Lo spirito di Assisi continua.
Anche se con un videomessaggio a causa del recente intervento cui si è sottoposto, papa Leone riannoda il filo degli incontri interreligiosi di preghiera iniziati 40 anni fa da Giovanni Paolo II nella cornice della Basilica di San Francesco, lanciando un rinnovato appello per la pace.
“Dobbiamo ricostruire ovunque la pace, non preparare altre guerre! La guerra non può mai essere fatta in nome di Dio! Per noi credenti, ‘combattere in nome della religione significa, in realtà, colpire la religione stessa’. Non c’è nessuna guerra santa: solo la pace è santa!”, afferma nel lungo videomessaggio sottolineando come “proprio in questi tempi di cultura della potenza, c’è bisogno di far crescere lo spirito di Assisi, che è rifiuto della legittimazione religiosa della guerra, spirito di mediazione e dialogo”.
“La pace deve tornare a essere l’ideale comune dei popoli – sancisce Prevost – , la stella che guida ogni nostra scelta, il criterio che smaschera l’ingiustizia. Per questo la strada iniziata ad Assisi nella comune ricerca della pace è, prima di tutto, la via della preghiera” che “può sembrare debole di fronte alle potenze del mondo, ma è la forza umile dei credenti.
Ci rivolgiamo a Dio che dona la pace: tocchi il cuore di chi vuole la guerra e il terrorismo”. Non manca lo spazio di un’analisi del Pontefice di quanto avvenuto dal 1986 ad oggi: “Era allora il tempo della ‘guerra fredda’, uno scenario molto diverso da quello odierno. Dopo il 1989, non pochi sostennero che la globalizzazione avrebbe assicurato al mondo una pace stabile. Purtroppo, come ho scritto nella Magnifica humanitas, ‘si è affidata quasi ciecamente ai mercati la capacità di produrre benessere, democrazia e stabilità, mentre in realtà la globalizzazione non ha generato automaticamente unità e pace, ma ha suscitato reazioni fondamentaliste, identitarie e nazionalistiche’. “In questo quadro – sottolinea – , ‘è avvenuta una preoccupante riabilitazione della guerra, come strumento di politica internazionale’. Tradendo così la memoria del Novecento e l’inutile strage di milioni di vite umane, di nuovo – come si legge nel Catechismo della Chiesa Cattolica – ‘l’accumulo delle armi sembra a molti un modo paradossale di dissuadere dalla guerra eventuali avversari”.
Intanto emergono dettagli significativi relativi al prossimo, desideratissimo viaggio di Leone in Uruguay Argentina e Perù, sua terra di missione. “Durante i giorni del viaggio – comunica la sala stampa vaticana -, sono previsti alcuni incontri con persone, vittime di abuso da parte di membri del clero e della Chiesa. Tali incontri rispondono alla volontà del papa di esprimere la sua vicinanza a quanti hanno sofferto e ancora soffrono a causa di questa violenza, costruire con loro percorsi di guarigione accessibili a chiunque ne abbia bisogno e garantire che la Chiesa sia un luogo sicuro e spiritualmente sano”.





