblioteche ed è entrato a far parte di una coscienza più ampia, condivisa dalla comunità internazionale, che continua a chiedersi come costruire la pace sul riconoscimento della persona e non sull’imposizione della forza. Quell’eredità vive anche in queste Cortes, ogni volta che il legislatore si chiede come far sì che il possibile sia giusto, che il legale sia veramente umano e che la volontà della maggioranza custodisca quei beni che appartengono a tutti e rispetti ciò che nessuna maggioranza può legittimamente violare”.’
‘E’ preoccupante che, in diverse parti del mondo, e anche in Europa, si presenti nuovamente il riarmo come risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilità dello scenario internazionale”. Lo scandisce con parole chiare il Papa parlando al Parlamento spagnolo. ” La vera sicurezza, invece, – osserva – nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale e da una politica capace di anteporre la vita dei popoli agli interessi che traggono profitto dalla guerra”. Il Papa mette in guardia anche sull’IA: ”Anche lo sviluppo delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale in ambito militare richiede una rigorosa vigilanza etica, affinché le decisioni sulla vita e sulla morte non siano mai scaricate su automatismi né sottratte alla responsabilità morale della persona umana”. Quindi il richiamo alla comunità internazionale: ”E’ chiamata a riscoprire il valore indispensabile del dialogo come percorso paziente verso accordi giusti e duraturi, fondati sul rispetto dei trattati, sulla trasparenza dell’azione diplomatica e sulla sincera volontà di anteporre la pace al ricorso alla forza. Da ciò nascono la fiducia e la speranza. Come ricorda il motto dell’Unione Europea, In varietate concordia, la vera unità non uniforma, ma rende coesi nella diversità, facendo delle culture, delle sensibilità e delle tradizioni occasione di arricchimento reciproco”.
“Il tragico dramma migratorio” va affrontato andando “oltre la semplice gestione di flussi”. Lo dice il Papa parlando al Parlamento spagnolo: c’è “una duplice esigenza di giustizia sociale – evidenzia -: offrire vie sicure e legali, un’accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione e promuovere, al tempo stesso, il diritto di rimanere nella propria terra”.
Il Papa menziona quindi “le rotte sempre più pericolose” come quella atlantica: “E’ necessario rafforzare il salvataggio e l’assistenza, specialmente con una cooperazione multilaterale” poichè “nessuna nazione può affrontare da sola una sfida di questa portata”.





