Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Ed era in lei tanto l’amore che portava a Dio che tutta ardeva e si consumava, e tal fuoco ch’ardeva nel petto di Maria estingueva ogni malizia e frode di quell’antico serpe (I 335).
Il volere consapevolmente commettere il male o indurre altri a farlo è detto comunemente “malizia”: e lo si fa con una buona dose di furbizia e una certa compiacenza di sé, come fosse una bravata; ma è una malvagità, perché l’intenzione è quella di nuocere, di fare del male a qualcuno. Negli Scritti di far Tommaso abbiamo esempi di malizia dei demoni, degli uomini e, in particolare, degli eretici.
«[O demòni] pensavi forse di aver a trattare con la povera Eva facendole gustare il pomo da Dio vietato? Ma le vostre malizie non potranno arrivare alla sapienza di Dio, perché verrà un’altra Eva a voi incognita» (I 337). «Il diavolo inventor della superbia, seminatore di zizzania, autore della malizia, ingannatore delle anime, nemico di Dio e dei santi e santa chiesa, principe d’ogni male» (III 154).
«Accrebbe tanto la malizia e l’abominazione degli uomini che la loro puzza e fetore venne fino al cielo provocandomi a sdegno» (II 291). «E lo stesso fece [Dio] con quelle cinque città di Pentapoli, che per il vizio della carne furono abbruciati, poiché la loro malizia era arrivata in colmo tale che, non contenti delle vergini belle com’angioli quale erano le figliuole di Lot, volevano violar ancor gli angioli stessi del paradiso, ch’erano venuti in forma umana» (III 80).
«Posso ben lamentarmi per mezzo dei miei profeti dell’ingratitudine dell’uomo: ma, pur che una volta quest’uomo si ravvedesse dei suoi errori, a me sarebbe sommo conforto. Ma aggiungono peccati a peccati, malizia a malizia; e quando che io li amo, essi mi odiano, non mutando mai vita, anzi che di uomini si fanno animali incapaci di virtù, di amore» (II 294). «Il Signore, come Dio, vedeva in ogni luogo, vedeva la loro [degli apostoli] caduta non per malizia, ma per fragilità, vedeva i loro dolori, affanni, vedeva le loro lacrime» (I 267).
«E come i miei amici accrescono in virtù e perfezione, così quelli che sono lontani da me crescono in malizia e in abominazione» (cf. II 320). «E tu [eretico] che hai commesso tante iniquità contro la chiesa santa, non ti vergogni a perseverare in tanta malizia aggiungendo vizio a vizio, peccato a peccato?» (III 151).
«E come si dà all’uomo spirituale amico di Dio molti gradi di perfezione, così all’uomo iniquo, datosi in reprobo senso, si danno più gradi d’iniquità: e quello, più accrescendo gradi di malizia, viene a divenire maggiormente amico del diavolo, capo e origine d’ogni malvagità» (III 160). «E tu, che hai commesso tant’iniquità contro Dio e contro la sua chiesa santa, non ti vergogni a perseverare in tanta malizia aggiungendo vizio a vizio, peccato a peccato? E qual maggior cecità si può ritrovar di questa? (III 151)






