Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
O popolo ingrato e sconoscente! Il tuo re [Gesù] appena è nato e tu lo pigli in odio e ti contristi che sia nato (I 356).
Quando danno reca questo sentimento di avversione verso qualcosa ma soprattutto verso qualcuno, che giunge a distruggere oggetti altrui per pura cattiveria senza averne un vantaggio materiale, o addirittura – e lo sentiamo nei vari notiziari – arriva all’omicidio o a sanguinose guerre. Tutta la storia umana ne è piena. Penso che l’odio faccia più danno in chi lo porta che non in chi ne è oggetto. Fra Tommaso parla molto dell’odio verso Gesù, ma ancor più di quello dell’anima per quanto le impedisce di sollevarsi in Dio.
«[Gli angioli ribelli] concepirono tanto odio verso il suo creatore che, congregatisi, fecero consiglio con il principe delle tenebre Lucifero in che modo dovevano vendicarsi contro Iddio per averli scacciati d’una tanta gloria […]. Ove, non potendolo rivolgere contro Dio, rivolsero l’odio suo mortale in Adamo» (I 324). «Era Maria odiata dai maligni spiriti perché vedevano in questa tenera fanciulla cose tali che denotavano di fargli gran guerra» (II 593).
«[Non certo] che Giuda fosse stato dai principi dei sacerdoti per riconciliare Gesù con loro sapendo che gli portavano odio mortale» (I 227). «Contempla ora quello che patì Cristo mentre stette innanzi a Pilato, come i sacerdoti e il popolo lo accusavano e l’odio mortale che gli portavano, e in quanti patimenti si ritrovò il tuo Iddio» (I 409-410). «Con frequenza meditate la vita, passione e morte del nostro Redentore. Amate, servite chi vi odia per amore di Dio. Camminate nell’osservanza della divina legge» (IV 158). «E vederli [gli apostoli] timorosi, poveri, mal vestiti, discalzi, perseguitati, odiati dal popolo ebreo, ma apprezzati da Dio tanto altamente che Dio godeva in vedersi pregiate gioie!» (II 281-282).
«L’anima non s’unisce a Dio, né può far cosa che gli piaccia se non è vestita di sante virtù [… che sono] umiltà, pazienza, odio del mondo e di tutte le cose vane e transitorie, il disprezzo e odio di se stessa, abbassamenti, vilipendi, mortificazione, con altre simili virtù» (II 90). «Questa anima la purifica Iddio e, crescendo in purità, cresce Dio nell’anima i lumi, le viste. Questi lumi le fan odiar le tenebre dell’amor mercenario e servile, facendole vedere il puro amore filiale. E con questo amore l’anima fa la sua unione, odiando il vizio, perché così Dio lo odia e aborrisce, volendo la virtù, perché a Dio piace, e l’anima la vuole» (IV 128). «E se tu brami di vedere, godere amore, impara prima a vedere odio e praticar disprezzi, viltà e bassezza» (II 312), e per avere «questo amore retto di Dio, prima l’anima disama se stessa, e quanto che odierà se stessa anco amerà Dio» (IV 128), e «quanto più crescono in amar Dio, anco cresce in se stesse odio e viltà» (IV 212). I contemplativi «vivono quasi sempre in una impazienza d’amore, e odiano quelle cose che li trattiene dal suo corso, come sono le necessità corporali e simili, e mai si possono fermare in esse, pigliando il sostengo del corpo con misura e discrezione» (II 632).






