Ancora una volta, dopo la solennità di ieri dell’Assunzione al Cielo della Beata Vergine Maria, l’Angelus del pontefice viene recitato in piazza della Libertà a Castel Gandolfo, gremitissima di fedeli. Fedeli temerari, sicuramente, visto il caldo di questi giorni. Volti felici, incuranti del sole battente: questo il panorama umano che il pontefice osserva da sotto il portone del Palazzo Apostolico delle Ville Pontificie. Ed è proprio qui che rivolge alcune parole ai presenti.
“Ieri abbiamo contemplato la Vergine Maria nel suo indissolubile rapporto con il Figlio: nemmeno la morte ha potuto interrompere quella comunione di anima e corpo, che è vita eterna. Ogni domenica ci ricorda che la stessa pienezza è riservata a chi segue Gesù: la sua risurrezione non è un avvenimento passato, ma vita nuova che ci coinvolge”, questo l’incipit della meditazione di papa Leone XIV.
Parla poi della pagina del Vangelo di oggi, della donna cananea che “pur non appartenendo al suo popolo e abitando in una regione straniera, cerca con insistenza di parlare con Gesù, seguendolo come una discepola che ha già un legame con Lui”. Una donna che non desidera qualcosa per sé, ma la pace per la figlia “tormentata e confida in Gesù, nel quale riconosce il Messia discendente di Davide”. L’evangelista Matteo gli ostacoli che questa donna deve affrontare per poter avere un colloquio con Gesù: gli stessi discepoli cercano di impedire questo dialogo che le descrive cambiare la vita.
Gesù – ricorda papa Leone XIV – “si era ritirato in quella regione e possiamo immaginare che, come altre volte, cercasse un luogo in disparte in cui pregare e formare i suoi. In quel momento, tuttavia, accade qualcosa di imprevisto”. Un imprevisto, un qualcosa di nuovo accade e Gesù segue ciò che si mostra a lui davanti. Papa Leone XIV fornisce, allora, questa lettura: “Meditando su questo, possiamo comprendere l’obbedienza di Gesù, che compie la sua missione lasciandosi colpire da ciò che vede e ascolta”. Come Gesù, anche oggi – riflette il pontefice – “la Chiesa può lasciarsi sorprendere dall’opera di Dio e comunicare la pace di Cristo oltre i confini già tracciati. La sua missione è anticipata dalla grazia divina, che opera nel segreto delle coscienze, così che in ogni incontro, persino in quelli che disturbano i nostri piani, occorre tenere l’orecchio, aprire gli occhi e aprire il cuore a ciò che Dio vuole dirci”.
Mentre, dalla donna cananea “impariamo l’umiltà e la determinazione. Grazie alla sua fede, impariamo che la tavola di Dio è preparata per tutti e che a nessuno sono riservate le briciole, perché ciascuno, presso il Padre, ha il proprio posto”. E concludono: “Alla luce di questa fede diventano insopportabili le diseguaglianze, le discriminazioni, le barriere che calpestano la dignità di troppi figli e figlie di Dio. Siamo Chiesa di Gesù Cristo in un mondo tormentato, che cerca pace”.
E dopo la recita della preghiera mariana, il pontefice esorta che “cessino le ripetute violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania e chiedo con urgenza la comunità internazionale di fare in modo che progredisca la soluzione a due Stati per una pace giusta e duratura”. Sottolinea poi che “questa settimana avranno inizio i giochi del Mediterraneo che si svolgeranno a Taranto. Essi coinvolgeranno diversi paesi di Africa, Asia ed Europa che appartengono all’area mediterranea. Auguro che tale evento sportivo sia una profezia di pace e di fratellanza tra i popoli di questa regione e del mondo intero”.






