Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Dio vuole che viviamo per servirlo e amarlo. Per adempire la sua volontà dobbiamo dare al corpo il suo nutrimento per compiacer a Dio e servirsi di queste cose per meglio unirsi a Dio e per gloria d’esso Dio (II 237).
Mai nella storia dell’umanità abbiamo come oggi tanta varietà di cibi per il nostro nutrimento: purtroppo, però, milioni di persone ne scarseggiano (non siamo noi a giudicarne la causa e trovarne il rimedio) e altre lo sprecano. Libri, riviste e rubriche televisive insegnano come meglio gustare succulenti pietanze nate dall’insieme di tanti prodotti messi dalla natura a nostra disposizione. Vediamo ora l’uso che ne fa il nostro beato nei suoi Scritti, perché possiamo ricavarne qualche insegnamento [→ Cibo].
«[Giuseppe] fu padre adottivo di Dio quanto alla umanità che lui stesso nutrì, e allevò il Figliolo di Dio con le sue fatiche» (I 138). «Oh con che affetto e amore [Maria] lo nutriva, e mentre lo spogliava mettendolo a dormire!» (I 178). «Questo Dio fu veduto dai pastori, lodato dagli angioli, adorato dai magi in una vile stalla, legato in povere fasce, nutrito da una pura verginella» (II 176). «Era lui dalla santa Vergine nutrito e allevato, cresceva in età e virtù, era amato dalla gente per i suoi rari costumi, obbediente alla Madre e a Giuseppe» (I 188). «Mi alloggiava [Maddalena] e nutriva con i miei apostoli, e con sua sorella Marta mia discepola con grand’amore mi serviva» (III 175).
«Creò Dio la terra con il mare, elementi e animali, creando in esso mondo l’uomo e la donna, dandoli un paradiso pieno di delizie, adornato di varie sorte di frutti, con i quali potesse l’uomo nutrirsi» (I 323). «Poiché questo corpo è materiale, è necessario che abbia il suo nutrimento materiale conveniente, cioè di cibo materiale: onde i servi di Dio pigliavano il cibo condecente per sostentar i loro corpi, ma parcamente, acciò quello non avesse a impedire il gusto e dolcezza spirituale» (III 149), ma ad alcuni santi «per particolare privilegio di Dio e per la lunga consuetudine alla mortificazione, è stato loro tolto esso gusto» (II 428). «[La chiesa] ministra ai fedeli il sostegno e vita dell’anima con tanti diversi cibi dei santissimi sacramenti, i quali nutriscono e fortificano l’anima» (II 571).
«È cosa certa che gli angioli non mangiano pane materiale, ma bene mangiano e si nutriscono della fruizione della gloria di Dio» (III 210); e Gesù «invita a questo celeste pane dicendo: “Venite voi che siete aggravati, e io vi reficerò” [Mt 11,28]. O beata refezione, poiché i primi credenti e devoti amici di questo pane lo ricevevano ogni giorno e gli dava tanto nutrimento che fin le tenere verginelle andavano ai martìri con tanta costanza e fortezza che oggidì il mondo resta stupito a legger le vite loro» (I 212). «Tutto il tempo della vita tua la passione del tuo Salvatore ti deve esser cibo, beveraggio, nutrimento, fortezza, aiuto, gaudio, allegrezza, poiché in verità lo sa Dio se sotto il cielo si può far maggior bene quanto è il frequente contemplar la passione e morte del nostro Signore» (II 203-204).



