Oggi, in tutte le diocesi, si celebra la Domenica del Mare, dedicata a chi vive e lavora sulle rotte marittime. Quest’anno sarà la diocesi di Rossano-Cariati, in Calabria, ad accogliere l’iniziativa promossa dalla Conferenza episcopale italiana. Le attività iniziano già da oggi: il primo appuntamento è alle 18 al Molo peschereccio di Cariati, con la benedizione dei pescatori e delle imbarcazioni. Seguirà un incontro nell’area portuale con l’arcivescovo Maurizio Aloise e don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro e dell’Apostolato del Mare della Cei. La serata proseguirà con un reading letterario dedicato al mare, una dimostrazione della Scuola vela della Lega Navale Italiana e l’inaugurazione della mostra “Famiglie e barche della comunità marinara di Cariati”. Domani l’arcivescovo presiederà la Messa nel mercato ittico di Schiavonea, a Corigliano-Rossano; al termine sarà possibile visitare la mostra “Ricordi Azzurri”.
Il tema scelto quest’anno è “Oltre le merci e il commercio: il volto umano del mare”. Nel messaggio inviato per questa giornata, il card. Michael Czerny, già prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, ricorda che “la crisi dello Stretto di Hormuz ha ricordato al mondo quanto profonda sia la dipendenza dell’umanità dal mare e da coloro che vi lavorano”.
L’Apostolato del Mare segue da vicino le comunità dei pescatori, un settore storico che in Italia vive una fase difficile. Tra le tante iniziative nelle diocesi quella che si svolgerà oggi nelle diocesi di Porto-Santa Rufina e Civitavecchia-Tarquinia: la processione sul mare “Maria, Stella del Mare”, un’iniziativa di preghiera e testimonianza che attraverserà il litorale settentrionale del Lazio da Fiumicino a Montalto di Castro. È il terzo anno consecutivo che gli apostolati del mare delle due diocesi propongono questo gesto di accoglienza ai turisti e ai lavoratori del mare.
La processione si svolge a tappe: nelle soste il vescovo Gianrico Ruzza guida una preghiera incentrata su un brano del Vangelo. Quest’anno il passo giovanneo delle nozze di Cana, proposto come riflessione sul tema pastorale annuale della missione. Il programma prevede la partenza alle 10 dalla darsena del Porto Canale di Fiumicino, con soste di circa 15 minuti animate dalle comunità parrocchiali locali. Il natante toccherà Passoscuro, Ladispoli, Cerveteri, Santa Marinella, Civitavecchia e Tarquinia, prima della conclusione alle 15.30.
“La processione sul mare vuole offrire un segno di vicinanza alle comunità costiere, ai lavoratori del mare e ai tanti turisti presenti sul litorale, affidando a Maria, invocata come Stella del Mare, la vita delle persone, il lavoro dei marittimi e la salvaguardia dell’ambiente marino. Abbiamo scelto il racconto delle nozze di Cana per esprimere la vocazione missionaria che stanno approfondendo le nostre diocesi. Essere missionari significa abitare il mondo con lo sguardo del Vangelo, condividendo speranze, domande e fatiche dei nostri contemporanei. È un dono ricevuto che diventa responsabilità, una chiamata che si traduce in urgenza e impegno: offrire, con semplicità e autenticità, la testimonianza della speranza che illumina i nostri cuori e orienta il nostro cammino”, dichiara mons. Gianrico Ruzza.
Il mondo dell’Apostolato del Mare si ritroverà poi il 9 e 10 ottobre a Bariper il Convegno nazionale dal titolo “Il mare per una pace disarmata e disarmante”. Dopo i saluti del sindaco di Bari, Vito Leccese, e dell’ammiraglio Sergio Liardo, i lavori saranno moderati da p. Enzo Severo e prevedono interventi di esperti del settore e del mondo accademico: Vincenzo Buonomo, Sara Figone, mons. Ruzza, Sabrina Bonomi, Luisa Locorotondo, frà Alessandro Mastromatteo e, in collegamento streaming, Jeronimo Dadin.
In queste ore segnate da dolore e da impegno, la Chiesa italiana si muove su due fronti: da un lato la solidarietà concreta verso il Venezuela ferito, dall’altro la cura pastorale per chi vive il mare come luogo di lavoro, fatica e speranza. Due scenari lontani, un’unica direzione: tenere insieme la fragilità e la dignità delle persone, ricordando che la prossimità non è un gesto episodico, ma un cammino condiviso.





