Milano piange la scomparsa di Padre Eligio, noto come Peligio, morto oggi a 94 anni. Presbitero e francescano, il frate al secolo Angelo Gelmini ha dedicato la sua vita agli ultimi, agli scartati dalla società, ai giovani travolti dalla droga. La sua esistenza è stata un ponte tra il dolore e la speranza, tra le periferie dell’anima e la dignità restituita. Nel 1964 fondò il primo Telefono Amico, un servizio di ascolto telefonico per chi attraversava momenti di crisi, e tre anni più tardi diede vita alla comunità Mondo X, destinata al recupero dei tossicodipendenti.
Quell’iniziativa si trasformò nel tempo in un circuito di strutture attive in diverse località: da Milano a Cozzo di Lomellina, fino all’isola di Formica, nell’arcipelago delle Egadi, a Cetona in provincia di Siena e perfino sul monte Tabor, in Israele.
Nato il 17 luglio 1931 a Bisentrate, piccola frazione di Pozzuolo Martesana (Milano), Angiolino Gelmini era fratello minore di Pierino Gelmini (1925-2014), fondatore della Comunità Incontro. Cresciuto in una famiglia profondamente religiosa, scelse fin da giovane la vita francescana, entrando nel convento di Sant’Angelo a Milano. Già negli anni Sessanta, la sua vocazione lo portò a confrontarsi con le emergenze sociali di quegli anni: solitudine, emarginazione, droga, disperazione. La sua intuizione fu chiara: nessuno doveva rimanere solo, nessuno doveva essere abbandonato.
La prima esperienza che segnò la sua vita pubblica fu il Telefono Amico, inaugurato nel 1964. La prima chiamata arrivò il 23 gennaio di quell’anno, da una donna che aveva appena tentato il suicidio. Da lì il servizio crebbe rapidamente: oggi sono otto le linee attive con un centinaio di volontari, turni di sei ore, e oltre dieci milioni di telefonate all’anno che passano per il convento di Sant’Angelo. Tra quelle voci, ricorda ancora oggi chi ha conosciuto Padre Eligio, c’era anche Alda Merini, allora sconosciuta poetessa che dettava i suoi versi al telefono. Quel telefono diventò un vero e proprio ponte, il primo strumento moderno per fare breccia nel dolore altrui.
Ma la consacrazione della sua vocazione venne con Mondo X, la comunità fondata nel 1967. Milano stava scoprendo i morti d’eroina nei parchi, le siringhe nei giardini, la disperazione dei giovani invisibili. Padre Eligio aprì le porte del convento, offrendo una comunità di vita come “luogo benedetto per il cuore devastato dell’esistenza”. Con il sostegno della Casa francescana, trasformò interi conventi in spazi di riconciliazione: luoghi dove la dignità rinasceva attraverso la cura, l’ordine e la bellezza.
Negli stessi anni, Padre Eligio divenne figura centrale anche nel mondo del calcio. Consigliere spirituale del Milan, instaurò un rapporto di amicizia con Gianni Rivera, diventando il celebre “Fratel dribbling” per la sua presenza costante a San Siro. Era un frate anticonformista, con i suoi Ray-Ban, gli stivaletti da Beatles e i boccoli morbidi: nessuna ostentazione, solo il coraggio di entrare dove gli altri non volevano guardare. Rivera stesso ricordava: “Quando per la droga diventavano delle X, per Padre Eligio erano più fratelli dei suoi fratelli”. La sua influenza si estese anche alle iniziative più visionarie: negli anni ’70, sostenne la proposta di Rivera di creare una società di azionariato popolare per rilevare il Milan, un tentativo che non andò a buon fine ma che testimonia la lungimiranza sociale del frate.
La vita di padre Eligio non fu priva di contrasti e difficoltà. Nel 1976 fu arrestato dai carabinieri insieme al fratello Pierino con l’accusa di truffa, ma venne scarcerato e continuò la sua opera altrove, scegliendo l’isolamento creativo sull’isola di Formica. Il frate non si tirò mai indietro di fronte alle sfide, e la sua capacità di trasformare luoghi abbandonati in comunità vive fu una costante della sua esistenza.
Negli anni più recenti, creò anche la struttura turistico-spirituale Frateria nel borgo senese di Cetona, un altro esempio del suo approccio unico: unire rigenerazione spirituale e contatto con la natura, offrire spazi in cui chi arriva possa riscoprire la propria dignità e il valore del lavoro. La sua visione era chiara: separare il mondo degli uomini, in cui si è spesso pedine invisibili, dal mondo dell’Uomo, fatto di individui consapevoli.
Oltre all’impegno sociale, Padre Eligio coltivava amicizie profonde nel mondo della cultura e del vino. Tra i suoi amici più cari, Luigi Veronelli, ateo ma fratello in spirito, e Paolo Panerai, giornalista, editotre e produttore di vino, che lo ricordano come un uomo capace di trasformare vite spezzate in opportunità di rinascita. “Le radici della vite sono le stesse radici della vita”, diceva spesso il frate, sintetizzando la filosofia che guidava la sua opera.
Padre Eligio Gelmini lascia un’eredità enorme. Migliaia di giovani, prima perduti nella spirale della droga, hanno ritrovato speranza, dignità e amore grazie a lui.






