Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Il nostro vivente Dio se ne sta glorioso e maestoso, dal quale escono fonti, fiumi e laghi che allagano e inondano di gloria tutto il cielo (III 194).
Tutti abbiamo visto vari laghi e di diversa estensione: spesso essi appagano la nostra vista più ancora dello stesso mare o dell’immensità oceanica, specie quelli di montagna attorniati da verdi e slanciati alberi o da rocciose vette brulle; talvolta hanno al loro interno delle stupende isole. Per fra Tommaso i laghi lodano il Creatore e riempiono i nostri occhi di meraviglia, ma soprattutto sono figura del grande amore, carità, dolcezza, grazia e gloria del nostro Dio, che si riversano su tutti coloro che lo amano.
«Il veder la terra, monti e colli, con tante varie sorti di frutti, di tanti fiori e straordinari odori, ripiena di tante sorti d’animali, tanti fiumi, laghi e fonti, il veder il mare così ampio, ripieno di varie sorti di pesci, rende tanta meraviglia e bellezza» (II 505). «Dio sommo bene, dal cui bene escono laghi, fiumi e fonti di grazie, di misericordie, di bontà e d’ogn’altro bene: e in questi beni volevo che tutti fossero allagati e sommersi» (III 181); però «a Cristo, creatore del mare, dei fonti, dei laghi e dei fiumi, fu dato fiele e aceto con una spugna sopra una canna» (I 421). «Vorrei poter dar sentimento agli animali della terra, agli uccelli dell’aria, ai pesci del mare, fiumi e laghi, di conoscere e lodare il loro creatore» (III 208), «dal quale nasce laghi, fiumi, fonti di carità e amore» (I 310), «laghi che inondano la terra, facendola germogliare e fruttificare» (II 466). A un amico medico scrive: «La sua memoria sia sempre in quel Dio, sommo bene, dal quale deriva laghi, fonti di amore e carità, nei cui laghi desidero vedervi sommerso e allagato insieme con tutta la sua famiglia» (IV 121). Dagli eretici e incalliti nel male, «escono per le bocche loro laghi, fiumi e fonti di carnalità» (III 174), e per loro non sarà pur concessa una goccia d’acqua, come avvenne al ricco Epulone, per refrigerarsi la lingua, ma sarà dato laghi di fuoco, torrenti di zolfo, mari di puzze, di fetori fetenti» (II 285).






